“Fanno parte della cultura cilentana e della sua tradizione, è questo il loro significato, il loro placido e reale segreto, e vanno avanti da centinaia di anni”

A Serramezzana la confraternita di SS. Maria del Rosario è affidata al priore Alessandro Marrone

Le confraternite, m’ha spiegato il signor Alessandro, fanno parte della cultura cilentana e della sua tradizione – in verità, dalle anime che ne fanno parte, più o meno consciamente molto sentita –, è questo il loro significato...

Cultura
Cilento domenica 23 dicembre 2018
di Antonio Nigro
Alessandro Marrone
Alessandro Marrone © Unico

Il priore della confraternita di Serramezzana, Alessandro Marrone, è di bassa statura, né grasso né magro, e ha un’aria compita, che si rispecchia nella sua gestualità distesa e misurata, e un aspetto lindo: tutte qualità che trasmettono un senso pieno di salubrità dell’anima, e pertanto piacevole; e dalle tonalità morbide, poco accese, poco smaglianti; che però ha una sua specifica od inconfondibile ragione d’essere. Nulla, fra l’altro, è più lontana di lei dalla nevrosi o lo sdoppiamento di personalità, che è il male o lo specchio imperante dei nostri tempi moderni, dei nostri tempi inquieti quanto indeterministici, che preferiscono affidarsi o soffermarsi sui mille, contraddittori, unilaterali ed inconsapevoli risultati del proprio pensiero, che chiedere ragione a se stessi del proprio operato: passaggio dopo passaggio della mente. (Infatti il vero male dei nostri tempi è una crisi di coscienza. Non ce n’è un altro).

Tutte qualità che sono inoltre in linea con un modo d’esprimersi austero e stringato fino all’eccesso, fino all’aridità e alla monotonia, per cui la profondità vera del sentimento, che sicuramente esiste e si dirama con forza, non s’esprime nell’architettura delle parole, o nella loro bellezza poetica; ma nel loro suono, nel tono della voce con cui sono state estrinsecate; e infatti, poi si dimostrerà o si rivelerà tale: un modo d’esprimersi austero quanto stopposo, ma tuttavia, come abbiamo già fatto intendere, caloroso o musicale.

Per concludere, la compagnia del nostro priore non è dirompente e suggestiva, non evoca pertanto luoghi che si trovano al di là del tempo e dello spazio, di sublime ed inossidabile bellezza; ma certamente rilassante, gioviale, umile e simpatica. I luoghi che evoca fanno parte di questo mondo, e sono concreti e familiari. Ossia cari ai nostri occhi di tutti i giorni. Un verde prato. Una innevata cima di montagna. Dell’api dorate che ronzano e svolazzano su dei fiori. Eccetera. Ed imminenti ai nostri sensi più abituali. Un tipico salotto borghese e piccolo, davanti a un bel caminetto accesso, è proprio l’ambiente giusto per vivere la compagnia col nostro rispettabile, simpatico ed amabilissimo priore. D’altronde l’infinito non si cela anche nelle cose più semplici o s’affaccia? Io ne sono certo.

