L’11 settembre a Villa Matarazzo sarà presentata la seconda edizione del festival diffuso del Parco. Si parte ancora da Santa Maria di Castellabate, mentre è già annunciata una tappa a Trentinara. UNICO pone alcune domande prima che venga svelato il cartellone: tutti gli 80 Comuni hanno avuto la possibilità di proporre eventi? Quali sono i criteri di scelta? E, soprattutto, quanto viene speso Comune per Comune?
Domani, 11 settembre alle 17.30, Villa Matarazzo a Santa Maria di Castellabate ospiterà la conferenza stampa di presentazione della seconda edizione di “Weekend al Parco”, la rassegna con cui l’Ente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni intende portare cultura e spettacolo nei luoghi più suggestivi dell’area protetta.

Due ore più tardi, alle 19, nella stessa Villa Matarazzo andrà in scena “Forza Venite Gente – Il Musical”, dedicato alla figura di San Francesco d’Assisi. Il biglietto costa 15 euro. Il Parco presenta l’iniziativa come una rassegna culturale itinerante destinata a valorizzare il patrimonio storico, naturale e comunitario dell’area protetta.
Un secondo appuntamento è già noto: venerdì 18 settembre alle 21.30, a Trentinara, Enzo Avitabile e i Bottari di Portico, con ingresso gratuito. La notizia è pubblicata sul sito istituzionale del Comune.
Il resto del calendario verrà presentato domani.
Ed è proprio prima di conoscere i nomi degli artisti che riteniamo utile porre qualche domanda.
Perché il problema non è se sia giusto organizzare concerti e spettacoli.
Il problema è capire come un Ente che rappresenta 80 Comuni sceglie dove portarli e come distribuisce le risorse.
Un festival “diffuso”. Ma come vengono scelti i luoghi?
“Weekend al Parco” nasce dichiaratamente come festival diffuso.
Quando il progetto fu presentato nel 2025, l’Ente parlò di una programmazione triennale destinata a interessare l’intero comprensorio. Tra i luoghi simbolici indicati comparivano Villa Matarazzo, la Certosa di Padula, le aree archeologiche, il Pianoro di Ciolandrea e il Sacro Monte di Novi Velia.
Successivamente il presidente Giuseppe Coccorullo spiegò che l’obiettivo era estendere la stagione turistica da settembre a giugno attraverso un progetto triennale fondato sulla rotazione dei luoghi e dei Comuni, destinato a coinvolgere tutti i territori del Parco.
Bene.
Ma proprio quella dichiarazione rende necessaria una verifica.
Come avviene questa rotazione?
Nelle fonti pubbliche che abbiamo consultato fino ad oggi non abbiamo trovato un avviso, una manifestazione d’interesse o altro documento pubblico dal quale risulti che tutti gli 80 Comuni siano stati invitati a presentare proposte per “Weekend al Parco 2026”.

Questo non significa che una comunicazione non sia stata trasmessa direttamente alle amministrazioni comunali.
Significa semplicemente che noi non ne abbiamo trovato, allo stato, evidenza pubblica.
E allora la domanda diventa inevitabile:
tutti i Comuni hanno avuto la stessa possibilità di proporre una manifestazione, un luogo o un progetto?
Se sì, sarebbe utile conoscere la nota con la quale sono stati invitati, quanti hanno risposto e quali criteri sono stati utilizzati per selezionare le proposte.
Se invece il cartellone viene predisposto direttamente dall’Ente e dalla direzione artistica, è altrettanto legittimo chiedere chi sceglie i Comuni destinatari e sulla base di quali criteri.
Nel 2025 l’interno c’era. Ma i grandi riflettori anche sulla costa
La prima edizione non può essere descritta come una manifestazione esclusivamente costiera.
Nel 2025 gli appuntamenti raggiunsero anche Stella Cilento, Corleto Monforte, San Mauro Cilento, Perdifumo, Petina, Caselle in Pittari, Vallo della Lucania, Montesano sulla Marcellana e altri centri dell’interno.
Sarebbe quindi scorretto sostenere che l’entroterra sia stato semplicemente ignorato.
Ma è altrettanto vero che alcuni degli eventi di maggiore richiamo vennero collocati in località già fortemente attrattive: Cala Bianca a Camerota, Villa Matarazzo a Santa Maria di Castellabate e Velia ad Ascea. A Villa Matarazzo arrivarono, tra gli altri, Giovanni Allevi e Noa; a Velia la Nuova Orchestra Scarlatti diretta da Beatrice Venezi.
Quest’anno si riparte ancora da Santa Maria di Castellabate.
È una scelta legittima.
Ma per un Ente che dichiara di voler rafforzare la coesione tra i Comuni e sostenere l’economia locale non basta distribuire geograficamente le date.
Per capire dove vanno realmente le risorse bisogna conoscere quanto vale ogni singola tappa.
Un piccolo concerto in un paese dell’interno e uno spettacolo di grande richiamo sulla costa valgono entrambi una bandierina sulla cartina.
Ma potrebbero avere costi profondamente differenti.
La geografia degli eventi non coincide necessariamente con la geografia della spesa.
I primi soldi che conosciamo
Qualche cifra, intanto, è già pubblica.

