Una serata magica per piccini e grandi nel quadriportico del Duomo di Salerno con Pasquale Cetrullo, “c’a nun reste mai sulo”, impersonato dal poliedrico Sergio Mari, di mestiere ultimo… burattinaio

L’orchestrina di Pulcinella

Sergio Mari in questa estate, a partire dal 7 agosto, insieme ad Andrea Mitri, anche lui, come Mari, ex calciatore, in bicicletta girerà per i borghi del Cilento

Spettacolo
Cilento martedì 09 agosto 2022
di Vito Pinto
L’orchestrina di Pulcinella
L’orchestrina di Pulcinella © n.c.

Metti una sera di mezzo luglio nella suggestiva cornice del quadriportico del Duomo di Salerno una fila di sedie a semicerchio a fronte di un improvvisato teatrino per guarrattelle.
Metti in questo immaginifico scenario un’orchestrina semplice: un flauto traverso, un corno, un clarino, un fagotto ed essenziali quanto non invadenti percussioni.
Metti quel Pasquale Cetrullo, “c’a nun reste mai sulo”, impersonato dal poliedrico Sergio Mari, di mestiere ultimo… burattinaio.
Metti nell’anfiteatro delle sedie tanti bambini con genitori e nonni ed è la favola, il racconto eterno e sempre gradito dai piccoli di oggi e da quelli di ieri e l’altro ieri, di quel Paolo Cinella fattosi Pulcinella con le vicissitudini (o imprese) di sempre per raccontare i “guai” della gente con le sue avventure, dando ogni volta a tutti, a termine di ogni peripezia, un bagliore di speranza, di gioia.
Ritorna alla mente quanto diceva a proposito Adriano Ferraiolo, maestro burattinaio di una famiglia che da 150 anni entra in quella scatola magica chiamata “teatrino”. Diceva Ferraiolo: «Ogni commedia finisce bene, deve finire bene, perché è bello vedere la gente andar via allegra e non angustiata». Poi aggiungeva: «Ecco, per me il teatrino è tutto. E’ la realtà che diventa irrealtà» Tutto a memoria, tutto a braccio, niente canovacci da leggere durante le rappresentazioni, che a volte si concedono anche simpatiche digressioni con il pubblico. Ma questo fa parte dello spettacolo, di quel modo di recitare che ha origini antiche, greche come la stirpe di noi abitatori di questa parte meridionale dell’Italia che fu la Magna Grecia. Ed è la “Grammatica della Fantasia” l’arte di inventare storie, cara a Gianni Rodari.
E pur entrando in questo filone di antica gestualità, il Pulcinella di Sergio Mari è particolare, ha un piccolo valore aggiunto, ha quell’orchestrina di fiati e percussioni, che gli permette di raccontare la sua avventura servendosi dell’accompagnamento di musiche di grandi compositori. Così si parte con “La Danza” di Gioacchino Rossini, il più famoso tra i Blue-Moon napoletani, per poi sbarcare in Marocco con il Peer Gynt di Edward Grieg, dove il protagonista assiste, stupefatto, al risveglio della natura in una magnifica alba africana. A seguire un brano di Vangelis prima di giungere a Ennio Morricone e poi passare a Fryderyk Chopin e Franz Liszt. Quindi Jean Sibelius per finire con Mikis Theodorakis e il suo Sirtaki da La Danza di Zorba.
Una polifonia che certamente potrebbe disorientare gli ascoltatori, soprattutto perché piccoli, ma quei brani sono talmente ben congegnati, così abilmente arrangiati che alla fine per i piccoli presenti allo spettacolo, Sergio Mari accompagnatore, si rivela un modo nuovo per dare un briciolo di emozione musicale, un avvio all’ascolto della musica senza tempo. E’, infatti, la serata di Pulcinella inserita nella seconda edizione di “Salerno Classica”, un progetto ideato dalla Associazione Gestione Musica, di Francesco D’Arcangelo, Fabio Marone e Gigi Lamberti, concorrente e destinataria del finanziamento dal Fondo unico per lo Spettacolo, a volere la serata al quadriportico del Duomo, dedicata alle famiglie e ai bambini, invitandole al teatro dei burattini.
