A Vallo della Lucania l’Ente Parco ospita rilancia il Centro Studi e Ricerche sulla Biodiversità come sede di confronto tra salute, ambiente e ricerca

Il dato più significativo dell’incontro in programma venerdì 22 maggio 2026, alle ore 11.00, non è soltanto la firma di un accordo tra istituzioni autorevoli. Il fatto politico e culturale è un altro: l’Ente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni torna a dare del “tu” al Centro Studi e Ricerche sulla Biodiversità della Tenuta Montisani a Vallo della Lucania.
Vale la pena ricordare a chi c’era o a chi è “arrivato” solo ora che Il Centro Studi e Ricerche sulla Biodiversità della Tenuta Montisani nacque con un’ambizione molto più grande rispetto a quella che oggi appare percepibile osservando lo stato di “inutilizzo” della struttura.
L’idea originaria era quella di realizzare nel cuore del Cilento un vero polo scientifico internazionale dedicato alla biodiversità mediterranea, capace di mettere insieme ricerca universitaria, tutela ambientale, divulgazione scientifica e sviluppo territoriale.

La scelta di localizzare il centro in contrada Montisani, a Vallo della Lucania, non fu casuale. Vallo rappresenta infatti il baricentro amministrativo e geografico del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, oltre a ospitarne la sede istituzionale. L’area della Tenuta Montisani, estesa e immersa nel contesto naturalistico del Parco, fu individuata come luogo ideale per creare un’infrastruttura permanente dedicata allo studio degli ecosistemi mediterranei.
Secondo i documenti e le ricostruzioni dell’epoca, il progetto nacque dalla collaborazione tra il Parco e il mondo universitario, in particolare tra la Università degli Studi di Napoli Federico II e “La Sapienza” di Roma, con finanziamenti europei inseriti nella programmazione comunitaria dei primi anni Duemila.
L’investimento previsto era molto rilevante: si parlava di circa 12,5 milioni di euro, destinati sia al recupero dei fabbricati storici settecenteschi della tenuta sia alla realizzazione di nuove strutture. Il progetto prevedeva laboratori scientifici, aule per la didattica, un centro elaborazione dati, sale conferenze, spazi divulgativi e museali.

Due erano i pilastri strategici del centro:
- il “Centro di eccellenza sulla biodiversità del Mediterraneo”, dedicato alla ricerca scientifica;
- l’“Osservatorio della Biodiversità”, con funzione divulgativa, didattica e di monitoraggio ambientale.
In questa visione rientravano anche il Museo della Fauna del Parco, il Museo della Civiltà Contadina e i laboratori didattico-scientifici, pensati non come elementi isolati ma come parti di una vera e propria “cittadella della biodiversità”.
Negli anni successivi, tuttavia, il progetto ha vissuto una lunga fase di incompiutezza e di utilizzo parziale. Alcuni atti parlamentari e documenti amministrativi richiamano sospensioni dei lavori, richieste di rifinanziamento e tentativi successivi di rilancio attraverso manifestazioni di interesse rivolte a università, istituti scolastici e centri di ricerca.
È proprio per questo che oggi il ritorno del Parco a Montisani, attraverso iniziative istituzionali di alto profilo, assume un significato simbolico e politico che va oltre il singolo evento. La questione vera è capire se il Centro Studi sulla Biodiversità tornerà finalmente a essere ciò per cui era stato concepito: non una struttura sporadicamente utilizzata, ma un motore permanente di ricerca, innovazione e governance ambientale del Cilento.

Non è un dettaglio logistico. È il segnale di un possibile ritorno di attenzione verso un luogo che, per vocazione, storia e funzione, avrebbe dovuto rappresentare uno dei presidi più avanzati della ricerca applicata alla biodiversità del Cilento.
Montisani non è una semplice sede. È, o dovrebbe tornare a essere, uno spazio in cui il Parco traduce in conoscenza, monitoraggio, prevenzione e progettualità concreta la propria missione istituzionale.
Da qui assume un significato diverso anche l’incontro “Salute, Ambiente e Ricerca: modelli di collaborazione per lo sviluppo del territorio”, promosso dal Parco con Università degli Studi di Salerno, ASL Salerno e Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno. L’accordo che sarà sottoscritto tra le istituzioni coinvolte può diventare il primo passo per restituire al Centro Montisani una funzione stabile: laboratorio permanente di ricerca, osservatorio sulla salute degli ecosistemi, luogo di cooperazione tra saperi scientifici e bisogni delle comunità locali.
Ecco perché al di là del tema in discussione indicato sopra, ci si aspetta anche una chiara e definitiva presa di posizione in merito all’utilizzo di una struttura che, come indicato sopra, è costata più di 12 milioni di euro ed è stata utilizzata a tempio pieno solo quando diventò sede dell’ente Parco in attesa della conclusione dei lavori per la ristrutturazione di Palazzo Mainenti riaperto nel 2015 in occasione della mostra “Expo e territori”.
Per la cronaca, ecco l’elenco dei relatori che prenderanno la parola durante il convegno “Salute, Ambiente e Ricerca: modelli di collaborazione per lo sviluppo del territorio”.
Giuseppe Iovane, Direttore Generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno;
Orlando Paciello, Direttore Sanitario dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno;
Marcello Feola, Consulente Innovation Hub presso il Ministero della Salute;
Mara Campitiello, Capo del Dipartimento della prevenzione, ricerca e emergenze sanitarie del Ministero della Salute;
Paolo Antonio Ascierto, Professore Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II.
L’incontro rappresenta un momento di confronto strategico sul ruolo della collaborazione tra istituzioni, ricerca scientifica e governance territoriale nella costruzione di nuovi modelli di prevenzione, sostenibilità e innovazione al servizio delle comunità locali e, aggiungo io, anche l’occasione della messa a reddito “sociale” e “culturale” del “centro per la biodiversità del parco”.
La speranza è che i relatori e gli uditori trovino la struttura “risistemata” e che possa esprimersi nella sua “forma” migliore …
Al contrario, se nulla è stato fatto per restituire alla struttura la sua funzionalità operativa e funzionale, allora sarebbe un’altra occasione persa per l’ente che, nel campo della valorizzazione, manutenzione e dell’utilizzo del patrimonio immobiliare, da tempo, ha molto da farsi “perdonare”.
Dopotutto, basterà fare un giro intorno alla struttura per capire che, prima di ogni altra iniziativa, il centro necessita di “cure” adeguate nella gestione, nella manutenzione e, perfino, sotto l’aspetto strutturale …




