La prima lettura fa riferimento alla promessa dell’Alleanza e alla natura sacerdotale del popolo eletto, impegnato a rendere il culto del vero Dio così come Egli lo ha prescritto.
La lettera di Paolo continua la sua riflessione sulla giustificazione del credente grazie alla missione redentrice del Figlio di Dio, sublime manifestazione della carità di Dio verso gli uomini.

Il passo del Vangelo descrive la qualità di Gesù, Pastore di misericordia verso il popolo. Su questa base Egli fonda la missione dei Dodici Apostoli, ai quali concede la sua potestà di grazia accompagnata dalla possibilità di guarire malattie e lottare vittoriosamente contro il demonio mentre predicano che il Regno di Dio è vicino.
Le tre letture convergono nell’evidenziare la missione della Chiesa, comunità erede dell’Alleanza e popolo sacerdotale del nuovo culto a Dio. Essa è formata dai riconciliati, giustificati grazie alla morte e risurrezione del Signore, popolo che riconosce come unico Pastore Gesù e negli Apostoli i ministri impegnati nella lotta contro il male.
Così i cristiani possono essere sicuri della loro salvezza finale.
Significativa è la reazione compassionevole di Gesù nel suo intimo, perché le folle gli appaiono senza guide, come pecore prive di pastore. Egli vi pone rimedio mediante il proprio ministero e quello dei discepoli, per far conoscere all’umanità che il Regno di Dio è già presente.
In questa domenica contempliamo lo sguardo di compassione di Gesù. Non si tratta di un sentimento passeggero, ma del fremito viscerale e dello sconvolgimento d’amore di un Padre che vede i figli soffrire. Gesù osserva un’umanità stanca, ferita e disorientata, alla costante ricerca di un senso e di una guida sicura.
Egli affida questa missione alla Chiesa, che nasce proprio dal cuore compassionevole di Dio.
Dopo aver chiesto di pregare, Gesù agisce: chiama a sé i Dodici Apostoli e li invia. Questo elenco è una buona notizia per ciascuno di noi. Egli non sceglie uomini perfetti, ma persone reali, con fragilità, dubbi e storie complicate. La loro forza non risiede nelle capacità personali, ma nel potere che Gesù conferisce loro di guarire, sanare, liberare e annunciare il Regno.
«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Ciò che siamo e ciò che possediamo – la vita, la fede, l’amore delle persone care, il perdono di Dio – ci è stato donato. La gratuità è lo stile autentico del cristiano: un canale aperto attraverso il quale la grazia di Dio scorre liberamente verso i fratelli.
Oggi Gesù ripete a ciascuno di noi queste parole. Ci chiede di guardare chi ci sta accanto con i suoi stessi occhi di compassione, superando l’indifferenza e il giudizio. Ci invita a non scoraggiarci di fronte alle fatiche del mondo o della Chiesa, perché la messe è ancora molta e lo Spirito Santo continua ad operare.
Chiedia




