Il vero problema non è che i giovani partono. Il vero problema è che nessuno, o quasi, arriva o rientra.
“Fra cent’anni saremo tutti morti.”
Dalle nostre parti si dice spesso così.
Una battuta.
Una scrollata di spalle.

Un modo per liquidare problemi che sembrano troppo grandi o troppo lontani per essere affrontati.
Eppure lo spopolamento non è un problema che riguarda il prossimo secolo.
Riguarda oggi.
Riguarda il presente.
Riguarda il bambino che non nasce, il giovane che parte, la casa che si chiude, la bottega che abbassa la saracinesca, la classe scolastica che perde alunni, il servizio pubblico che diventa sempre più difficile da mantenere.
Per questo vale la pena soffermarsi sulla storia di Camini, piccolo comune della Calabria diventato negli ultimi anni un caso di studio nazionale.
Camini, poco più di ottocento abitanti, sembrava destinato allo stesso destino che accomuna molti borghi dell’Italia meridionale.
Spopolamento.
Invecchiamento della popolazione.
Case abbandonate.
Servizi a rischio.
Una storia che anche molti comuni del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni conoscono bene.
Poi qualcuno ha deciso di non considerare inevitabile quel destino.
Attraverso il recupero di abitazioni inutilizzate, l’accoglienza di nuove famiglie, la riattivazione di attività economiche e la valorizzazione del patrimonio esistente, Camini ha cercato di invertire una tendenza che sembrava irreversibile.

Si può discutere sulle modalità.
Si può essere favorevoli o contrari.
Si possono avere opinioni differenti sulle scelte compiute.
Ma un dato resta.
Qualcuno ha agito.
Qualcuno ha provato a cambiare le cose.
Ed è forse questa la lezione più importante che arriva da quel piccolo borgo calabrese.
Non tanto la soluzione adottata.
Quanto la volontà di cercarne una.
Perché il vero problema non è che i giovani lasciano i piccoli borghi del Cilento.
Questo è sempre accaduto.
Si partiva per studiare.
Si partiva per lavorare.
Si partiva per costruirsi un futuro.
Il vero problema è un altro.
È che oggi nessuno, o quasi, arriva.
E nessuno, o quasi, rientra.
Per decenni i nostri paesi hanno perso popolazione confidando in un equilibrio naturale.
Partiva qualcuno.
Qualcun altro restava.
Qualcuno tornava.
Qualcun altro arrivava.
Oggi questo equilibrio si è spezzato.
Le partenze continuano.
Gli arrivi sono rarissimi.
I ritorni ancora di più.
Ed è qui che si gioca il futuro delle aree interne.
Perché una comunità può sopportare le partenze se riesce ad attrarre nuove persone, nuove famiglie, nuove energie.
Ma quando alle partenze non corrisponde più alcun arrivo, il declino smette di essere una fase storica e diventa una condizione permanente.
Nel numero 2 del 2026 della rivista “Unico Patrimonio”, dedicato ai comuni italiani con meno di mille abitanti, emerge chiaramente come la questione demografica rappresenti la vera sfida del prossimo futuro.
Anche il Cilento conosce questa realtà.
Da Valle dell’Angelo a Serramezzana, da Sacco a Campora, da Magliano Vetere a Monteforte Cilento, esistono comunità che continuano a resistere grazie alla tenacia dei loro abitanti.
Ma la domanda resta.
Chi abiterà questi paesi tra venticinque anni?
Chi terrà aperte le scuole?
Chi coltiverà i terreni?
Chi manterrà vive le associazioni, le tradizioni e le attività economiche?

Chi si prenderà cura del paesaggio che oggi consideriamo una delle più grandi ricchezze del nostro territorio?
Forse il momento è arrivato.
Forse il Cilento deve iniziare a discutere non soltanto di infrastrutture, servizi e finanziamenti, ma anche di attrattività territoriale.
Come riportare persone nei paesi che continuano a perdere abitanti?
Come favorire il ritorno degli emigrati?
Come attirare nuove famiglie?
Come valorizzare il patrimonio immobiliare inutilizzato?
Come trasformare il lavoro da remoto, il turismo residenziale, l’agricoltura innovativa e le nuove forme di imprenditorialità in opportunità concrete di ripopolamento?
Non esistono soluzioni semplici.
Ma esiste una certezza.
I paesi non si salvano da soli.

E soprattutto non si salvano aspettando.
Camini dimostra che qualcosa può essere fatto.
Il Cilento possiede una risorsa ulteriore: un’identità forte, un patrimonio straordinario e un Parco Nazionale riconosciuto nel mondo.
La vera domanda non è se dobbiamo copiare qualcuno.
La vera domanda è se abbiamo ancora il coraggio di immaginare il nostro futuro prima che siano gli eventi a deciderlo per noi.
Perché i paesi non muoiono quando i giovani partono.




