La Pentecoste è festa dello Spirito Santo, della nascita della Chiesa, della riconciliazione e della missione: il dono che trasforma una comunità chiusa in una comunità capace di parlare al mondo
La Pentecoste per gli Ebrei è la festa della mietitura e del raccolto, ricorda l’alleanza ricevuta da Mosè e la Torah donata da Dio al popolo.
Per i cristiani è la festa della nascita della Chiesa.
Negli Atti è descritta come una esperienza di vento impetuoso, simbolo e metafora che nel libro della Genesi richiamano l’alleanza sul Sinai o l’episodio della Torre di Babele.
Nella seconda lettura Paolo fa riferimento ai carismi che rendono ricca la chiesa e consentono a ogni cristiano di essere partecipe dei talenti che gli altri mettono a disposizione. La comunità si consolida se pratica al proprio interno la riconciliazione perché lo Spirito che riceve è unità, come lo Spirito d’Amore che tiene uniti Padre e Figlio, Spirito creativo, di perdono e riconciliazione, Dono della vicinanza di Dio.
Del breve passo del Vangelo protagonista è una comunità che vive a porte chiuse per la paura che l’ha paralizzata, immagine della Chiesa ripiegata su di sé, quindi malata e che si deve riformare.
Il Respiro di Dio non sopporta schemi e la liturgia della Parola lo dimostra enumerando i modi usati dalla Spirito Santo per inondare la Chiesa della sua presenza leggera come l’alito del Risorto. Negli Atti la sua energia genera coraggio nei cuori, che si aprono al mondo per iniziare la missione. Secondo Paolo lo Spirito, che reca un dono diverso a ogni cristiano, é pronto a mettere a disposizione di tutti la propria genialità. Il versetto del salmo afferma che dello Spirito è piena la terra per cui niente è escluso e nessuno trascurato.
Il passo del Vangelo descrive in modo sintetico gli effetti della sua presenza in una comunità di sfiduciati, rifugiatisi in un ambiente dove trascorrere, a porte chiuse, la notte perché si ha paura. Ma qualcuno ribalta la condizione. Gli apostoli, barcollanti per l’angoscia, ricevono lo Spirito, fiamma che riaccende la loro vita, vento che dilaga nel loro animo e cambia le prospettive.
È la sera di Pasqua quando Gesù, stando in mezzo ai discepoli, augura la pace e per rassicurarli mostra le ferite inferte nel corpo, modo per ribadire la sua fiducia nel piccolo resto di seguaci. Egli conferma che continua a credere in loro e offre un dono alitando sul loro capo lo Spirito Santo. Così il respiro di Dio entra in quella comunità asfittica e opera come il Creatore con Adamo.
Il dono di shalom diventa promessa di pienezza della vita. Per accreditarsi Gesù mostra le ferite, che confermano ai discepoli la portata del suo infinito amore. Infatti, se con la morte ha donato il suo Spirito, ora soffia su di loro lo Spirito Santo per rendere possibile la missione alla quale li chiama: donare agli uomini il perdono del Padre.
Nei 73 libri della Bibbia si parla dello Spirito ricorrendo ad immagini. Gesù lo rivela come Dio presente attraverso il fuoco, come si legge nella prima lettura in riferimento al roveto, e nella Parola, come ricorda la seconda nel rapporto vicendevole di carità che genera gioia, pace, mitezza, benevolenza, doni e carismi.

Il vangelo conferma la straordinaria unità tra Risurrezione e primo dono ai credenti: lo Spirito Santo, novità che consolida la Chiesa come comunità capace di relazionarsi ed essere unita. Quindi la Pentecoste è radicata speranza per dialogare, comprendersi, collaborare progettando insieme, mistero da intendere come evento salvifico.
E’ festa missionaria e dei ministeri per il divino coinvolgimento che opera in ogni cultura, in qualsiasi terra e in tutte le situazioni, consolidando la possibilità di una nuova creazione. Per questo Gesù alita come Dio in Genesi, trasferendo il soffio della vita all’uomo plasmato con la terra.
Quindi Pentecoste è la festa dello Spirito Santo, sorriso di Dio, il vero segreto che rende bella la vita, conferisce una luce diversa alla storia e a ogni singolo fedele la speranza.
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