Il sorriso, appena accennato sotto i baffi, non si contraddiceva mai.
Un eloquio che sapeva di buono e una stazza imponente che sembrava dare peso specifico ai tanti ruoli ricoperti nel corso della vita.
Luigi Scorziello, per tutti semplicemente Luigi, era uno di quegli uomini capaci di attraversare incarichi e istituzioni senza costruire distanza intorno a sé.

Vicepresidente e poi presidente della BCC di Aquara, presidente provinciale della Coldiretti, componente del Consiglio di amministrazione della Camera di Commercio di Salerno. L’elenco potrebbe continuare.
Ma i ruoli, da soli, non bastano a raccontarlo.
La sua cifra personale era il modo di stare nelle relazioni: affabile, disponibile, sempre portato ad affiancarsi all’interlocutore piuttosto che contrapporglisi. Anche nei passaggi più delicati riusciva quasi sempre a sottrarre terreno alla polemica.
Quando bisognava affrontare una situazione scabrosa, Luigi era uno di quelli ai quali ci si poteva affidare.
L’eredità di Rocco D’Urso
La sua storia nella BCC di Aquara si intreccia profondamente con quella del fondatore Rocco D’Urso e del direttore storico Antonio Marino.
Per due mandati Scorziello fu vicepresidente vicario e, negli ultimi anni della presidenza di D’Urso, ne assunse di fatto molte responsabilità operative. Poi, con il rinnovo delle cariche del 2007-2009, ne raccolse l’eredità alla guida della banca.
Quando lo intervistammo nel 2018, Luigi ricordò D’Urso soprattutto per l’integrità morale, la fiducia accordata ai collaboratori e la capacità di richiamare continuamente il Consiglio alle ragioni sociali ed economiche per le quali la banca era nata.
Era una lezione che Scorziello aveva fatto propria: la banca doveva crescere senza dimenticare perché era nata.
Ed è forse proprio questo il filo che attraversa tutta la sua presidenza.
La banca cresce, Luigi prova a tenere insieme i territori
Con Scorziello la BCC di Aquara, già uscita dalla propria area originaria, accelera il processo di espansione.
Nell’intervista del 2018 ricordava che, dopo Castel San Lorenzo e Roccadaspide, il territorio di riferimento era diventato troppo limitato per sostenere la crescita futura. La scelta fu quindi quella di procedere gradualmente, aprendo nuovi sportelli invece di inseguire fusioni.
In undici anni, spiegava, la banca era passata da tre a dodici sportelli, con un ritmo vicino a una nuova apertura all’anno.
La Piana del Sele, Battipaglia, Pontecagnano, Salerno. Poi nuovamente lo sguardo verso il Cilento e Agropoli.
Era una stagione nella quale la banca cambiava dimensione.
E Luigi ne interpretava il passaggio con il suo stile: senza proclami, ma assumendosi il peso delle scelte e spiegandole ai soci e ai clienti.

Potremmo definirlo, con un’immagine volutamente antica, una sorta di “cavalier servente” della BCC di Aquara: si caricava sulle spalle le decisioni del Consiglio e poi le accompagnava nei tanti rapporti quotidiani con chi chiedeva spiegazioni.
Non esercitava l’autorità trasformandola in distanza.
La trasformava in mediazione.
«Il dialogo per mantenere il legame con il territorio»
C’è un passaggio di quella vecchia intervista che oggi assume quasi il valore di un testamento professionale.
Gli chiedemmo se la nuova sede amministrativa lungo la SS18 e l’espansione verso la Piana del Sele non rischiassero di allontanare la banca dalla Valle del Calore, il territorio che l’aveva generata.
La risposta fu netta.
Scorziello spiegò che la sede legale sarebbe rimasta ad Aquara e che bisognava riprendere gli incontri territoriali con i soci per ascoltare le comunità della Valle del Calore. Per lui dialogo e confronto erano gli strumenti indispensabili per conoscere i problemi e conservare il legame con il territorio.
È probabilmente una delle frasi che oggi descrive meglio la sua idea di Credito Cooperativo.
Crescere, sì.
Allargare gli spazi operativi.
Rendere la banca più efficiente.
Ma senza recidere le radici.
Una banca che stava cambiando
Scorziello era anche consapevole che il Credito Cooperativo stava entrando in una nuova stagione.
Nel 2018 parlava della riforma delle BCC, di consigli di amministrazione destinati a diventare sempre più tecnici, delle regole dell’Unione bancaria europea e del rapporto con le capogruppo. Chiedeva però gradualità e proporzionalità nell’applicazione delle nuove regole.
Non era quindi il custode nostalgico di una banca immobile.
Aveva capito che il sistema doveva cambiare.
Ma riteneva possibile farlo senza rinunciare alla specificità del Credito Cooperativo.
Ed è qui che il ricordo professionale si salda perfettamente con quello umano.
Antonio Marino: trent’anni fianco a fianco
Antonio Marino, storico direttore generale, ha ricordato una collaborazione durata trent’anni.

