Alla Tenuta Vannulo una riflessione sul leader turco tra biografia, geopolitica e trasformazione della Turchia contemporanea
Dalla passione giovanile per il calcio alla conquista del potere, la presentazione del volume diventa occasione per interrogarsi sul rapporto tra sicurezza, consenso e libertà
La Tenuta Vannulo, eccellenza italiana dell’impresa agricola, dell’allevamento bufalino e della trasformazione lattiero-casearia, ha ospitato un incontro dedicato alla figura di Recep Tayyip Erdoğan, protagonista di una stagione politica che ha profondamente trasformato la Turchia contemporanea.

Non una location casuale. Vannulo rappresenta uno dei modelli imprenditoriali più riconoscibili del Mezzogiorno: una realtà capace di coniugare agricoltura, innovazione, sostenibilità, benessere animale, trasformazione di qualità e attrazione turistica internazionale.
L’incontro ha preso spunto da un volume dedicato a Erdoğan, costruito come ricostruzione biografica e politica della sua ascesa: dalle origini popolari nei quartieri di Istanbul alla conquista del potere nazionale, passando per l’esperienza amministrativa da sindaco e per la progressiva costruzione di un consenso fondato su conservatorismo religioso, nazionalismo e promessa di stabilità.
Tra gli episodi più significativi richiamati dal volume vi è quello del giovane Recep Tayyip Erdoğan calciatore. Prima di diventare uno dei protagonisti assoluti della politica turca, Erdoğan coltivò una vera passione per il calcio, praticato non come semplice passatempo, ma con ambizione e risultati concreti. Il libro ricorda che arrivò fino alla soglia della massima serie turca, sfiorando una carriera sportiva professionistica.

È un dettaglio biografico solo in apparenza marginale. Il calcio, nella sua vicenda personale, diventa quasi una scuola di formazione del carattere: disciplina, spirito competitivo, capacità di reggere la pressione, rapporto diretto con il gruppo, attitudine alla sfida. Tutti elementi che, più tardi, si ritroveranno nella costruzione della sua leadership politica.
La mancata carriera calcistica non segnò quindi una semplice rinuncia, ma una deviazione di percorso. Erdoğan trasferì progressivamente sul terreno politico quella stessa energia agonistica coltivata sui campi di calcio: la voglia di emergere, la capacità di parlare al popolo, l’istinto del combattente e la determinazione a non restare ai margini.
Il tema centrale è il rapporto tra stabilità e libertà. Erdoğan viene presentato come il leader che ha garantito ordine e crescita economica a una Turchia attraversata da profonde tensioni interne, ma anche come colui che ha progressivamente concentrato il potere, trasformando la repubblica parlamentare fondata da Atatürk in un sistema presidenziale fortemente accentrato.
Il libro affronta anche il ruolo della religione nella nuova identità turca, il recupero della simbologia ottomana, la trasformazione di Santa Sofia, il rapporto con l’Occidente, la questione armena, il conflitto con i curdi e la centralità geopolitica della Turchia tra Europa, Mediterraneo e Medio Oriente.
Nel corso della discussione sono emersi richiami storici più ampi: i rapporti tra Venezia e l’Impero Ottomano, i due assedi di Vienna, la battaglia di Lepanto, il massacro di Otranto, le tensioni tra Grecia, Cipro e Turchia. Tutti elementi che mostrano come la questione turca non sia soltanto politica, ma anche storica, culturale e identitaria.
Una riflessione particolare ha riguardato il “dopo Erdoğan”. Le primavere arabe fallite e le difficoltà incontrate da molti Paesi nel costruire modelli democratici stabili pongono una domanda cruciale: cosa accade quando la ricerca della stabilità porta a comprimere progressivamente gli spazi della democrazia?

L’autore del volume, saggista e analista geopolitico, ha sviluppato negli anni un’attività di studio e divulgazione concentrata sui grandi scenari internazionali, con particolare attenzione al Mediterraneo, al Medio Oriente e all’Europa orientale. Le sue pubblicazioni affrontano il rapporto tra leadership, identità nazionale, religione e nuovi equilibri geopolitici.
L’incontro si è così trasformato non soltanto nella presentazione di un libro, ma in un’occasione di confronto sul presente e sul futuro delle democrazie contemporanee, sul ruolo dei leader forti e sul delicato equilibrio tra sicurezza, consenso e libertà.




