Liturgia della Parola
DEUTERONOMIO 8,2-3.14B-16A; I CORINZI 10,16-17; GIOVANNI 6,51-58
Se la vita a volte appare un deserto nel quale siamo condannati a vagare, allora la prima lettura si trasforma in un messaggio di speranza: il dono dell’acqua e della manna consente di affrontare i pericoli e avere la forza per entrare nella Terra Promessa.
Mentre si procede in questo pellegrinaggio della vita – come si legge nella seconda lettura – mangiando dello stesso Pane si diventa una comunità viva, un solo corpo che, insieme al Corpo di Cristo, forma la Chiesa.

Gesù lo promette nel passo del Vangelo. Però il rischio del dubbio, della scandalizzata riserva mentale, permane e anche noi molto spesso ripetiamo con i Giudei: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Allora diventa necessario riflettere sull’Eucaristia per comprendere cosa veramente opera in noi.
Presente nella Parola, nel Pane e nel Vino, nella comunità, con l’Eucaristia Gesù continua a farsi carne; senza di Lui non possiamo operare, amare, servire, perché l’Eucaristia è il Gesù della Pasqua, l’amico di Emmaus che incoraggia il nostro spirito di stanchi e sfiduciati viandanti, il Risorto che mangia con gli apostoli per condividere la gioia.
L’Eucaristia consente di entrare in una relazione vitale con la comunità. Ecco perché l’incontro domenicale qualifica il cristiano.
L’Eucaristia è sempre una celebrazione che rende presente la comunità e la costruisce, consolidandola con le Sacre Scritture, con la preghiera dei fedeli, con il segno della pace che genera fraternità e con il Pane condiviso che diventa attenzione discreta ai bisogni degli altri.
L’Eucaristia è il sacramento che consente di appropriarsi, qui e ora, di tutto ciò che Cristo è stato, è e sarà, quando la Chiesa, nella quale noi siamo inseriti, avrà compiuto il suo pellegrinaggio di salvezza partecipando a tutti la redenzione.
Il Vangelo di oggi invita a riflettere sul discorso eucaristico riportato nel capitolo sesto di Giovanni. Fa riferimento al mangiare e al bere, azioni centrali nella Bibbia. In Genesi è proprio il mangiare o meno del frutto dell’albero della vita a mettere in moto una vicenda che si conclude nell’Apocalisse con l’esaltazione dell’acqua viva.
Tra questi due estremi si sviluppa la storia della tentazione, del peccato, dell’espiazione e della salvezza, espressa in termini di nutrimento e di dono per indicare il rapporto tra uomo e Dio, tra uomo e natura, tra gli uomini stessi, pronti a contendersi i beni ma anche a riunirsi a tavola per celebrare nella pace i legami di amicizia.
Se mangiare e bere esprimono bisogni primordiali, richiamano anche la comunione della famiglia umana, vero substrato del sacramento, capace di risolvere il rapporto traumatico tra violenza e comunione grazie all’Eucaristia. Essa è riconciliazione per la violenza fatta all’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo, e consente all’umanità, piegata e ferita dal peccato, l’approdo alla vita beata, ingresso nel Regno dove l’universo è riconciliato.
Dio dona questo nutrimento: il Cristo, Pane del cammino, che consente di attraversare i deserti della sete e della fame nel viaggio verso la meta comune.
Il ricordo della propria condizione nelle angustie della vita diventa un convincente appello per attualizzare l’esperienza della salvezza e prestare fede all’affermazione di Gesù: «Io sono il pane vivo», realtà santa che realizza la prima legge del Signore: che l’uomo viva.
Ogni domenica ci è data questa possibilità celebrando Cristo che si dona, in particolare oggi, festa del «prendete e mangiate, prendete e bevete», del dono non meritato ma offerto a tutti.
Il passo evangelico ripete rispettivamente sette e tre volte i verbi mangiare e bere. Così Gesù parla dell’Eucaristia, che diventa Pane vivo per ciascuno di noi se da essa sappiamo trarre energia, speranza, coraggio e capacità di amare, curando gli altri, il creato e noi stessi.
Così Egli veramente rimane in noi, realizzando un legame di intimità che nutre la fede di abbagliante semplicità.
Cristo in me e io in Lui: è questa la conseguenza dell’invito di Gesù: «Prendete, mangiate». È il modo con cui manifesta il suo amore per l’uomo: dono di Pane per la vita.
L’affermazione genera stupore: il cuore accoglie Dio e così diventiamo una cosa sola. Sono parole solenni, che Gesù sottolinea con la formula: «In verità, in verità io vi dico».
Egli rimanda all’immagine dell’agnello pasquale, alimento che fornisce la forza per intraprendere il viaggio verso la piena libertà, oltre il deserto della schiavitù.
Non si attende una adesione meramente ideale, ma concreta, perché la vita eterna promessa non è soltanto un premio futuro per la buona condotta, ma una qualità di vita già presente, indistruttibile perché partecipe della vittoria del Risorto.
La vita eterna è conoscere l’unico vero Dio e colui che Egli ha mandato: una conoscenza che è amore vissuto, esperienza concreta e trasformante.
Oggi, in tutti i paesi, si parteciperà al rito della Processione del Corpus Domini, simbolico gesto del camminare insieme. Gesù non vuole rimanere chiuso in chiesa, ma desidera entrare nelle fatiche, partecipare alle gioie e rispondere ai dubbi della nostra vita quotidiana.
Per questo portare l’Eucaristia tra le case significa affermare che Dio abita con noi e che nessuno è mai solo.
Rispondiamo allora al suo invito riflettendo sul modo in cui possiamo essere anche noi «pane spezzato» e dono per gli altri, pronti a riconoscere il valore della presenza reale di Gesù nei momenti di silenzio, di adorazione e di preghiera.
lr




