L’indice di rifrazione, cos’è?

I due simboli cromatici del tempo giovanile

Un “non colore” (il bianco) e un colore “effettivo” colore (il verde).

Cultura
Cilento martedì 08 giugno 2021
di Giuffrida Farina
I due simboli cromatici del tempo giovanile
I due simboli cromatici del tempo giovanile © Giuffrida Farina

Oggi tratteremo alcuni concetti di Ottica, della quale disciplina un particolare rilievo assume la luce bianca, evocante il Leopardiano “caro tempo giovanil”. Relativamente alla età giovanile, Leopardi aveva capito tutto: la vera essenza, la reale bellezza della vita consiste nel riportare alla luce uno splendido quadro, il meraviglioso dipinto della esperienza giovanile impressa in noi come una ferita, ma una “ferita bianca”. La luce bianca è, in realtà, composta da 7 luci; nel 1600 il grande scienziato Newton eseguì un esperimento, suddivise un disco in 7 parti colorate (RAGVAIV  ossia: rosso-arancio-giallo-verde-azzurro-indaco-violetto), indi pose in rapida rotazione tale figura circolare “epta colorata” riscontrando apparire il disco bianco; analoga esperienza di laboratorio, il passaggio di un raggio di luce bianca attraverso una sorta di piramide vitrea, un prisma di vetro sortente  l’effetto di piegare la luce ossia di scomporre il raggio bianco in ingresso, nelle luci -in uscita- colorate che lo costituiscono, dunque distinguiamo una successione di 7 colori (definita “spettro”) RAGVAIV, i medesimi del suggestivo fenomeno arcobaleno ammirabile al termine di un temporale: le goccioline di pioggia, “impattate” dalla luce solare, funzionano come fossero prismi ottici, dunque il bianco in realtà è un “non -singolo- colore” derivando appunto dalla interazione di 7 colori. D’altronde, il duale d’esso, il nero, in effetti è anch’esso un “non -singolo- colore”; gode di analoga caratteristica: la tonalità nera non fa parte dello spettro visibile dei colori, un corpo esposto alla luce lo vedremo apparire nero in quanto assorbe e “trattiene in sé” tutte le radiazioni, senza rifletterne alcuna ai nostri occhi, un oggetto nero “interiorizza” tutta la luce senza diffondere nulla. Ma in tal maniera assorbe simultaneamente anche l’energia termica viaggiante insieme alla luce, di conseguenza si verifica il riscaldamento dell’oggetto: nel periodo estivo risulta idoneo indossare indumenti di bianco, piuttosto che di nero. Dunque, nero e bianco similmente interpretabili come assenza di colore e nel contempo come insieme di tutti i colori, una ambigua duplice natura di tutto o nulla. L’indice di rifrazione, cos’è? Ritornando al prisma ottico, l’attraversamento del raggio luminoso nel sistema prismatico e la separazione dei 7 colori equivale all’aspetto di diversa inclinazione delle luci colorate, dunque ciascun componente cromatico ha una sua pendenza presentando una carta d’identità caratteristica esso identificante, l’indice di rifrazione: il violetto è quello maggiormente deviato mentre il rosso risulta il meno pendente. In sintesi estrema: la luce bianca è in realtà una mescolanza di 7 luci, queste ultime presentano indici di rifrazione differenti; inoltre esse sono definite da un proprio valore caratteristico di frequenza ovvero di rapidità di vibrazione dei raggi luminosi: dal rosso al violetto, “percorrendo” le singole luci, qualora ipoteticamente la frequenza osservasse sé, riscontrerebbe un aumento di valore passando dalla tonalità rossa a quella violetta. Il Sole rappresenta la massima sorgente naturale di calore per il nostro pianeta ed è anche la più elevata sorgente luminosa; la Stella che dista meno dalla Terra, dopo il Sole è l’Alpha Centauri: il tempo impiegato dai suoi raggi luminosi per raggiungere la Terra, è all’incirca 4 e 1/3 anni. Risulta più agevole non indicare in Km le distanze tra le Stelle, bensì esprimerle in <<anni luce>>: l’anno luce equivale alla distanza percorsa dalla luce in un anno, in tale viaggio la lunghezza del tragitto di spostamento è all’incirca 9.500 miliardi di Km. Riscaldare le sostanze sino a trasformarle in incandescenti, provoca l’effetto della emissione di luce, dunque Sole e Stelle sono enormi masse di sostanze incandescenti; d’altra parte esistono altre modalità di emissione luminosa, quale la luce irradiata dalle lampade al neon, viene prodotta da scariche elettriche in particolari gas. I nostri occhi osservano una foglia di colore verde, essa assorbe 6 colori tranne il verde, che, “non penetrando” in essa, rimbalza sulla superficie del vegetale e perviene al nostro sguardo. La luminosità “impattante” sulla foglia, può essere -onnipresente Dante!