Ripartenza del settore edile

Intervista al titolare della Radano Impianti e Radano Costruzioni Srl, Emanuele Radano

"La visione che manca ad oggi, per evitare che la crisi generata dall'emergenza covid19 si traduca nell'ennesimo calcio nel di dietro all'economia italiana, la si trova soltanto negli occhi delle nuove generazioni di imprenditori"

Economia
Cilento martedì 12 maggio 2020
di Francesca Schiavo Rappo
Emanuele Radano, titolare della Radano Impianti e Radano Costruzioni Srl
Emanuele Radano, titolare della Radano Impianti e Radano Costruzioni Srl © web

Anni di politiche dannose, costanti ritardi nel credito alle imprese e manovre palliativo. L'intera filiera dell'edilizia soffre oggi di una crisi funzionale, che spinge più ad abbassare lo sguardo per guardare altrove, che a proporre soluzioni che abbiano la parvenza del parzialmente soddisfacente.

Gli imprenditori di settore sono stremati. Lo zero spaccato assurge a simbolo univoco per evitare ogni falsificazione di risultato. Il 2019 si è chiuso in calo, il 2020 ha visto l'insorgere di una pandemia. E la ripartenza è, praticamente, un partire da capo.

La visione che manca ad oggi, per evitare che la crisi generata dall'emergenza covid -19 si traduca nell'ennesimo calcio nel di dietro all'economia italiana e al comparto edile nello specifico, la si trova soltanto negli occhi delle nuove generazioni di imprenditori, di coloro che hanno ereditato l'esperienza dei padri ma posseggono e mettono in circolo linfa nuova.

La Radano Impianti è un'azienda di seconda generazione. Nasce nel 2009 operando nel settore elettrico ma si affianca ben presto a quello delle costruzioni generali, con la fondazione della Radano Costruzioni, per la volontà di ampliare il bacino di utenza ed incrementare il proprio raggio d'azione sul mercato edile. Conta 15 dipendenti operativi, e i fratelli Raimondo ed Emanuele Radano alla gestione amministrativa. L'utenza è tanto pubblica quanto privata.

Dunque, si riparte. Da dove?

La ripresa, a pieno regime, riguarda i lavori avviati nel primo trimestre del 2020 per committenze private, sospesi a marzo per l'insorgere della pandemia e per il conseguente lockdown. Ovviamente condividendo i protocolli di sicurezza così come da decreto governativo e associazioni di settore.

A questo proposito, credi sia possibile lavorare in sicurezza?

Il settore edile non comporta, per nostra fortuna, rischi di assembramento o di aggregazione fuori dalle poche occasioni, quali la pausa pranzo e la mensa, o lo spostamento nei mezzi di trasporto verso le aree soggette a cantiere, degli operai. Occasioni che sono facilmente evitabili. E tuttavia si è proceduto ad informare i lavoratori sui protocolli sanitari e a fornire loro i dispositivi di protezione individuale.

Gli oneri della spesa sono a vostro carico?

Gli adempimenti ai protocolli di sicurezza sono risultati sin'ora in una spesa di circa 4 mila euro. Per norma sarebbero a carico del committente, ma se ciò si rivela vero per la committenza pubblica, è meno immediato nel settore privato, laddove, dinanzi ad un contratto già stipulato, rappresenta una spesa aggiuntiva "fuori dai patti", e che pertanto finisce con il ricadere sull'impresa. E tuttavia si paventa la possibilità di scaricare queste spese dalle imposte.

Previsioni per il futuro, con uno sguardo al passato. Cosa serve ai costruttori edili per fuggire la crisi?

La crisi del settore edile ha già mietuto le sue vittime. Dagli inizi del 2011 la progressiva riduzione degli appalti pubblici ha via via dissanguato le grandi imprese e letteralmente mandato a morte le piccole e medie realtà. La burocrazia asfissiante e i ritardi nei pagamenti hanno poi infettato anche quelle committenze che servivano alle imprese medio grandi per respirare. Consideriamo che parliamo di ritardi di mesi.

Eppure basterebbe rivolgere maggiore attenzione alla manutenzione delle infrastrutture critiche, alla riqualificazione delle opere pubbliche, alla semplificazione e alla sburocratizzazione dei processi, per consentirci di alzare gli occhi al domani. E poi, nella specificità del momento presente, la parola d'ordine resta: liquidità. Il credito di imposta è una misura fallimentare fintanto che le banche non erogano liquidità alle imprese.

Può spiegarci meglio?

La pandemia ha sottratto ulteriormente risorse al settore. Sarebbe utile, in assenza di sostegni governativi, almeno che le banche acquistassero il credito dalle imprese. Solo in questo caso io azienda X, non in possesso di grandi somme di denaro, potrei ugualmente avviare lavorazioni altrimenti troppo onerose, se interamente a mio carico anticipato.

Come è stato il 2019 della Radano Impianti & Costruzioni e come immagini il 2020?

Il 2019 è stato per la Radano Impianti e Costruzioni un anno che si è chiuso registrando una diminuzione del fatturato. Col 2020 la principale committenza è stata privata, poi tutto si è fermato. Aspettiamo che i Fondi Strutturali Europei riprendano ad essere erogati e che si ridefiniscano gli interventi sulle grandi opere. Non c'è da sperare sulle committenze comunali in quanto i Comuni non posseggono più alcuna liquidità da destinare all'edilizia.

Cosa poteva di più, e magari meglio, il governo, in termini di misure di sostegno al comparto?

L'Italia non è la Germania, lo sappiamo bene. Ma se il nostro Stato non può permettersi di erogare sostegni economici per la ripartenza, può cominciare col saldare i debiti che ha contratto verso fornitori e imprese. E facilitare con norme rigorose l'accesso al credito in maniera rapida. Obbligare, in altri termini, gli istituti di credito ad emettere liquidità a tassi vantaggiosi alle imprese, considerando che l'edilizia e l'intera filiera ad essa collegata rappresenta una fetta importante della nostra economia.

Francesca Schiavo Rappo






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