Liturgia della Parola: Sapienza 12,13.16-19; Romani 8,26-27; Matteo 13,24-43

La proliferazione del male e l’apparente inefficacia del Vangelo generano un diffuso scoraggiamento, che accompagna spesso la nostra esistenza. A questa inquietudine Gesù risponde con le parabole, attraverso le quali rivela realtà nascoste da scoprire, accogliere e invocare.
Questa domenica celebra la pazienza dell’amore. Non un mielato buonismo, ma un amore esigente, capace di ripetere: «Va’ e non peccare più».
Gesù ci invita a crescere per prepararci nel modo migliore alla futura mietitura, ricordandoci che Dio non giudica prima del tempo. I suoi interventi non sono precipitosi: si manifestano in un lavoro lento, in un atteggiamento paziente, in un abbraccio misericordioso.
È l’insegnamento della parabola della zizzania. Quella del granello di senape invita invece a prestare attenzione ai germi di speranza, di bene e di verità presenti nella storia. L’uomo ha così maggiori ragioni per guardare con fiducia al proprio avvenire, invece di chiudersi in un passato segnato dalle sconfitte.
Dando fiducia ai suoi poveri, Dio continua a compiere meraviglie e dimostra la fecondità del paradosso evangelico: un piccolo gregge può essere sale della terra e luce del mondo, perché i cristiani sono chiamati a diventare icone dell’amore di Dio.
Il nostro cuore è come un pugno di terra nel quale è stato seminato il buon seme. L’esperienza quotidiana, però, ce lo fa percepire assediato dalle erbacce, perché è una zolla nella quale s’intrecciano bene e male.
Alcuni vorrebbero intervenire con mano pesante e sradicare subito la zizzania. Ma il Signore pronuncia con inequivocabile chiarezza il suo “no”.
La sua prospettiva è diversa: non concentra lo sguardo sul male, come fanno i servi della parabola, ma fissa il bene. Sa che una sola spiga di buon grano vale più di tutta la zizzania del campo, perché la luce conta più delle tenebre.
Il significato della parabola è evidente. Per Gesù, la morale evangelica non consiste nell’evocazione di ideali assoluti e irraggiungibili, ma nell’invito a mettersi in cammino, a iniziare il pellegrinaggio che conduce nel Regno.
Egli ci sollecita a gioire per tutto ciò che è vitale e bello, per il bene che la semina di Dio ha posto nel cuore umano.
I nostri talenti sono i semi della vita. Avranno la meglio sulla zizzania perché le sottrarranno terreno, consentendo alla Chiesa — comunità di forti e deboli, semplici ed eruditi, fedeli e infedeli, tutti raccolti nell’abbraccio di Cristo — di crescere.
Dalla spiegazione richiesta dai discepoli emerge anche un ammonimento che dovrebbe indurci a rivedere uno stile ecclesiale nel quale prevalgono talvolta intolleranza, partigianeria, integralismi e tentazioni di catarismo teologico e morale.
Per precisare ulteriormente il suo insegnamento, Gesù ricorre alla parabola del minuscolo granello di senape, richiamando l’attenzione sul momento iniziale e su quello finale dello sviluppo della Parola.
Egli evidenzia il contrasto tra il più piccolo e il più grande. Il Regno, agli inizi, appare veramente minuscolo; eppure, nel suo nucleo, possiede una forza dinamica capace di una crescita prodigiosa.
Per comprendere la parabola non servono criteri mondani. La forza del Regno non va confusa con il fascino della grandezza: numero, prestigio e potere non sono criteri adeguati per valutarlo.
Nella stessa prospettiva si colloca la similitudine del lievito. Assorbito nella farina, esso diventa la forza della pasta e agisce proprio perché scompare al suo interno.
La metafora non si riferisce direttamente ai cristiani: il lievito è il Regno che fa fermentare il mondo. A noi spetta il compito di confonderci con la pasta, senza temere di perdere la nostra identità, collaborando al misericordioso disegno di salvezza dell’umanità.
L’apparente silenzio di Dio di fronte al male è, in realtà, espressione del suo stile misericordioso. Egli non ha fretta, perché sa che la storia degli uomini — testardi, diffidenti ed egoisti — ha bisogno di tempi lunghi.
Nell’attesa del raccolto abbondante, ci consola l’ottimismo che traspare dalle parabole di Gesù: la storia, guidata da Dio, cammina verso il bene.
Dio non si concentra sul male e sul peccato, ma privilegia il bene. Sa che dopo la notte viene il mattino, che al freddo dell’inverno segue il tepore della primavera e che i fiori diventeranno frutti, perché la luce è più forte del buio.
A noi il compito di continuare a essere lievito, rendere operante il riflesso di Dio che portiamo dentro e accompagnare con fiducia il buon seme verso la maturazione.
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1 commento
Talento e lievito… verità di cui essere consapevoli: grazie, Luigino, di farci riflettere su queste responsabilità