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Sfoglia: Cilentani nel mondo
Questa nazione, che deve il suo nome ad un albero della Mata Atlantica (la densa foresta nativa) è il Brasile. In questa serie di articoli cercherò di raccontarvi quello che è stato il mio viaggio in questa nazione tropicale, calderone di mille culture e terra di sogni e speranze per molti dei nostri avi, parlandovi di tre città: Santos, São Paulo e Rio de Janeiro.
Mio padre lavorava nelle ferrovie e sapeva costruire il ferretto per fare i fusilli. Mia nonna, la madre di mio padre, era un’ostetrica
Mia nonna non era mai stata in Italia, ma quando morì mio nonno volle conoscere la sua famiglia di origine a Felitto. Mia nonna e mio nonno si sono conosciuti in America
Signor “preside” si presenti a chi leggerà questa intervista … Sono Chris (Francesco) Gatto, il…
Da ragazzo ho fatto tanti lavori. Ho consegnato giornali; ho lavorato in alcuni fast food; mi sono arruolato nella marina, ma poi ho dovuto lasciarla a causa delle mie ginocchia. In realtà, ho sempre voluto fare il poliziotto, ma poi, dopo averlo fatto, ho capito che non andava bene per me. Ho lavorato per una compagnia aerea, che ha chiuso. Ho lavorato come autista su camion e pullman
Suo padre, anch’egli si chiamava Antonio, è morto a 46 anni a causa del lavoro in miniera che gli ha provocato problemi ai polmoni.
Antonio
per il ruolo
istituzionale
Antonio D.S.
ambasciatore
in Alabama
Antonio Di Stasi
curatore in
trasferta
Alessandro
come infaticabile
organizzatore
Antonella
l’occhio che vigila
su ogni sfumatura
Bartolo
nel raccontare
i vissuti simili
ma così diversi
Fabrizio
fotografo
e assistente del coach
Francesca
inesauribile
interprete di parole
Giuseppina
memoria
storica di Felitto,
Gina
sorniona
osservatrice
fuori campo
Rosanna
inesauribile
cucitrice
di relazioni
Vito
Lo chef dei
due mondi
Il quarto giorno a Manhattan e la mia prima e unica “Maratona di New York” che avrò corso … a tappe!
Richiamo alla mente i loro volti che si illuminano quando ne parlano e accennano ai loro vissuti su queste strade;. Non faccio molto caso a chi mi viene incontro, mi sento in sintonia, invece, con chi si muove nella mia stessa direzione, che sorpasso o che mi supera, correndo o camminando, non importa … Mi ritrovo a correre quasi ad occhi chiusi nello sforzo di immaginare di essere dove sono ma di ritrovarmi in un’altra dimensione fisica e psichica.
Sul ponte di Brooklyn c’è una marea di persone che, senza soluzione di continuità, passa dalla sponda newyorkese a quella opposta additandosi punti lontani. Riportando lo sguardo su altri che attirano la curiosità e impongono di essere immortalati da telecamere e telefoni in modalità permanentemente accesi.
È un fiume di persone che si muovono sulla bellissima area pedonale che separa il mare dalla striscia di asfalto che porta il traffico da e per i ponti di Brooklyn e Manhattan.
Si corre sempre in compagnia come in una maratona con il vantaggio che si può scegliere la direzione e guardare negli occhi chi si incontra …
Ogni passo in avanti è accompagnato da inquadrature diverse che restituiscono fotogrammi che restano impressi nella memoria.
I muri, dove sono adagiate le lapidi di uomini e donne morte in quella data fatidica, sono ricoperti da bandierine a ricordare la nazione di provenienza. Gli “addobbi” sono il segno delle celebrazioni che si sono svolte i giorni precedenti al nostro arrivo.
Mi sentivo pronto per iniziare il mio laboratorio di ricerca, dall’altro iniziai un altro studio clinico molto importante che riguardava i trapianti. Studiammo un sistema che evitava il rigetto delle cellule del donatore. Alla fine diventai uno specializzando in trapianti di midollo osseo da donatore. Decisi di accettare l’offerta dell’università dell’Alabama dove dirigo il laboratorio di cellule staminali per il trapianto.


