Al Centro Studi e Ricerche sulla Biodiversità di Vallo della Lucania l’incontro su salute, ambiente e ricerca riporta al centro il ruolo della Tenuta Montisani
Non solo un accordo istituzionale, ma il tentativo di costruire un modello stabile di collaborazione tra Parco, Università, sanità, ricerca e territorio
Nel saluto introduttivo, il Presidente del Parco, Giuseppe Coccorullo, ha richiamato anche il Piano del Parco, ormai in dirittura d’arrivo, inserendo l’incontro dentro una prospettiva più ampia di programmazione e rilancio.

Dal Ministero della Salute è arrivato, con Mara Campitiello, il richiamo alla necessità di una collaborazione stabile. Non basta incontrarsi, firmare accordi o annunciare buone intenzioni: serve costruire una rete permanente tra soggetti che spesso operano sugli stessi territori senza parlarsi abbastanza, come Parco, ASL, Università, Istituto Zooprofilattico, ARPAC, Comuni, mondo della ricerca e comunità locali.
Il Rettore dell’Università degli Studi di Salerno, Virgilio D’Antonio, ha allargato il ragionamento al destino delle aree interne. La resilienza, ha ricordato, non può essere affidata soltanto alla buona volontà o alla retorica della resistenza. Servono infrastrutture, collegamenti, contesti capaci di generare opportunità. Meglio una ferrovia che costringa meno persone a dipendere dall’automobile, soprattutto quando l’automobile si ferma, si rompe o “si buca”.
Ma il punto più interessante è un altro: l’Università non deve soltanto formare giovani destinati ad andare altrove. Il territorio deve imparare anche a trattenere competenze e ad attrarre chi cerca luoghi nei quali insediarsi, lavorare, fare ricerca, costruire impresa, progettare futuro. Non sono soltanto quelli che partono da inseguire; sono anche quelli che potrebbero arrivare da attrarre.

In questa prospettiva, il Cilento non può pensarsi solo dentro il perimetro provinciale. Deve costruire un contesto di riferimento più ampio, che è quello del Mediterraneo. Il Parco, per la sua storia, per la sua biodiversità e per la sua proiezione internazionale, può diventare un volano culturale e scientifico molto più forte di quanto sia stato finora.
Il Prorettore Pietro Campiglia ha ricondotto il senso dell’accordo al cuore del progetto: salute ambientale, salute umana e salute animale. È la logica One Health, ma tradotta in un percorso concreto fatto di medicina di iniziativa, formazione sul campo, ricerca applicata e collaborazione tra saperi.
Da questo punto di vista, Montisani deve tornare a essere ciò che il suo stesso nome promette: un Centro Studi e Ricerche sulla Biodiversità. L’Università, in questa prospettiva, ha anche un ruolo etico: superare la separatezza, uscire dai recinti disciplinari, mettere le competenze al servizio dei territori e costruire accordi che non servano soltanto a fotografare il presente, ma a decidere come vivere il futuro.
Giuseppe Iovane, Direttore Generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, ha parlato di ambiente e salute dentro una cornice di salute planetaria. Ha ricordato la straordinaria longevità del territorio, con un centenario ogni mille abitanti, e il valore del Parco come secondo parco d’Italia per biodiversità.
Ma ha anche posto un tema concreto: occorre passare da osservatori ad attori. Questo significa non limitarsi a registrare fenomeni, ma intervenire. Vale per la ricerca scientifica, vale per la salute, vale per l’ambiente e vale anche per problemi pratici, come la presenza fuori controllo dei cinghiali, specie importata e ormai diventata questione ambientale, agricola, sanitaria ed economica.

Nella stessa direzione va l’idea di costruire strumenti di controllo e valorizzazione dei prodotti del territorio: un bollino, una certificazione, un sistema capace di garantire qualità, sicurezza, identità e tracciabilità.
Marcello Feola ha riportato il ragionamento sulla longevità e sui dati sanitari. Se il Cilento ha caratteristiche ambientali straordinarie e una narrazione forte legata alla qualità della vita, bisogna però chiedersi perché alcune malattie risultino comunque allineate ai dati nazionali. Dove si annidano le cause di questo allineamento? Quali fattori ambientali, sociali, alimentari, sanitari o organizzativi incidono realmente sulla salute delle comunità?
Per rispondere non bastano intuizioni. Serve una piattaforma condivisa, complessa ma necessaria, nella quale far dialogare dati, competenze e istituzioni. L’accordo deve restare aperto ad ASL, ARPAC, Parco, Università, Istituto Zooprofilattico e a tutti i soggetti che possono contribuire a costruire conoscenza utile.

Il Direttore Generale dell’ASL Salerno, Gennaro Sosto, ha richiamato la terza missione dell’Università e il tema della prossimità dell’azienda sanitaria a chi vive nelle realtà marginalizzate. Dalle case della salute alle case della comunità, fino alle botteghe della comunità, il punto è portare servizi, prevenzione e competenze vicino alle persone.
Ma anche qui il ragionamento non riguarda solo la sanità. Questi presidi possono diventare catalizzatori di attrazione per giovani che vogliono realizzarsi professionalmente, senza essere costretti a considerare le aree interne solo come luoghi da cui partire.
È emersa anche una riflessione importante: manca forse un decreto interministeriale capace di mettere tutto a sistema dall’alto, ma ciò non impedisce di cominciare dal basso. Le istituzioni territoriali possono condividere informazioni, costruire pratiche comuni, sperimentare un modello e dimostrare che un altro modo di lavorare è possibile.

Alla luce di tutto questo, l’articolo di annuncio pubblicato su Unico assume quasi il valore di una premessa. Lì si ricordava che Montisani nacque con un’ambizione molto più grande rispetto all’utilizzo parziale che ne è stato fatto negli anni: un polo scientifico internazionale dedicato alla biodiversità mediterranea, con laboratori, attività didattiche, ricerca, divulgazione e monitoraggio ambientale.
L’incontro dice che quella vocazione non è del tutto perduta. Ma dice anche che non basta evocarla.
Se Montisani deve tornare a vivere, occorre trasformare l’accordo in lavoro stabile, presenza quotidiana, ricerca continuativa, manutenzione della struttura, apertura al territorio e capacità di produrre risultati misurabili.
Il Centro Studi e Ricerche sulla Biodiversità non può essere soltanto il luogo delle inaugurazioni, dei convegni o dei ritorni simbolici. Deve diventare uno spazio operativo, nel quale il Parco traduce la propria missione in conoscenza, prevenzione, tutela, innovazione e sviluppo.
Per questo l’incontro su “Salute, Ambiente e Ricerca” può essere letto come una scintilla di futuro. Una scintilla, però, non basta se non trova legna buona da accendere. La legna, in questo caso, è la continuità amministrativa, la collaborazione reale tra enti, la capacità di attrarre competenze, la manutenzione del patrimonio pubblico e la volontà di fare di Montisani non un ricordo, ma un laboratorio permanente per il Cilento e per il Mediterraneo.




