Gesù ha manifestato l’amore più grande riservandolo anche al nemico

L’infiorata di ginestre e rose per le strade saluta il Maestro

Così Dio vuole la Chiesa: impegnata a insegnare, pronta a guarire, disposta a saziare, attenta ad accogliere mentre pratica la più coinvolgente comunione mettendo a disposizione dell’umanità tutto ciò che ha e che è dono di Dio

Cultura
Cilento giovedì 23 giugno 2022
di L.
Infiorata
Infiorata © Web

Impegnato a parlare del Regno di Dio e a guarire, Gesù ha radunato una folla di cinquemila individui rimasti incantati, dimentichi perfino del cibo per sfamarsi. Alle preoccupazioni espresse dai discepoli egli risponde ricordando che la vera traduzione del verbo amare è donare, come Dio, che ha tanto amato da dare il suo Figlio Unigenito, come Gesù che ha manifestato l’amore più grande riservandolo anche al nemico. Procede perciò al rito della frazione del pane che, condiviso, pone fine alla fame (Lc 9,11b-17).
La “Frazione del pane”, rito ebraico utilizzato da Gesù, sempre pronto a benedire, spezzare e distribuire, si è tramutato nel gesto che ha consentito ai primi discepoli di riconoscere il Risorto; in seguito ha indicato le assemblee che si riunivano per ripeterlo in sua memoria. In tal modo la frazione del pane o eucarestia si è tramutata nella festa della vita donata, del laboratorio del Regno di Dio in azione. Si è perpetuata la presenza del Cristo, vicino e pronto a guarire le carni dei lebbrosi, a riaccendere occhi spenti, a far muovere arti paralizzati, collaudando un mondo nuovo, sanando l’umanità, liberando l’animo dell’uomo.
Il segreto? Non magiare da soli tutto il pane che si ha nella bisaccia; ricordare che due pesci, un bicchiere d’acqua, cinque pani, olio per le ferite del vicino e vino per rianimare il prossimo scoraggiato, un po’ di tempo da dedicare a chi è solo, attenzione verso chi è sbandato apportano sazietà a tutti. Con tutti s’intende proprio i cinquemila che ascoltavano Gesù nell’arida collina di quella landa palestinese due mila anni fa perché il Maestro non pratica, prima di operare, distinzioni nell’ammettere alla mensa della condivisione. 
Così Dio vuole la Chiesa: impegnata a insegnare, pronta a guarire, disposta a saziare, attenta ad accogliere mentre pratica la più coinvolgente comunione mettendo a disposizione dell’umanità tutto ciò che ha e che non è suo, ma dono di Dio. Non vi pare un miracolo? E’ la moltiplicazione dell’amore nel cuore umano che fa dare il poco ma sufficiente per sfamare e raccogliere avanzi promettenti per il futuro.  Tutto inizia dal poco che si mette a disposizione di Gesù. Egli invita a condividerlo e così lo moltiplica, vero segreto per vincere la fame nel mondo e raccogliere quanto è necessario per il futuro. Ci sono le motivazioni per far Festa e coinvolgere tutti, come ancora avviene nei nostri paesi rispettando una tradizione che consolida l’identità nel ricordare la celebrazione del pane che fa vincere la fame e del vino che genera conviviale allegria. 
Ecco il mezzo per riconoscere tra di noi la presenza di Gesù sempre pronto a farsi dono spezzando il pane e così farsi riconoscere dai discepoli che hanno sempre urgente bisogno di lui. Egli accetta ciò che gli sappiamo offrire, lo benedice e, spezzandolo, lo ridona moltiplicato. E’ il Mistero della Cena Eucaristica durante la quale ci nutriamo di Cristo se veramente lo  conosciamo, facciamo memoria della sua passione e così la nostra anima si ricolma della grazia di Risorto, pegno della gloria futura. Il segreto è nella condivisione. Cinque pani, uno per mille presenti nella circostanza descritta dal passo del vangelo proclamato domenica, una proporzione risibile per la logica dei numeri, ma con un cuore nuovo anche percentuali apparentemente così assurde sono sufficienti a sfamare a sazietà se si dona con generosità e senza riserve. 
E’ il comando-profezia di Gesù alla sua Chiesa: “date da mangiare”, invito a ragionare col cuore illuminato dall’amore che induce a condividere perché tutti siano sazi. Forse è opportuno ricordare anche che tra quei cinquemila beneficati non tutti erano “giusti” secondo i canoni della Legge mosaica, quindi degni di frequentare il Tempio; certamente vi erano tanti santi, ma anche dei peccatori, tuttavia l’evangelista precisa con chiarezza: “Tutti mangiarono a sazietà”. Questo è il compito della Chiesa. Gesù l’ha voluta così: pronta ad accogliere per guarire senza esclusioni di sorta perché soltanto a queste condizioni il suo operare testimonia la generosità di Gesù ed il Maestro può moltiplicare la grazia. 
 

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