Oggi, il deficit demografico morde senza pietà la "carne" viva del minimo vitale per mantenere in piedi un sistema che possa garantire una socialità dignitosa

Cilento, dall’emigrazione all’abbandono

Quello che oggi desta molta preoccupazione è che i giovani partono non per necessità ma per sentirsi vivi in un mondo globalizzato e senza confini

Attualità
Cilento mercoledì 03 agosto 2022
di BiEsse
Museo di Freemantle - Perth, Australia
Museo di Freemantle - Perth, Australia © Unico Settimanale

“Dopo l'emigrazione l'abbandono", miglior titolo non poteva essere trovato per fotografare la situazione in cui si trovano tutti i comuni delle aree interne del Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni (PNCVDA).
Dall'apertura dei confini in uscita decretata dal governo dell'Italia Unita nel 19° secolo e proseguita incessantemente nel 20°, il fiume migratorio non è stato mai in "secca".
Anche quando le migrazioni hanno preso di mira le regioni del nord Italia, non c'è stata nessuna novità: le regioni meridionali si sono svuotate di forze giovani e quelle centro settentrionali ne hanno tratto vantaggi e "capitale umano" come le nazioni straniere: le Americhe, l'Australia e quelle Europee.
Oggi, il deficit demografico morde senza pietà la "carne" viva del minimo vitale per mantenere in piedi un sistema che possa garantire una socialità dignitosa con servizi e, soprattutto, un senso di comunità.
Quello che oggi desta molta preoccupazione è che l'abbandono dei giovani che partono non per necessità ma per sentirsi vivi in un mondo globalizzato e senza confini nazionali, tantomeno regionali o provinciali, ha sostituito il flusso migratorio per necessità di soddisfare i bisogni primari.
Il nostro mondo non è attrattivo! I nostri borghi non riescono mettere insieme una politica di accoglienza per chi è alla ricerca di spazio e nemmeno per chi fugge da guerre e persecuzioni ed è alla ricerca di un luogo per rifarsi una vita.
Attrarre più che trattenere questo dovrebbe essere il motto di chiunque abbia responsabilità di governo ad ogni livello nel nostro territorio. È faticoso, complesso, difficile immaginare un nuovo mondo mentre ci si ostina a difendere ciò che già non c'è più nei fatti.
Ma questo è un dilemma che riguarda più le prossime generazioni che quelle che ancora si agitano per convincersi che c'è ancora spazio per rivitalizzare ciò che la storia ha già superato da tempo.

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