L’alleanza sottoscritta da due “dottori” consente ai loro sostenitori di avere soddisfazione soprattutto su un punto: evitare che, ancora una volta, sia uno “straniero” a governare Capaccio Paestum

Sica e Voza coalizzati per evitare che Alfieri diventi sindaco

Alfieri, che ha un vantaggio di oltre 2500 voti sul secondo arrivato, dovrà fare un passo molto più corto rispetto a quello che dovranno compiere i suoi avversari per trasferire il loro accordo alle rispettive basi elettorali.

Politica
Cilento venerdì 07 giugno 2019
di Velina
A sinistra Franco Alfieri, a destra Italo Voza
A sinistra Franco Alfieri, a destra Italo Voza © web

Correva l’anno 2005 quando Italo Voza ed Enzo Sica erano fratelli gemelli della politica capaccese che voleva mettere fine alla lunga stagione di Pasquale Marino, sindaco prima e dopo la riforma elettorale che consente ancora di eleggere direttamente i sindaci.

Capaccio Paestum, come tutta la Campania, boccheggiava in un mare di rifiuti e la stagione estiva era alle porte. I due curatori di malati, Enzo Sica e Italo Voza, si prestarono alla politica per dare speranza alla città dei templi e sbancarono il borsino elettorale vincendo le elezioni con una maggioranza ampia.

L’attivismo di Sica, affiancato dal suo vice sindaco, Voza, mobilitarono ogni risorsa della città dei templi per ripulirla e consegnarla “vergine” di rifiuti alla stagione estiva che si avvicinava.

Fu un vero miracolo e tutti ne furono felici e contenti: commercianti, albergatori, agricoltori e comuni cittadini.

Sica si mise all’opera per dare alla Capaccio un sistema di raccolta differenziata all’altezza delle nuove ed ineludibili esigenze e mise a bando il servizio che di lì a poco fu affidato ad una società privata, La SARIM, che tutt’ora lo assolve, a fronte di un contratto “milionario” che ha retto, con alcuni accorgimenti, fino ad ora …

Ma ad un certo punto il sodalizio tra i due si ruppe e Voza lasciò il collega e “amico” solo con le sue scelte adducendo motivi di salute!

Ora che i due “dottori”, dopo essersi combattuti al 1° turno delle elezioni amministrative tenutesi dopo un decennio del loro divorzio politico, e dopo che, opportunamente, hanno sottoscritto un accordo di apparentamento in base alla legge elettorale, dicano agli elettori quali furono i veri motivi dello scontro che li resero incompatibili l’uno con l’altro. Sarebbe un loro dovere e un diritto dei cittadini ai quali chiedono il loro voto.

Sul fronte opposto, Franco Alfieri, sfregiato da un’indagine della DDA di Salerno che ha acquisito documenti sia al comune di Agropoli, che lui ha amministrato per 10 anni, sia nella sua abitazione e nell’ufficio legale, ribadisca ancora una volta la sua estraneità ai fatti che hanno indotto i giudici a macchiare al sua campagna elettorale.

Già dal giorno dopo il risultato del primo turno elettorale le tifoserie delle opposte fazioni si sono messe a contare i voti attribuito ai candidati sindaci ed alle liste dei consiglieri che li sostenevano: 16 in totale.

Calcolatrice alla mano, i sostenitori dei due “dottori” hanno vantato un più che possibile ribaltamento della situazione sommando i voti attenuti da Sica e Voza che superano il numero dei voti ottenuti dal solo Alfieri. L’alleanza sottoscritta consente ai loro sostenitori di avere soddisfazione soprattutto su un punto: evitare che, ancora una volta, sia uno “straniero” a governare Capaccio Paestum.

Dal campo di Alfieri si fa presente che i voti non si possono sommare come patate che si possono travasare da una sacco all’altro senza dare ad ognuno di essi un valore soggettivo che presume un’elaborazione da parte di chi si è mosso da casa per andare ad esprimere una sua preferenza su chi dovrà amministrare la città. Pertanto, chi come Alfieri ha un vantaggio di oltre 2000 voti sul secondo arrivato, dovrà fare un passo molto più corto rispetto a tanti passi che dovrà compiere il suo avversario.

Nel clima di estrema conflittualità con cui si stanno vivendo gli ultimi giorni di campagna elettorale non vale la pena inseguire i numeri …

Sarà più importante capire su cosa sia ha intenzione di fare in merito agli innumerevoli dossier aperti che il sindaco si troverà sul tavolo il giorno dopo le elezioni. Soprattutto, è estremamente importante far capire su quali di questi, dove i due “dottori” avevano esposto soluzioni divergenti, hanno trovato un accordo al ribasso, al rialzo e ne hanno trovato soluzioni “terze”.

Per i due candidati sindaci si pone anche il problema di motivare i propri sostenitori a tornare ai seggi. Infatti, è statisticamente risaputo che al ballottaggio si reca alle urne una percentuale di elettori inferiore rispetto al 1°turno e non sempre accade che il clima da derby possa incidere positivamente sull’affluenza. Un lavoro certosino di convincimento lo potranno fare proprio i candidati consiglieri potenzialmente eletti in caso di vittoria del proprio sindaco ma, ancora di più potranno fare la differenza quelli che non hanno nessuna possibilità di entrare in consiglio in base alle preferenze avute. Ecco perché, tenere sotto pressione i propri sostenitori più prossimi sarà un elemento determinante per evitare di perdere consenso senza essere certi di poterne conquistare.

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