Dice un vecchio proverbio che “quando si chiude una porta si apre un portone”. Nel caso della vicenda legata agli impianti di biogas e biometano di Capaccio Paestum si potrebbe parafrasare dicendo che “si è chiusa una porta e si è aperto un interrogativo enorme” che riguarda il futuro del comparto bufalino e dell’ambiente.

L’approvazione unanime delle modifiche al Regolamento Urbanistico Edilizio Comunale (R.U.E.C.) da parte del Consiglio Comunale di Capaccio Paestum rappresenta senza dubbio l’affossamento di un progetto che, almeno nelle intenzioni dei promotori, avrebbe contribuito ad affrontare una problematica che da oltre vent’anni accompagna tutte le amministrazioni comunali succedutesi alla guida della città: la gestione dei reflui e del letame prodotti dagli allevamenti bufalini.
Nel comunicato diffuso da Cittadinanza Attiva si legge che il raggiungimento degli obiettivi ambientali non richiede necessariamente la realizzazione di grandi impianti industriali in aree agricole di pregio e che tali obiettivi possono essere perseguiti attraverso soluzioni tecniche adeguate, una corretta gestione degli effluenti e un percorso condiviso di miglioramento delle performance ambientali delle aziende.
Una posizione legittima e condivisibile nei principi.
La domanda che molti cittadini potrebbero porsi, tuttavia, è un’altra: quali sono queste soluzioni?
Perché il problema dei reflui non scompare con una modifica urbanistica. Le migliaia di bufale allevate nella Piana del Sele continuano a produrre ogni giorno enormi quantità di materiale che deve essere raccolto, trattato e smaltito nel rispetto delle normative ambientali.

Il comparto bufalino rappresenta una delle principali ricchezze economiche del territorio. Attorno alla produzione del latte e della mozzarella ruotano aziende agricole, caseifici, occupazione e indotto. Per questo motivo la questione ambientale non può essere separata da quella produttiva.
Escludere una determinata localizzazione o una specifica tecnologia è una scelta che rientra nella legittima dialettica democratica. Più difficile è indicare un’alternativa concreta, economicamente sostenibile e immediatamente realizzabile.
Nel comunicato vengono citati professionisti e tecnici che hanno seguito la vicenda e che hanno contribuito ad approfondire il tema. Sarebbe interessante conoscere quali modelli operativi vengono ritenuti più efficaci e in quali territori tali soluzioni siano già state sperimentate con risultati verificabili…
Come si arriva all’obiettivo del “raggiungimento degli obiettivi ambientali non richiede necessariamente la realizzazione di grandi impianti industriali in aree agricole di pregio, ma può essere perseguito attraverso soluzioni tecniche adeguate, una corretta gestione degli effluenti e un percorso condiviso di miglioramento delle performance ambientali delle aziende?”.

La vera sfida che attende Capaccio Paestum non sembra infatti essere quella di stabilire dove non fare, ma quella di individuare dove e come fare.
Dove localizzare gli impianti necessari.
Come finanziare gli interventi.
Come coinvolgere gli allevatori.
Come organizzare il conferimento dei reflui.

Come trasformare un problema ambientale in una risorsa energetica ed economica.
Sono domande che richiedono risposte tecniche, investimenti, consenso sociale e soprattutto tempi certi.
Anche la consigliera Corradino, nel corso del dibattito consiliare, ha sottolineato la necessità di mettere gli allevatori nelle condizioni di rispettare pienamente le normative vigenti. È probabilmente da qui che dovrà partire la prossima fase del confronto.

Perché il voto unanime del Consiglio Comunale può rappresentare un punto di arrivo per una battaglia territoriale, ma rischia di essere soltanto un punto di partenza per una questione che da oltre vent’anni attende ancora una soluzione definitiva.
E se una soluzione alternativa esiste davvero, forse è arrivato il momento di illustrarla nel dettaglio ai cittadini, agli allevatori e alle istituzioni.
“Qual è la soluzione alternativa ipotizzata che immagina l’intero Consiglio Comunale che, una volta tanto, ha votato all’unanimità?”




