Sarebbe bello che la nuova biblioteca Erica si facesse carico di un'iniziativa che spostasse l'onere della promozione più verso gli utenti meno vicini al luogo fisico dove si trovano i libri.

Biblioteca Erica, un salto nei ricordi entrando nel futuro

L'antica biblioteca di Capaccio è stata traghettata nel terzo millennio, senza soluzione di continuità, proprio grazie al filo con il quale l'allora sindaco Pasquale Marino volle legare al nome di una ragazza-scrittrice.

Cultura
Cilento giovedì 22 luglio 2021
di Bartolo Scandizzo
Biblioteca Erica, un salto nei ricordi entrando nel futuro
Biblioteca Erica, un salto nei ricordi entrando nel futuro © Unico

Oggi 14 luglio 2021, entro nella nuova Biblioteca di Capaccio Paestum, Erica Fraiese, per iscrivermi. L'ho faccio con un certo "tremore" interiore che la giovane addetta "mascherata" non so quanto riesce a percepire perché "mascherato" lo sono anch'io nel rispetto di noi stessi e degli altri che ci vivono a fianco.

Per la verità, sono al terzo tentativo ... il primo, un po' azzardato l'ho feci in occasione della inaugurazione dell'esposizione delle ceramiche "Dorico di mare" donate da Sergio Vecchio e dai suoi amici ceramisti in tempi lontani: c'era troppa confusione e accolsi l'invito della signorina di ritornare in tempi più tranquilli.

La seconda volta mi sono avvicinato al desk dell'accettazione ma, purtroppo, senza un documento di riconoscimento necessario per effettuare l'scrizione.

Infine, eccomi di fronte ad una gentile signorina che quando prende in mano il documento per fotocopiarlo ricorda di aver letto qualcosa scritta da me e questo mi fa piacere.

Compilo il modulo d'iscrizione e mi viene consegnata il tesserino e un book, con dei segnalibri sui quali spicca il nome di Erica che fa tutt'uno con "biblioteca" dove annotare i titoli dei libri che preleverà e la data di consegna. Chiedo se è disponibile il vincitore del Premio Strega, e subito vedo materializzarsi sul banco "Due vite" di Manuele Trevi, Neri Pozza Editore.

Do ancora uno sguardo alla grande libreria situata alla sinistra entrando, sbircio negli altri locali rimodernati senza lasciare nulla al caso su indicazione dell'architetto Carmine Voza; cerco di inquadrare le altre "vite" che sono sedute alle scrivanie intende a leggere o a consultare libri o testi; chiedo informazioni su come accedere alla biblioteca digitale e, stringendo tra le mani ciò che mi sto portando dietro, esco su piazza Santini a respirare l'aria diversa. Infatti, la consapevolezza della sola esistenza in vita, "riesumata" dal profondo sonno in cui era caduta, di un polo culturale in una città nella quale l'UNESCO ha riconosciuto l'esistenza di un Patrimonio dell'Umanità, mi rende felice.

Tanto tempo fa, nella prima metà degli anni '80 del secolo scorso, quando tornavo nella terra dei padri da Varese dove avevo, con Gina mia moglie, impiantato la mia famiglia, uscivo di quando in quando dal campeggio Hera Argiva, dove eravamo sistemati in roulotte, per portare i miei due figli proprio nella biblioteca di piazza Santini. Prelevavamo dei libri per grandi e piccini e tornavamo in riva al mare per continuare la nostra vacanza. Lo facevo per non far perdere l'abitudine già in essere nella cittadina dove vivevamo, Induno Olona, dove la biblioteca era già allora un polmone culturale nella comunità per grandi e bambini.

Per completare il quadro di questa introspezione, non può mancare il pensiero che torna indietro nel tempo anche quando il nome di Erica saltella da un manifesto ai segnalibri, dalla nuova grafica del logo alle targhette dei libri sistemati negli scaffali ... ricordo il sorriso di una bambina che volle provare ad andare a cavallo nel piccolo recinto davanti ai box situati a casa mia. Ricordo ancora quando, sempre accompagnata da Anna e Lorenzo Fraiese, gli inconsolabili genitori, risalirono la valle del Calore fino a Vesalo di Laurino per passare insieme a noi una giornata nella valle verde a ridosso della "Grava di Vesalo", ricordo anche la stampa e la distribuzione del libro pubblicato postumo, "La Coccinella blu" in ricordo della sua infinita voglia di vivere ...

L'antica biblioteca di Capaccio, la cui sala riunioni fu proprio intitolata ad Erica, è stata traghettata nel terzo millennio senza soluzione di continuità, proprio grazie al filo con il quale l'allora sindaco Pasquale Marino volle legare al nome di una ragazza che scriveva poesie a compendio della sua già esaltante esistenza che si interruppe per un incidente stradale.

Bisogna dare atto a Franco Alfieri, di aver avuto "coraggio" a non lasciare indietro l'idea di rendere giustizia a quanti da decenni invocavano la riorganizzazione e relativa riapertura della Biblioteca Erica inserendola nel piano di rilancio di Capaccio Paestum. Ora è tempo di procedere speditamente anche per la ricostruzione del cinema Miryam, la struttura gemella che, al pari della biblioteca, è parte integrante della Città dei Templi.

Uscendo dalla biblioteca, però, mi sovviene il ricordo della lettura di un libro dal titolo "La sovrana Lettrice" di Alan Bennett, pubblicato da Adhelfi. nel libro si racconta di come la Regina Elisabetta si sia avvicinata alla lettura, seppure in tarda età! Il tutto comincia con la scoperta che nel cortile del palazzo reale, in un giorno prestabilito, arriva il "carro" della biblioteca viaggiante ... Ho fatto una ricerca sul Web e questa tradizione, tutta inglese, è stata già ripresa in molte città italiane, come Parme, Torino, Spoleto e tanti altri comuni piccoli e grandi!

Vista la conformazione di Capaccio Paestum che, oltre a Capaccio Scalo, il "quartiere" più popoloso, ha una ventina di borghi agricoli e contrade residenziali dove sono collocate scuole materne, primarie e medie. dove vivono centinaia di famiglie che non si sono mai avvicinate alla lettura proprio per la mancanza di tempo e, soprattutto, di stimoli giusti. Sarebbe bello che la nuova biblioteca Erica si facesse carico di un'iniziativa che spostasse l'onere della promozione più verso gli utenti meno vicini al luogo fisico dove si trovano i libri. L'idea di far pendere la bilancia un po' di più verso le contrade più distanti, utilizzando un metodo tanto antico quanto innovativo, sarebbe un modo come un altro di ripagare chi vive lontano dal centro, almeno in parte, dei disagi che, consapevolmente, hanno scelto di accollarsi presidiando il territorio e preservandolo dall'abbandono ... l'iniziativa sarebbe anche una forma di promozione turistica che non passerebbe inosservata.

Bartolo Scandizzo

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