MAGNIFICA HUMANITAS
Caro direttore,
ha fatto scalpore lo spettacolo di Donald Trump, circondato dallo staff e dalle guide spirituali che imponevano le mani su di lui, ripreso mentre pregava in uno stato di scenografico raccoglimento: un palese tentativo di sollecitare devozione, mentre si complica il dibattito religioso-messianico per le polemiche suscitate dalle ripetute critiche al Papa, alle quali si è aggiunto l’invito del vicepresidente JD Vance a essere prudente quando parla di teologia e interpreta le Scritture.

A rendere più problematica la situazione sono i discorsi paraliturgici di Pete Hegseth, il segretario alla Guerra che non riesce a distinguere un brano autentico delle Scritture da quanto ha immaginato Quentin Tarantino per Pulp Fiction. Certamente i tatuaggi sul petto e l’impegnativo Deus Vult, l’epico motto sul suo braccio, non lo assolvono dalle ridicole conseguenze della confusione mentale che regna sovrana alla base del fanatismo cristiano statunitense.
A preoccupare veramente deve essere, però, l’insolita e rapida evoluzione del sincretismo politico-filosofico propagandato dall’intelligenza artificiale, interessata allo sviluppo della biologia e attratta da programmi e azioni dal sapore apocalittico.
In questo settore si distingue l’imprenditore Peter Thiel, discusso fondatore di Palantir. In una recente visita a Roma ha tenuto una serie di conferenze non sull’intelligenza artificiale, sull’economia o sulla guerra, ma sull’Anticristo, causando prevedibile rumore mediatico per aver propagandato un coacervo di filosofia e storia politica e religiosa, presentando orientamenti di psicologia sociale nell’auspicata prospettiva del transumanesimo.
L’Anticristo di cui parla Thiel, e che trova attenti e interessati seguaci tra i tecnocrati della Silicon Valley, non necessariamente è una singola entità: può essere un popolo o un governo impegnati a bloccare l’evoluzione umana verso il superamento dell’ignoranza, della malattia e della mediocrità.
Rispetto a questa pericolosa situazione, un gruppo di ricchissimi magnati ritiene che la salvezza possa essere garantita solo da chi è capace di prevenire la distruzione finale. Si utilizzano passi della Bibbia per solleticare i sentimenti e allarmare le psicologie, approfittando della progressiva scarsa conoscenza dei temi scritturistici.

Papa Leone XIV durante l’incontro con gli operatori dell’informazione. Foto Edgar Beltrán/The Pillar, Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0.
La traumatica premessa circa il futuro dell’umanità diventa funzionale a favorire l’ascesa di chi è destinato a svolgere il ruolo di salvatore, che sia Trump o Thiel, chiamato a promuovere l’uso della tecnologia dopo averla fusa con l’umano.
Da qui l’interesse per l’eugenetica, gli impianti neurali, gli esperimenti ben oltre gli attuali confini della medicina, l’egemonia dell’intelligenza artificiale per procedere al controllo della conoscenza.
Diventa legittima la domanda se l’immaginato incubo tecnocratico debba ascriversi al necessario superamento di una democrazia inefficiente e traballante o alla molto più umana paura della morte, che angoscia tanti narcisi, i quali vorrebbero porre riparo alla sua ineluttabilità con una speranzosa crioconservazione.
Mentre le osannate liturgie latine delle fraternità piane sparse per il globo cercano di porre un freno alla deriva post-cattolica che dichiarano essersi annidata in Vaticano, la Santa Sede ha preso posizione sui rischi di un uso della tecnologia orientato al controllo, alla guerra e alla concentrazione del potere. In questo scenario viene spesso evocata Palantir Technologies, società di software legata agli apparati di difesa e sicurezza statunitensi.
Un primo netto riferimento è stato pronunciato da papa Francesco al G7 tenuto in Puglia. Leone XIV ha chiarito ancor più la posizione della Chiesa con la sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, dedicata alla salvaguardia della persona umana nell’epoca dell’intelligenza artificiale.
Egli propone un dialogo con la Dottrina sociale della Chiesa – DSC – e con i pronunciamenti dei pontefici, partendo dal parallelismo storico con la Rerum Novarum. Papa Prevost traccia un parallelo tra le due epoche: nel 1891 si rispose ai drammi sociali e allo sfruttamento della rivoluzione industriale; oggi la coscienza cristiana analizza gli effetti della digitalizzazione, degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale, questione antropologica e non soltanto tecnica.
L’enciclica non nasce dal nulla, ma è il culmine di un percorso di riflessione intensificatosi nell’ultimo decennio e ancorato al magistero precedente. Leone XIV eredita la preoccupazione per un’intelligenza artificiale che rischia di accentuare le disuguaglianze e favorire monopoli economici.
Egli sollecita con urgenza l’algoretica, concetto promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita, ricordando quanto la Caritas in Veritate ha elaborato circa il legame tra tecnica ed etica.

Peter Thiel, fondatore di Palantir. Foto Gage Skidmore/Wikimedia Commons – CC BY-SA 2.0.
Lo sviluppo senza morale rischia di disumanizzare la società; perciò l’intelligenza artificiale deve essere guidata dalla verità e dalla giustizia, non dalla sola logica dell’efficienza o del profitto.
Quindi l’automazione non deve tradursi nell’esclusione dei lavoratori, né il sapere tecnologico deve concentrarsi nelle mani di ricchi oligopoli.
Nell’enciclica vengono esposti alcuni principi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa nell’era dell’intelligenza artificiale.
La dignità della persona rimane il criterio supremo: algoritmi o calcoli probabilistici non possono valutare la dignità intrinseca di un essere umano, creato a immagine di Dio. Il Papa mette in guardia dalle forme di controllo sociale e dalle nuove schiavitù digitali.
A proposito del bene comune, le tecnologie devono favorire il benessere collettivo e non l’interesse di pochi.
Il Papa usa una metafora biblica per mettere l’umanità di fronte a un bivio: innalzare una nuova Torre di Babele, fatta di controllo, divisione e superbia tecnologica, oppure edificare la Gerusalemme della solidarietà e della convivenza.
L’intelligenza artificiale deve potenziare le capacità umane, non sostituire il discernimento e la coscienza della persona nelle decisioni fondamentali, dalla medicina alla giustizia.
Sul piano della solidarietà, s’invoca un accesso equo e inclusivo alle opportunità digitali, soprattutto per i Paesi e le fasce sociali più svantaggiate.
Il Papa applica i concetti di pace e multilateralismo della Dottrina sociale della Chiesa ai sistemi algoritmici, chiedendo di sottrarre lo sviluppo dell’intelligenza artificiale alla logica della competizione militare e della cyber-guerra, ma anche della dominazione economica e cognitiva.
I sistemi tecnologici non vanno soltanto regolamentati dall’esterno, ma devono essere resi intrinsecamente orientati alla cura della casa comune.
Perciò Magnifica Humanitas s’inserisce nella tradizione della Dottrina sociale della Chiesa, interpretando l’intelligenza artificiale non come tema specialistico o appendice, ma come terreno cruciale sul quale si gioca la tutela della libertà, del lavoro e della dignità umana.




