
27 Luglio 2025 – XVII domenica del tempo ordinario –
Tutti abbiamo imparato delle preghiere da piccoli. Io ricordo che, con il mio fratellino, ne recitavo una la mattina appena sveglia e una la sera prima di addormentarmi. Mio padre e mia madre ci dicevano che in quel momento parlavamo con Gesù ed era un’occasione per ricambiare il suo amore.
Crescendo si prega poco o non lo si fa affatto. Spesso poi non sappiamo come pregare, né sappiamo quando farlo.
Non esiste un modo giusto o sbagliato per pregare.
La preghiera non consiste in parole ripetute a memoria, non è mai inopportuna; è una relazione che si stabilisce con Dio Padre. Possiamo pregare in modi diversi e in momenti diversi della nostra giornata esprimendo i nostri pensieri, le nostre gioie, le nostre difficoltà, i nostri bisogni.
Pregare è trovare del tempo da passare parlando con Dio Padre come se parlassimo con un amico con la certezza di trovare ascolto e amore incondizionato, anche quando sembra che la nostra preghiera non sia esaudita.
La forza della preghiera sta nel come apriamo il nostro cuore al Signore, come ci affidiamo a Lui riscoprendoci suoi figli.
Pregare è un atto semplice, spontaneo che dà senso alla vita, necessario per coltivare la nostra fede. Ci dona pace, nuova forza per reagire alle prove quotidiane, per rileggere i nostri errori, per avere uno sguardo nuovo verso il nostro prossimo. E’ dire grazie per il dono meraviglioso che è la vita.
In questa domenica nel passo del Vangelo di Luca risuona forte uno degli insegnamenti di Gesù ai discepoli e quindi a tutti noi, un’esperienza che Egli realizza molte volte nei momenti più importanti della sua attività missionaria: la preghiera del Padre Nostro, con la quale ci invita a rivolgerci a Dio con il nome di “Padre” e con affetto filiale, e, raccontando la parabola dell’amico importuno, ci raccomanda anche di chiedere con insistenza e perseveranza.
Ci assicura che Dio, datore della vita che cura e protegge, darà risposta a chi chiede con fede. La perseveranza infatti non ha lo scopo di fare pressione e convincere Dio a concedere i suoi favori ai suoi figli.
Egli sa di cosa abbiamo bisogno prima di chiederglielo.
Quando recitiamo il “Padre Nostro” chiediamo perciò a Dio che ci aiuti innanzitutto a testimoniare la sua parola perché sia riconosciuto attraverso il nostro modo di vivere; chiediamo che venga il suo regno di amore, di giustizia, di pace; che sia fatta la sua volontà; che ci dia il necessario per vivere, non solo il cibo materiale ma soprattutto quello di fraternità, perché a nessuno manchi il pane e nessuno ne abbia troppo.
Ci aiuti poi a riconoscere le nostre fragilità per poter correggere il nostro stile di vita, ci dia il suo perdono per i nostri peccati e ci faccia perdonare coloro che ne hanno commessi contro di noi, amando chi abbiamo vicino e costruendo amicizie forti e appaganti capaci di metterci in azione, di stimolare la fantasia per trovare soluzioni.
Non ci abbandoni alla tentazione ma ci aiuti a vincerla, ci liberi dalle lusinghe della superbia e del potere e avendo fiducia in Lui ci aiuti a saper scegliere il bene.
Riflettendo sul passo del Vangelo odierno impariamo a pregare come ci insegna Gesù!
Ricordiamo che si impara a pregare pregando!
Santa domenica in famiglia