Il progetto “Week End al Parco” è stato ammesso nel 2025 alla programmazione triennale 2025-2027 del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo del Ministero della Cultura. Nel 2025 al Parco furono assegnati 17.178,55 euro.
Per il 2026 il contributo ministeriale è salito a 17.899 euro, come risulta dal provvedimento della Direzione generale Spettacolo del Ministero della Cultura.
La Camera di Commercio di Salerno, nel proprio bilancio 2025, registra inoltre 20.000 euro destinati a “Week-end al Parco 2025”.
Ma questi numeri non ci dicono ancora quanto sia costata complessivamente la prima edizione né quanto costerà quella che parte domani.
E c’è un altro elemento che merita attenzione.
Un altro “Week End al Parco” da 400 mila euro
Nella graduatoria del Fondo Unico Nazionale per il Turismo compare un progetto dell’Ente Parco denominato anch’esso “WEEK END AL PARCO”, CUP E79I25000980001.
Il quadro economico indicato è di 400.000 euro: 290.000 euro di contributo e 100.000 euro di cofinanziamento, secondo il prospetto ufficiale del Ministero del Turismo.
Attenzione, però.
Non stiamo dicendo che questi 400 mila euro siano il costo del festival musicale che parte domani.
Sarebbe una conclusione che i documenti attualmente in nostro possesso non consentono.
Stiamo dicendo qualcosa di diverso: esiste un progetto dello stesso Ente, con lo stesso nome, finanziato attraverso un altro canale e con un quadro economico molto più consistente.
Proprio per questo sarebbe utile che il Parco chiarisse quale rapporto esista tra le diverse progettualità denominate “Weekend al Parco”, quali attività siano finanziate da ciascuna e con quali risorse.
La trasparenza serve anche a evitare che somme e iniziative differenti vengano impropriamente confuse.
Costa e interno: non bastano le buone intenzioni
La questione assume un significato particolare nel Parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Perché non stiamo parlando di un territorio uniforme.
La nostra ricerca per UNICO Patrimonio sta documentando una frattura demografica profonda: i Comuni costieri, nel loro complesso, hanno retto o aumentato la popolazione, mentre quelli dell’interno hanno subito un forte arretramento.
La costa dispone del mare, di consistenti flussi turistici, di seconde case, strutture ricettive e di una maggiore capacità di attrarre presenze.
Le aree interne partono da condizioni molto diverse.
Un evento organizzato in una località che richiama già migliaia di visitatori intercetta un flusso esistente.
Un evento organizzato a Corleto Monforte, Piaggine, Valle dell’Angelo, Roscigno o in un altro piccolo centro interno deve invece riuscire a creare un flusso che non esiste.
Non significa che sulla costa non si debba spendere.
Significa che, se tra le finalità dichiarate esiste il riequilibrio territoriale, la distribuzione delle risorse dovrebbe essere leggibile e misurabile.
UNICO non sarà in sala. Ma queste domande ci saranno
UNICO non sarà fisicamente presente alla conferenza stampa di Villa Matarazzo.
Ma ci sarà con il suo articolo.
E soprattutto con alcune domande che lasciamo pubblicamente sul tavolo:
- Tutti gli 80 Comuni del Parco sono stati invitati a presentare proposte per “Weekend al Parco 2026”? Se sì, attraverso quale atto e quanti hanno risposto?
- Con quali criteri vengono scelti Comuni, location, artisti e iniziative?
- Qual è il costo complessivo dell’edizione 2026 e quanto mette direttamente l’Ente Parco?
- Quali sono i contributi del Ministero della Cultura, Camera di Commercio, BCC, Comuni e altri partner?
- Quanto costa ciascun appuntamento e quale quota di spesa viene destinata a ogni Comune?
- Quali costi organizzativi, logistici o di sicurezza restano eventualmente a carico delle amministrazioni ospitanti?
- Quanto della spesa complessiva sarà destinato ai Comuni costieri e quanto ai Comuni interni?
- Qual è il rapporto tra il festival finanziato dal Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo e il progetto “Week End al Parco” da 400 mila euro inserito nel Fondo Unico Nazionale per il Turismo?
- Al termine della rassegna saranno resi pubblici, tappa per tappa, costi, presenze e risultati?
Non abbiamo già scritto le risposte.
Abbiamo scritto le domande.
Se il Parco risponderà, ne prenderemo atto e pubblicheremo le risposte.
Anzi, una volta conosciuto il calendario completo, proveremo a costruire una vera e propria mappa economica di “Weekend al Parco”: Comune per Comune, iniziativa per iniziativa, riportando gli importi destinati, la fonte delle risorse e la tipologia dell’evento finanziato.
A quel punto non sarà necessario affidarsi alle impressioni.
Potremo verificare con i numeri se il festival è realmente “diffuso” anche nella distribuzione delle risorse.
Seguire i soldi, ma prima capire chi decide
È questa, in fondo, la questione.
Il Parco ha certamente il diritto di investire in cultura, spettacolo e promozione turistica.
Può essere un modo intelligente per far conoscere luoghi e comunità.
Ma proprio perché utilizza risorse pubbliche e rappresenta un territorio vastissimo e profondamente diseguale, deve essere possibile comprendere come vengono effettuate le scelte.
Se tutti gli 80 Comuni sono stati messi nelle stesse condizioni di proporre eventi, lo scriveremo.
Se esiste una rotazione programmata che garantisce progressivamente tutti i territori, la documenteremo.
Se alla fine i numeri dimostreranno che le aree interne ricevono risorse adeguate alla loro maggiore fragilità, saremo i primi a prenderne atto.
Ma servono i numeri.
Perché quando piove denaro pubblico, sapere che sta piovendo non basta.
Bisogna seguire i soldi. Ma prima ancora bisogna capire chi decide dove farli arrivare.
E in un Parco nel quale costa e aree interne sembrano viaggiare sempre più spesso a velocità diverse, resta una domanda semplice:
quando piove, dove cade davvero l’acqua?
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