Le confraternite, m’ha spiegato il signor Alessandro, fanno parte della cultura cilentana e della sua tradizione – in verità, dalle anime che ne fanno parte, più o meno consciamente molto sentita –, è questo il loro significato, il loro placido e reale segreto, e vanno avanti da centinaia di anni; e oltre a stringersi misticamente intorno alla figura del vescovo e sentirsene illuminati, fanno capo a un coordinatore, che è il responsabile di tutte le confraternite diocesane, e a uno statuto, che viene preso a modello per compilare tutti gli altri e seguito nei suoi punti essenziali. Sono le confraternite, nella loro solidale e vivida realtà, a occuparsi dell’adorazioni eucaristiche del venerdì santo: del giorno della morte del Signore. Soprattutto infatti nel periodo di Pasqua, si rivela, un po’ come in un sogno trascendentale quant’immaginativo, il bello delle confraternite: fanno il giro di tutti i sepolcri, uno a uno li visitano con canti particolari, per esempio “il pianto della Madonna” o “miserere”; e che sono stati tramandati dagli avi. Inoltre visitano le chiese del territorio, senza interferire con le loro funzioni religiose, e contribuendo così alla vita devozionale e comunitaria, coi loro riti e i loro canti e i loro simbolici colori e strumenti; ‘’facciamo cinque giri in chiesa, e a ogni giro ci si ferma e si canta, e ogni sottogruppo diviene il depositario d’una scena del racconto, la perla d’una collana di perle” citando Alessandro. E nel corso dell’anno accompagnano in processione le statue dei santi, in occasione delle feste patronali. I membri vestono, nel caso della confraternita del nostro priore, un saio bianco insieme a un “mozzetto” o, più comunemente, mantellina, d’un rosso porpora, come di rosso porpora è il vestito della Madonna santissima del rosario di Pompei. Infatti ogni confraternita è intitolata a un santo od una Madonna in particolare, e il suo vestiario cambia o si conforma di conseguenza.

‘Ma quando andiamo in giro per i sepolcri o accompagniamo i defunti, rivoltiamo la mantellina dall’altro lato che è nero, in segno di lutto. La nostra mantellina è bicolore.’ precisa il nostro priore. Poi ‘Il senso della confraternita è un qualcosa che deve provenire da dentro, è qualcosa di bello, non c’è altro modo per definire qualcosa che vive e si nutre di sentimenti tanto intimi quanto attivi, tanto profondi quanto reali.’ aggiunge; ma in verità a intervalli regolari, per tutta la durata della nostra conversazione; una sorta d’intercalare che affiora e di nuovo sprofonda come le onde del mare; perché è un concetto che gli sta molto a cuore.

È certamente vero. D’altronde, essendo un’associazione votata alla religiosità, anche se laica, la confraternita contribuisce molto alle attività delle parrocchia, come la visita e la compagnia agli anziani, agli ammalati, e con simboliche manifestazioni d’affetto, come dei piccoli regali. Per i membri che vivono tutte queste attività, sono momenti in cui ci si libera dagli interessi personali, economici, politici, lasciandoli indietro, a favore d’interessi e momenti puramente comunitari. Anche dal punto di vista storico, le confraternite sono nate come reazione all’esasperato isolamento individuale delle realtà rurali, poiché i loro stili di vita portavano a questo modo di sentire; e sono state anche un modo, come lo sono tuttora, per creare un ponte con altre comunità. Come quando alla festa della santa croce, che si svolge due volte l’anno (a Maggio e ad Ottobre), tutte le confraternite si riuniscono o s’incontrano insieme nella curia diocesana di Vallo della Lucania, e dove, coi loro simboli e i loro colori, s’incamminano insieme per leggere i passi della via crucis. A ognuna è stato assegnato un passo diverso. Per infine ritrovarsi nella cattedrale, per la messa e la benedizione del vescovo. Oppure quando, sempre tutte insieme, e per la festa della foranìa, vanno in processione a Castellabate, dato che il suo patrono, san Costabile, è anche il patrono diocesano delle confraternite.

Ma il parroco del paese? ‘Il parroco del paese è l’assistente o il responsabile spirituale della Confraternita.’ risponde il nostro priore. ‘Fra le confraternite e i parroci si deve instaurare un dialogo continuo. È giusto che ci sia.’.

Riti e tradizioni, come quelle delle confraternite, servono per avallare il senso della libertà. Perché non ci sarebbe un determinato rito o una determinata occasione senza una scelta, o il perseguimento d’un obiettivo consapevole; mentre, molto più spesso, le attività delle nostre giornate vengono dettate dall’esigenze, spesso futili o modaiole, del momento, e che inoltre sono di carattere esterno, impegni o necessità che col mondo interiore nulla hanno a che fare, e che dipendono da imposizioni che in verità nulla hanno d’effettivo o di spirituale, nate fuori di noi, e consolidate solo dalla nostra incoscienza e faciloneria; e che pertanto hanno anche un carattere casuale e straniante.

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