Tra turismo, agricoltura, archeologia e credito cooperativo, la città può tornare a svolgere il suo ruolo di cerniera tra Salerno, la Piana del Sele e il Cilento
Dopo la stagione dell’incertezza politica e amministrativa, il 2026 può diventare l’anno del rilancio, a condizione che il territorio sappia distribuire meglio risorse, eventi e opportunità

Capaccio Paestum è la città situata al confine tra l’area metropolitana di Salerno e l’area compresa nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. A nord guarda verso i comuni che ospitano il polo universitario; a ovest intercetta la proiezione turistica della Costiera Amalfitana; a sud si confronta con il polo agricolo-alimentare, logistico e industriale di Pontecagnano, Battipaglia ed Eboli, fino al Sele.
La vicenda che ha interrotto l’azione di governo affidata dai cittadini a Franco Alfieri e ha portato sulla poltrona di sindaco Gaetano Paolino può oggi considerarsi, almeno politicamente, assorbita. Allo stesso modo appare definitivamente abortito il tentativo di una parte degli eletti nelle liste originarie di rimettere in discussione il nuovo equilibrio amministrativo. Gli innesti di consiglieri eletti nelle liste contrapposte sembrano ormai a proprio agio nei panni di soccorritori a tempo indeterminato.
La città si avvia così a vivere la seconda stagione turistica balneare con meno affanno rispetto a quella del 2025, gestita in piena emergenza programmatica e operativa.
La crisi internazionale ha “convinto” molti turisti esterofili a cercare in Italia hotel, villaggi e case per le vacanze. Una parte significativa di questa domanda potrà riversarsi sulle spiagge comprese tra il Sele e il Solofrone, restituendo centralità a un litorale che, se ben organizzato, può rappresentare una delle principali risorse economiche del territorio.

Non si tratta soltanto di riempire spiagge, alberghi e ristoranti durante i mesi estivi. La vera sfida è capire se Capaccio Paestum riuscirà a diventare una piattaforma stabile di sviluppo capace di dialogare con le aree interne del Cilento e del Vallo di Diano, oggi attraversate da una crisi demografica sempre più evidente. Il tema dello spopolamento, della difficoltà ad attrarre giovani competenze e della necessità di creare lavoro stabile rappresenta ormai una delle emergenze principali dell’intero territorio a sud di Salerno.
In questi giorni di fine maggio, grazie all’aumento delle temperature, anche le rose di Paestum hanno deciso di dare il meglio di sé, fiorendo con colori cangianti e trasformando via Magna Graecia in un vero giardino multicolore.
È anche il tempo in cui gli agricoltori, dopo aver fatto scorta di foraggio, hanno seminato il mais e posizionato centinaia di pompe che, grazie alla rete diffusa del Consorzio di Bonifica Sinistra Sele, garantiranno l’acqua necessaria a far crescere il mais destinato a nutrire decine di migliaia di capi bufalini allevati nelle aziende agricolo-casearie della Piana.
Il Parco Archeologico e il Museo Archeologico Nazionale di Paestum, dopo aver fatto il pieno di visitatori provenienti soprattutto dalle scuole di ogni ordine e grado, sono pronti ad accogliere i turisti paganti che, con l’arrivo dell’estate, rimpingueranno le casse delle biglietterie.
Anche Capaccio capoluogo e le contrade disseminate nella pianura avranno bisogno di caratterizzare meglio le proprie iniziative. Non si tratta soltanto di motivare i residenti a uscire di casa e rivitalizzare piazze e strade, ma anche di consentire a locali, ristoranti e attività commerciali di intercettare almeno una parte dell’iniezione di risorse che il fenomeno turistico può generare.
Le due Banche di Credito Cooperativo di Capaccio Paestum e Serino e di Aquara, che operano sul territorio comunale, non rappresentano soltanto presidi bancari di prossimità, ma soggetti economici profondamente radicati nella vita sociale, produttiva e culturale di Capaccio Paestum e della Piana del Sele. Anche alla luce degli utili registrati nei bilanci relativi al 2025, superiori ai cinque milioni di euro per ciascuna, esse potrebbero rafforzare ulteriormente il proprio ruolo di motori territoriali, sostenendo non solo famiglie e imprese, ma anche iniziative culturali, eventi diffusi, attività nelle contrade e progettualità capaci di distribuire meglio le opportunità generate dal turismo in modo più organico e diffuso.
In questa prospettiva, il credito cooperativo può diventare uno degli strumenti più concreti per collegare agricoltura, turismo, commercio, artigianato, servizi e valorizzazione culturale, contribuendo a costruire una rete territoriale meno concentrata solo nei luoghi più visibili e più attenta anche alle comunità decentrate.
Nell’estate del 2026, Capaccio Paestum può dunque provare a prendere slancio e guardare al futuro, mettendosi alle spalle le incertezze che negli ultimi tre anni l’hanno resa una sorta di “anatra zoppa” nel panorama economico della provincia a sud di Salerno.

Si tratta di recuperare quel ruolo di cerniera territoriale che, insieme ad Agropoli, appartiene al DNA della città e ne caratterizza la storia fin dalle radici antiche, quando, nel VII secolo avanti Cristo, i Sibariti elessero Poseidonia a nuova patria.
La vera partita, però, non si giocherà soltanto sui numeri delle presenze estive, ma sulla capacità di trasformare il flusso turistico in economia stabile, lavoro qualificato e prospettiva di vita per le nuove generazioni. Perché il rischio che riguarda molte aree del Cilento e del Vallo di Diano non è più soltanto il rallentamento economico, ma il progressivo svuotamento sociale e demografico dei territori.