- di 3 tipi: assorbita, riflessa, trasmessa: la foglia, assimilando i raggi luminosi, incrementa la sua energia interna cinetica (di movimento): la “rapida danza” è rappresentata dal moto di elettroni, di atomi e di molecole; relativamente alla luce trasmessa, essa penetra nella foglia e la attraversa, mentre quella riflessa subisce un rimbalzo sul vegetale. Luce bianca e colore verde, simbolici vessilli della gioventù: Giacomo Leopardi, artista che ha cantato la bianca luce della gioventù come nessun altro poeta, pur non avendo vissuto “il verde” dei suoi anni, le ingiurie del Destino spezzarono la sua esistenza sin dalla tenera età. Osservando un lampeggiatore giallo e blu, risulta idonea la relazione col verde, difatti questi due colori sono responsabili del colore verde che appunto deriva dal miscuglio di giallo e blu. Nei sondaggi realizzati in paesi americani, europei e islamici, il verde è il colore più comunemente associato a natura, vita, salute, gioventù… (https://www.hisour.com/it/green-color-in-history-and-art-26638). Eppure, fatto strano ma incontestabile, quando passeggiamo, difficilmente notiamo taluno con pantalone e giacca verde, oppure qualche donna indossante gonna e camicia verde, forse perché della (chiedo perdono a Foscolo) carenza di “vil moneta” è evocabile un tal tipo di abbigliamento… Due sono i fondamentali termini di riferimento contrassegnanti il generico colore: uno è quantizzabile ovvero misurabile secondo i modelli della Fisica (“numero e unità di misura”) ed è il parametro innanzi descritto, la frequenza; l’altro non è misurabile, è la sensazione in noi sortita: in un Paese oggi drammaticamente alla ribalta, la Cina, il verde rappresenta fertilità e felicità. Il verde è il colore maggiormente diffuso in natura ed una delle funzioni fondamentali svolte dalle piante è la fotosintesi clorofilliana, attuata grazie alle foglie generanti l’ossigeno che respiriamo, in sostanza l’albero realizza tale processo utilizzando l’energia solare che “urta” sulle foglie, da tale impatto l’acqua e l’anidride carbonica vengono trasformate nel vitalissimo ossigeno liberato nell’aria, inoltre si forma anche glucosio. Una curiosità: nel Nord Europa il verde è assai apprezzato, probabilmente per un contrasto con l’esteso bianco delle superfici innevate caratterizzanti quelle zone. Il più importante pontefice del Medioevo, Innocenzo III, stabilì l’utilizzo del verde nei paramenti sacri, allorquando non fosse stato utilizzato un indumento liturgico “non colore”, nero o bianco. Consueta interazione testo-immagine integrativa, di quest’ultima e del breve brano musicale sono autore, risalgono al novembre 1976. Concludo con una “non corrispondenza” cromatica-musicale: il bianco non è paragonabile, sotto il profilo sonoro/musicale, al silenzio, all’assenza di parole e di strumenti. La meravigliosa arte della Musica è fondata su 3 elementi: melodia (il canto dell’esecutore il brano musicale), armonia (l’accompagnamento orchestrale) e ritmo (il “portare il tempo” da parte di strumenti ritmici, ad esempio la batteria); ma prevede anche la pausa quale componente fondamentale, contemplandola reale qualità musicale, matematicamente esiste una corrispondenza tra i valori dei suoni e gli omologhi valori delle pause; il momento di silenzio in realtà non interrompe la bellezza melodica, armonica e il ritmo, ne prosegue gli andamenti  durante lo stupendo viaggio in noi creato dall’ascolto di un brano musicale.  

Giuffrida Farina

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