Prof. Antonio Coccaro
Quasi quarant’anni trascorsi al “Roselli”, dal primo incarico nel 1971 al pensionamento nel 2010. Il ricordo dei docenti, degli studenti e della lungimiranza di Emilio Coccaro, insieme a un appello: recuperare l’archivio della scuola per conservarne la memoria
Parlare dell’Istituto Magistrale di Piaggine è parlare della mia vita.
Mi sono laureato in matematica il 9 gennaio 1971, nella prima seduta utile dopo mesi di occupazione della facoltà. Con i canoni di oggi ero poco più di un ragazzo, ma allora si cresceva in fretta.
Era di sabato. La domenica mattina incontrai, nell’allora Bar Fiorillo, il professor Franco Vairo, vicepreside dell’Istituto Magistrale di Piaggine, al quale fui presentato da un amico comune come neolaureato in matematica.

Il professor Vairo, mai compianto abbastanza, mi invitò a presentare domanda di supplenza: c’era una cattedra di matematica e fisica libera e non si riusciva a trovare un insegnante.
Il lunedì presentai la domanda.
Il martedì presi servizio.
L’Istituto era allora sezione staccata di quello di Teggiano, presieduto dall’illustre professor Daniele Caiazza.
Da quel momento ho prestato servizio all’Istituto Magistrale ininterrottamente fino al collocamento a riposo, avvenuto il 1° settembre 2010.
Una scuola fatta prima di tutto di persone
Fui accolto da un corpo docente dalla preparazione professionale eccelsa, ma ancora più grande, se possibile, sotto il profilo umano.
Il mio pensiero va al “filosofo” Antonio Nigro. Per me è stato un maestro; per i suoi alunni qualcosa di più.
Altri colleghi ci hanno lasciato prematuramente e, tra questi, non posso non ricordare Vincenzo Ferrazzano e Cosmo Schiavo, intelligenze finissime.
Cosmo Schiavo fu anche preside dell’Istituto.
Erano i primi anni Settanta. La contestazione era arrivata anche in provincia e qualche fermento si registrava pure nella nostra scuola.
Ma la Scuola — la nostra Scuola — seppe ascoltare e accompagnare una crescita culturale e umana i cui risultati, a distanza di decenni, credo si commentino da soli.
Nel corso degli anni si sono alternati dirigenti, docenti e personale amministrativo, ma l’aria che si respirava nella scuola è rimasta sempre la stessa.
Nessun alunno, qualunque fosse la sua provenienza, veniva lasciato solo.
Gli studenti della nostra scuola erano considerati prima di tutto individui, persone, e ciascuno veniva valutato sulla base di ciò che era realmente in grado di dare, non soltanto sul piano strettamente scolastico.
Non lasciarsi sfuggire le intelligenze

A mio avviso, il peggior danno che una scuola possa arrecare è quello di lasciarsi sfuggire tra le maglie le intelligenze migliori.
Nella nostra scuola questo non è mai avvenuto.
Tra i diplomati dell’Istituto Roselli figurano professionisti affermati: ingegneri, medici, docenti, avvocati, dirigenti scolastici che hanno costruito la propria carriera in Italia e anche all’estero.
È la dimostrazione che la scuola di Piaggine aveva fornito loro gli strumenti per affrontare studi universitari anche molto impegnativi.
Non di rado ho avuto il privilegio di ricevere da colleghi e commissari d’esame ospitati nel nostro Istituto complimenti per il livello di preparazione riscontrato negli alunni.
Ricordo inoltre che, nei vari concorsi magistrali della provincia di Salerno, i candidati provenienti dall’Istituto Magistrale di Piaggine facevano registrare un’elevata percentuale di vincitori.
La scuola dell’infanzia e quella primaria hanno visto affermarsi in tutta Italia, professionalmente e umanamente, tanti diplomati del Roselli.
E anche coloro che hanno intrapreso altre strade, negli enti pubblici o nell’attività privata — e non sono pochi — hanno dimostrato e continuano a dimostrare serietà e competenza.
La lungimiranza di una scelta
A questo punto mi viene spontaneo riproporre una riflessione che non è nuova e che forse non appartiene soltanto a me.
Bisogna riconoscere la lungimiranza dimostrata dall’amministrazione comunale di Piaggine, guidata allora dal sindaco cavaliere Emilio Coccaro, nell’investire sulla formazione culturale.
Dalle nostre parti la scuola è stata sempre considerata uno dei pochi strumenti capaci di consentire alle persone di salire i gradini della scala sociale.
Nessuna industria “calata dal Nord” avrebbe probabilmente potuto assicurare, per un periodo così lungo, altrettanto lavoro, dignità e benessere.
La lungimiranza consistette anche nella scelta dell’indirizzo: l’Istituto Magistrale.
Proprio la specificità di quella scuola fece sì che a Piaggine arrivassero numerosi studenti dai paesi vicini e, in verità, anche da centri non proprio vicinissimi.

