“La prima reale (in quanto pubblica) dimostrazione di trasmissione televisiva si tenne nel gennaio 1926,in un laboratorio di Londra”

Il mezzo televisivo, aspetti tecnici e strumento antropogenetico di potere

L’origine, tecnologicamente e tecnicamente “concreta” del mezzo televisivo si ebbe nel periodo iniziale del 1930, fu un inventore scozzese a progettarlo e poi a realizzarlo.

Cultura
Cilento martedì 01 gennaio 2019
di Giuffrida Farina
Il mezzo televisivo, aspetti tecnici e strumento antropogenetico di potere
Il mezzo televisivo, aspetti tecnici e strumento antropogenetico di potere © Unico

Allo scienziato francese Jean Fourier (1768-1830) si deve la nascita “concettuale” della televisione: ideò una teoria inglobante metodi matematici grazie ai quali era possibile scomporre un singolo segnale originario (a titolo d’esempio di natura sonora,la nota musicale DO) in “sottosegnali componenti” (definite ‘componenti armoniche’); viceversa, da “sottosegnali componenti” si poteva risalire al segnale originario. Grazie a tale scoperta teorica, in seguito una telecamera riuscirà a ‘trasformare’ l’originaria,generica immagine,in vibrazioni elettromagnetiche ovvero onde elettromagnetiche che poi venivano ‘antitrasformate’ (ritrasformate), ottenendo l’immagine iniziale su uno schermo televisivo; due formule Fourieriane correlano l’interazione, il duplice, invertibile passaggio (due equazioni che trovano applicazioni non soltanto in campo televisivo), in virtù di tali relazioni matematiche è stato possibile concretizzare l’avvento di telecamere convertenti immagini in ‘onde vibranti’ le quali poi diventano ‘visione’ sullo schermo televisivo. L’origine, tecnologicamente e tecnicamente “concreta” del mezzo televisivo si ebbe nel periodo iniziale del 1930, fu un inventore scozzese a progettarlo e poi a realizzarlo, anche se, parallelamente, diversi scienziati ed inventori si mossero per conseguire il medesimo obiettivo: dunque la tecnologia televisiva vedeva nascere un modello di televisore meccanico grazie all'inventore scozzese John Baird, (1888 – 1946), ritenuto pertanto colui che inventò la televisione; i suoi esperimenti condussero alla prima icona televisiva della storia, realizzata nel 1925: era quella d’un uomo, il fattorino William Taynton. Chiaramente, tutte le spinte propulsive sono di duplice natura, vi è una componente “ideale”, accompagnata – inevitabilmente – da quella vòlta al profitto. Nel periodo degli anni Trenta dell’800, l’italiano Andrea Bonora ideò un meccanismo di diffusione di immagini statiche (antenato dei moderni fax); l’idea evolvé e si scoprì che la sostanza Selenio (un non metallo che in tracce di microgrammi è presente nell’organismo umano, manifesta caratteristiche fotovoltaiche e fotosensibili ovvero trasforma la luce in energia elettrica dunque trova larga applicabilità nei settori elettronico e fotografico) si comporta come una sorta di calamita luminosa, un magnete ottico capace di catturare e trasmettere immagini: furono i fratelli Siemens a proporre un tale “occhio magnetico”. Poi vennero ideati altri dispositivi: la ruota con specchi (Atkinson, 1882) e il disco di Nipkow (1884). Ma, come innanzi specificato, l’iniziale prototipo effettivamente funzionante di televisore, di John Baird, utilizzava dispositivi amplificatori dei segnali elettrici, in sostanza era una apparecchiatura elettromeccanica in grado di gestire figure attraverso un disco. La prima reale (in quanto pubblica) dimostrazione di trasmissione televisiva si tenne nel gennaio 1926,in un laboratorio di Londra,nell’occasione vennero invitati decine di scienziati e giornalisti ad assistere all’evento. Per quanto concerne la situazione italiana, migliaia di apparecchi televisivi vennero accesi, contemporaneamente, nel famoso 3 gennaio 1954 quando,ufficialmente,venne trasmesso il primo programma della RAI in bianco e nero, due anni dopo il segnale televisivo si diffondeva su tutto il territorio. L’evoluzione tecnologica e trasformazione di dispositivi ha coinvolto inizialmente le “valvole termoioniche’ o ‘tubi a vuoto’, i primi componenti elettronici inventati (trasformavano energia fornita dall’esterno in segnali di potenza amplificati); mutanti prima in ‘dispositivi transistor’ (che trovarono applicazioni anche nelle radioline portatili funzionanti a pila) e poi in ‘circuiti elettronici miniaturizzati’, i microchip ossia minuscole piastrine di Silicio contenenti diversi elementi circuitali svolgenti funzioni di scambio di energia. DALL’ANALOGICO,AL SATELLITARE, AL DIGITALE. Nata grazie al lavoro di molti inventori, la televisione è stata prima un dispositivo elettromeccanico,poi elettronico; fu l'inventore americano Philo T. Farnsworth a costruire nel 1927 il primo sistema televisivo elettronico con tubi catodici, nei tempi odierni è avvenuta la conversione grazie ai satelliti per telecomunicazioni (a tale rete di satelliti artificiali è dovuta l’attuale rivoluzione telematica,la rete satellitare è capace di scambiare enormi quantità di informazioni in tempo reale,tra utenti pubblici e privati) e alla trasmissione digitale (consistente nel transito di informazioni sotto forma di segnali digitali che sono le cifre 0 e 1;ma esse cifre 0 e 1 non possono circolare direttamente,è necessario codificarle sotto forma di segnale con 2 stati,2 livelli, quali: presenza o assenza di corrente, presenza o assenza di luce…). In virtù del ruolo svolto, che svolge e nel futuro svolgerà in massicce dosi crescenti questo potentissimo medium maggiormente analizzato nella storia della Comunicazione, si può affermare che tra tutti i mass media, rappresenta il mezzo capace di sortire gli effetti in maggior misura significativi sull’intero contesto sociale. Relativamente alla pericolosità di esso, autorevoli personalità si sono espresse; tra le quali Pasolini esplicò questo pensiero:“La responsabilità della televisione è enorme. Non certo in quanto “mezzo tecnico”, ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Non c'è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo”;Popper, filosofo, estrinsecò una critica alla “cattiva maestra”analizzando: rischi che correva la democrazia, effetti provocati sui bambini dal potente mezzo televisivo, manipolazione dell’opinione, esaltazione della violenza. Ma la televisione potrebbe anche risultare mezzo antropogenetico, generante un nuovo modello di essere umano/tecnologico,l’Homo Videns; descrissi il NeoPersonaggio in un romanzo che iniziai nel 1989 e completai nel 1992, rappresentandolo con le sue due componenti, umana e tecnologica, che di seguito propongo; in uno con l’altra immagine, il primo apparecchio televisivo realizzato in Italia e il primo volto televisivo entrato nella storia del progresso tecnologico;poi,un disegno raffigurante una – deprecabile – futura realtà dominata esclusivamente dalla tecnologia, con esseri umani ridotti al rango di sferette comandate da una Entità sovrana.

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