Prima ancora di renderla più veloce, bisogna renderla più sicura
Mentre a Roma si discute dell’ammodernamento della SS 166 degli Alburni, la strada che collega Capaccio Paestum ad Atena Lucana, una domanda continua a rimanere senza risposta: siamo davvero sicuri che la priorità sia ridurre i tempi di percorrenza oppure, prima ancora, garantire il rispetto dei limiti di velocità nei tratti più urbanizzati della stessa arteria?

La questione è tornata d’attualità dopo l’incontro presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti tra il sottosegretario Tullio Ferrante, i vertici ANAS e una delegazione istituzionale guidata dal presidente del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Giuseppe Coccorullo. Tutti concordano sulla rilevanza strategica della SS 166 e sulla necessità di investire sul suo adeguamento.
La strada della vita quotidiana
Per chi la percorre ogni giorno, però, la SS 166 non è soltanto un collegamento tra la SS 18 e la SS 19, tra la Piana del Sele e il Vallo di Diano.
È soprattutto la strada della vita quotidiana di migliaia di persone.
Nel tratto compreso tra Capaccio Scalo e Fonte di Roccadaspide, la statale attraversa abitazioni, aziende agricole, attività commerciali, scuole, chiese e uffici pubblici. Su entrambi i lati della carreggiata si contano centinaia di accessi privati e passi carrai.
Eppure la sensazione diffusa è che il limite di 50 chilometri orari, previsto dall’ANAS proprio per le caratteristiche del territorio attraversato, esista soltanto sui cartelli stradali.
La velocità come regola non scritta
La realtà è sotto gli occhi di tutti.

Automobili e motociclette percorrono frequentemente questo tratto a velocità ben superiori a quelle consentite. I sorpassi, nonostante la presenza della linea continua, non sono episodi isolati. Chi si muove a piedi, in bicicletta o deve semplicemente immettersi sulla carreggiata da una strada secondaria vive una condizione permanente di esposizione al rischio.
I numeri degli incidenti, dei feriti e delle vittime registrati negli anni raccontano una storia che non avrebbe bisogno di ulteriori commenti.
Dietro ogni croce collocata sul ciglio della strada, dietro ogni mazzo di fiori lasciato sul luogo di una tragedia, dietro ogni fotografia consumata dal sole e dalla pioggia, esistono famiglie che convivono ogni giorno con un dolore destinato a non scomparire.
La mobilitazione dei cittadini
Dopo il grave incidente verificatosi nel 2025 a Fonte di Roccadaspide, costato la vita a due giovani e causa del grave ferimento di un terzo ragazzo, nacque un importante movimento civico.
Tra le iniziative promosse:
- la costituzione di un Comitato cittadino;
- la raccolta di oltre 3.500 firme;
- la richiesta ai Comuni di Capaccio Paestum e Roccadaspide di promuovere l’installazione di sistemi di rilevazione della velocità media;
- il coinvolgimento della Prefettura di Salerno, della Provincia e dell’ANAS.
L’iniziativa non raggiunse il risultato auspicato. La richiesta non venne accolta e il Comitato, dopo la grande manifestazione popolare organizzata nel giugno 2025, concluse la propria esperienza.
Un primo passo, ma non basta
Negli ultimi mesi sono comparsi alcuni rilevatori elettronici che segnalano agli automobilisti la velocità istantanea dei veicoli in transito.
Si tratta certamente di un segnale positivo.
Sapere di stare superando i limiti rappresenta un primo passo verso una maggiore consapevolezza. Tuttavia non può bastare per affrontare un problema che continua a rappresentare una concreta minaccia per chiunque percorra la SS 166.
Monitorare, prevenire, educare

Oggi, a distanza di oltre un anno da quella mobilitazione popolare, potrebbe essere utile verificare l’efficacia delle misure adottate.
Sarebbe importante che gli enti competenti effettuassero monitoraggi periodici delle velocità registrate nei punti più critici, valutando se vi sia stata una reale riduzione della velocità media di percorrenza.
Accanto ai controlli occorrerebbe:
- individuare i tratti maggiormente pericolosi;
- realizzare interventi mirati di mitigazione del rischio;
- sviluppare campagne permanenti di sensibilizzazione;
- coinvolgere scuole, famiglie e associazioni;
- promuovere una cultura della sicurezza stradale rivolta sia ai residenti sia agli utenti provenienti dal Vallo di Diano, dall’Alta Valle del Calore e dalla Bassa Valle del Calore.
Il problema infrastrutturale esiste
Naturalmente esiste anche una questione infrastrutturale.
In molti tratti mancano i marciapiedi.
Le piste ciclabili sono praticamente assenti.
La mobilità lenta continua a essere penalizzata.
Ma la sicurezza non può attendere la realizzazione di grandi opere.
Molti interventi potrebbero essere avviati immediatamente con costi contenuti e risultati concreti.
La vera modernizzazione
Troppo spesso si continua a considerare la velocità come un diritto e il rispetto delle regole come un fastidio.
Eppure bastano pochi minuti in più di percorrenza per evitare tragedie che segnano per sempre intere comunità.
La vera modernizzazione della SS 166 non passa soltanto attraverso nuovi cantieri.
Passa dalla capacità di far rispettare le regole esistenti.
Passa dalla consapevolezza che una strada deve, prima di tutto, consentire alle persone di tornare a casa.

Perché ogni volta che qualcuno perde la vita lungo la SS 166 non fallisce soltanto un conducente.
Fallisce un intero sistema che conosce il problema ma continua a rincorrere la velocità invece della sicurezza.
E allora, prima di discutere di come arrivare più in fretta, forse dovremmo chiederci come fare per arrivare vivi.