Molti ricorderanno i “Porcili” affollati dagli studenti del Magistrale.
«Sapesse quanti panini ho consumato davanti al Ministero!»
Voglio raccontare un aneddoto che mi vide personalmente protagonista.
Una mattina d’estate, credo nel 1974 o 1975, abbastanza presto, mi recavo al tabacchino Mastrandrea dei “Porcili” per fare scorta di sigarette.
Seduto sulla panchina davanti al tabacchino, intento a fumare la sua sigaretta, c’era il cavaliere Emilio Coccaro, che considero a pieno titolo il padre dell’Istituto Magistrale.
Lo salutai e cominciammo a parlare del più e del meno.
Durante la conversazione, io poco più che giovanotto, gli chiesi come fosse riuscito a ottenere per Piaggine, che allora contava poco più di duemila abitanti, un Istituto Magistrale.
Gli istituti magistrali, in quegli anni, si contavano sulle dita di una mano nella provincia di Salerno.
Non ricordo tutto ciò che mi disse.
Ma ricordo perfettamente una frase.
Mi chiamò “Professore”, perché era un galantuomo, e disse:
«Sapesse quanti panini ho consumato davanti al Ministero! Arrivavo presto la mattina, mi intrufolavo tra il personale per entrare e poter rappresentare a chi di dovere le esigenze del nostro territorio».
Dentro quella frase c’è forse tutta la misura dell’impegno necessario per conquistare una scuola a un piccolo paese dell’interno.
Non aspettare che qualcuno decidesse per Piaggine.
Andare a Roma e chiedere, insistere, aspettare, tornare.
Anche consumando panini davanti a un Ministero.
Un’aula per Emilio Coccaro
Quando era preside il professor Antonio Vairo, un’aula dell’Istituto venne intitolata al cavaliere Emilio Coccaro.
Su incarico dello stesso preside ebbi l’onore di redigerne la motivazione.
Era un riconoscimento dovuto a un uomo che aveva capito quanto una scuola potesse incidere sulla storia di un paese.
E oggi, guardando a ciò che l’Istituto Magistrale ha prodotto in tanti decenni, quella intuizione appare ancora più evidente.
Salvare l’archivio significa salvare la memoria
Termino con un invito rivolto alle autorità scolastiche e al sindaco Renato Pizzolante.
Bisogna tentare di recuperare, per quanto ancora possibile, l’archivio dell’Istituto Magistrale “Roselli”.
Dentro quelle carte è raccontata, anno dopo anno, la storia della scuola.
Registri.
Documenti.
Nomi.
Classi.
Docenti.
Studenti.
Decisioni.
Passaggi amministrativi.
Sono carte che, prese singolarmente, possono apparire semplici atti burocratici.
Insieme costituiscono invece la memoria di una comunità.
Perché la storia del Magistrale non appartiene soltanto a chi vi ha insegnato o studiato.
Appartiene a Piaggine e a tutto il territorio che quella scuola ha servito.
Io vi ho trascorso quasi quarant’anni della mia vita.
E proprio per questo so che salvare quell’archivio non significa conservare soltanto dei documenti.
Significa impedire che vada perduta la storia di ciò che quella scuola è riuscita a fare per intere generazioni.
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