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Da sempre questo borgo è pronto a raccontare di sirene, naviganti e artigiani intenti a modellare una civiltà fatta di argilla. Ha scritto Ugo Marano che «i ceramisti di Vietri hanno cominciato a plasmare terrecotte per pavimentare la terra, hanno plasmato ambrogette per dare dignità celeste alle cupole delle chiese, plasmato piatti e bicchieri per imbandire le nostre tavole a festa»

Oramai, nel comune sentire,  si fa strada un “tarlo” che rosicchia dall’interno anche il “mobile” ben fatto: “il peso dei vincoli ricadono sui piccoli borghi collinari e montani che hanno l’intero territorio compreso nell’area protetta, mentre i comuni rivieraschi e più popolosi possono continuare a “svilupparsi” soprattutto facendo leva sull’unica vera industria che funziona … quella edilizia!