Due caratteri diversi e complementari.
Marino più impulsivo e focoso, Scorziello serafico e diplomatico.
È forse in questa complementarità che si comprende una parte della lunga stagione vissuta insieme ai vertici della BCC di Aquara.
Marino ricorda la passione per la banca, la dedizione al lavoro, la fiducia reciproca e soprattutto la capacità di Luigi di riportare equilibrio nei momenti più difficili.
Negli ultimi tempi Scorziello aveva combattuto contro una grave malattia, affrontata con la stessa compostezza che ne aveva caratterizzato la vita pubblica.

Per Marino se ne va «un uomo d’altri tempi».
Un’espressione che non descrive soltanto una generazione.
Descrive un modo di intendere la parola data, la lealtà e la responsabilità.
«Un padre morale» per la BCC
Anche il Consiglio di amministrazione della BCC di Aquara, del quale Scorziello era tornato recentemente a far parte, ne sottolinea soprattutto la dimensione umana.
Lo ricorda come figura di riferimento per soci e dipendenti, uomo profondamente legato alla comunità e capace di accompagnare la professionalità con una costante attenzione alle persone.
È una descrizione che coincide con il Luigi che abbiamo conosciuto.
La banca poteva crescere, cambiare struttura, aprire nuove filiali.
Ma dietro i numeri continuavano a esserci persone da ascoltare.
Michele Albanese: «Tra noi un legame autentico»
Molto personale anche il ricordo di Michele Albanese, presidente della Banca Monte Pruno.

Con Scorziello aveva condiviso anni di lavoro nel Credito Cooperativo, confronti, momenti difficili e occasioni più leggere, comprese le gite organizzate dalla BCC di Aquara alle quali Luigi non mancava di invitarlo.
Albanese sceglie una parola sopra tutte per descriverlo:
umiltà.
Un’umiltà vera, accompagnata dalla capacità di ascoltare, comprendere, sopportare e offrire una parola capace di restituire serenità.
I due si erano sentiti poco prima del ritorno di Scorziello nel Consiglio di amministrazione e si erano promessi di rivedersi.
Quell’incontro non ci sarà.
Ma resta tutto ciò che una lunga relazione professionale e personale ha sedimentato.
Il sorriso sotto i baffi
Alla fine, tornando con la memoria agli anni nei quali Luigi Scorziello teneva la scena nelle assemblee della banca, negli incontri della Coldiretti, nella Camera di Commercio e nelle tante occasioni pubbliche, rimane soprattutto un’immagine.
Quella stazza imponente.
L’eloquio tranquillo.
E quel sorriso che affiorava sotto i baffi senza mai contraddirsi.
Nel 2018, quando gli chiedemmo di immaginare il futuro della BCC di Aquara, vedeva una banca destinata a continuare a crescere.
Aveva ragione a guardare avanti.
Ma forse la parte più importante della sua risposta non riguardava gli sportelli, le sedi o i volumi di lavoro.
Riguardava il rapporto con le comunità.
Ascoltare. Dialogare. Non perdere il legame con il territorio.
Oggi che Luigi non c’è più, quelle parole valgono più di allora.
Perché raccontano la banca che aveva contribuito a costruire.
Ma soprattutto raccontano l’uomo.
Buon viaggio, Luigi.