Una serata di spettacolo, di divertimento, ma anche di coinvolgimento, perché i piccoli spettatori diventano compartecipi di Sergio Mari in un racconto immarcescibile, un’avventura di ieri, ma anche di oggi, attraverso il canto, la gestualità, scoprendo, nel contempo, gli strumenti musicali e le rispettive peculiarità sonore. Dal canto suo l’orchestrina, composta da Fabio Marone al fagotto, che è anche coautore dello spettacolo, Giovanni Liguori al clarinetto e che ha anche arrangiato i brani, Francesco Cirillo al flauto traverso e ottavino, Alfonso Pisacane al corno e Giovanni Caiazza alle percussioni, tutti maestri diplomati al Conservatorio Musicale di Salerno, interagisce in questo spettacolo a tutto campo, dove protagonisti, pubblico e professori d’orchestra si armonizzano: una delizia di partecipazione. E bisogna dire che Mari ci sa fare, mette a buon frutto le sue esperienze passate, i suoi studi con personalità come Joseph Ragno dell'Actor's studio di New York, Gary Bracket del Living Theatre, sempre di New York, Pasquale De Cristofaro di Salerno, Renato Carpentieri, già Premio David di Donatello, e soprattutto con Gaspare Nasuto, riconosciuto burattinaio internazionale.
La storia è semplice, anzi diremmo è la solita storia di Pulcinella che difende la sua bella “Rosina” dalle prepotenze del “guappo” di turno che alla fine Pulcinella “ ‘u struppeie ‘e mazzate” (lo riempie di botte).
Un modo nuovo, diverso per raccontare l’ennesima avventura della maschera napoletana? Un modo partecipato certamente e di grande effetto visivo, complice il prestigioso, millenario contorno del quadriportico del Duomo. Ma soprattutto in questo spettacolo è la bravura del burattinaio, di Sergio Mari che in questa estate, a partire dal 7 agosto, insieme ad Andrea Mitri, anche lui, come Mari, ex calciatore, in bicicletta girerà per i borghi del Cilento per rappresentare Pulcinella ai piccoli (accompagnati dagli adulti) e parlare agli adulti di pallone, del calcio di una volta, quando esistevano tensioni intime, idealità e, perché no!, moralità che il calcio di oggi sembra aver dimenticato, sacrificando tutto al dio denaro. Questo perché Sergio Mari è stato, molti anni fa (forse lui direbbe “in un’altra vita”), un calciatore professionista, giocando nella Cavese e nella Juve Stabia. Poi un giorno, erano trascorsi 15 anni, si stancò di quel mondo e lasciò tutto per fare altro, qualcosa che sentiva a lui più congeniale. Così, dopo aver sostato per alcuni anni in una galleria d’arte come direttore, si buttò a capofitto, studiando e lavorando, nel mondo del teatro come attore ed oggi come “burattinaio” con il desiderio di parlare con i piccoli e la voglia di riscoprire, con loro il mondo della fantasia, pressocché distrutta dall’avanzare delle moderne tecnologie. Oggi un bambino, un ragazzo non sa inventarsi un gioco se non ha un tablet, che lo spinge a costruire delle situazioni.
Dei suoi cambiamenti, anzi del suo percorso con tutte le incertezze intime, con i sacrifici personali, contro quello che si aspettava da lui il padre, Sergio Mari ne parla nel libro “Sei l’odore del borotalco”, storia di un calciatore che non vuole più appartenere a quel mondo, mentre il padre ammalato insiste a che il figlio rimanesse calciatore. Mari, però, insegue il suo sogno di scrivere, raccontare, parlare in libertà a bambini ed adulti attraverso il “racconto semplice” di un burattino, Pulcinella, che in fondo è l’anima, l’essenza della napoletanità, intesa come anima campana. I brani di musica, ben noti agli adulti che accompagnano i piccini allo spettacolo, crea un mixer senza tempo, immaginifico. Prima che si spengano le luci, Mari si concede al suo pubblico di piccoli, lasciandosi fotografare con loro. Lo guardi e ritorna alla mente quanto diceva Gianni Rodari nella sua “Grammatica della fantasia”: «Quello che io sto facendo è di ricercare le "costanti" dei meccanismi fantastici, le leggi non ancora approfondite dell'invenzione, per renderne l'uso accessibile a tutti».
 

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