Quando la cultura riesce ancora a riempire una sala e a tenere viva l’attenzione per oltre due ore, significa che non tutto è stato consegnato alla superficialità dei tempi moderni.
È accaduto nella Sala Cultura della Banca Monte Pruno, a Sant’Arsenio, dove una partecipazione straordinaria ha accompagnato la presentazione del volume dedicato ad Aldo Moro, realizzato dall’onorevole Tino Iannuzzi in collaborazione con l’onorevole Alberto Losacco.

Una serata che ha saputo trasformarsi in molto più di una semplice presentazione editoriale. È diventata un momento di riflessione collettiva sulla politica, sulle istituzioni, sulla memoria e sul futuro del Paese, richiamando cittadini, amministratori, professionisti, rappresentanti del mondo associativo e culturale.
Ad aprire l’incontro sono stati Antonio Mastrandrea, Responsabile Area Executive della BCC Monte Pruno, e il Direttore Generale Cono Federico, che hanno evidenziato come una banca di comunità non possa limitarsi a svolgere una funzione economica, ma debba contribuire alla crescita culturale e sociale dei territori nei quali opera.
A coordinare i lavori è stato il giornalista Raffaele Angelo Marmo, che ha guidato il confronto con equilibrio e sensibilità, accompagnando il pubblico all’interno di una delle pagine più significative e drammatiche della storia repubblicana.

Nel suo intervento, Tino Iannuzzi ha tracciato un intenso profilo umano e politico di Aldo Moro, definendolo uno degli statisti più importanti e lungimiranti della Repubblica italiana.
L’ex parlamentare salernitano ha ricordato una stagione politica nella quale i partiti erano luoghi di formazione e partecipazione. Le sezioni della Democrazia Cristiana e le stesse correnti interne, ha osservato, rappresentavano autentiche “palestre di politica”, nelle quali si studiava, si discuteva e si costruivano classi dirigenti.
Particolarmente toccante il passaggio dedicato al rapimento e all’assassinio di Moro. Iannuzzi ha ripercorso la tragedia di Via Fani, il sequestro durato cinquantacinque giorni e l’epilogo che segnò profondamente la storia della Repubblica, richiamando l’attenzione anche sulle ultime lettere scritte dallo statista alla famiglia, testimonianza di una umanità che ancora oggi continua a commuovere.
Ampio spazio è stato dedicato al contributo offerto da Moro alla costruzione dell’Italia democratica. A soli ventinove anni egli partecipò ai lavori dell’Assemblea Costituente, contribuendo alla definizione dell’impianto costituzionale della Repubblica. Una Costituzione antifascista, approvata con una convergenza amplissima delle diverse culture politiche presenti nel Paese e fondata sulla centralità della persona, della libertà e della democrazia.

Iannuzzi ha insistito soprattutto sul metodo politico moroteo, basato sul dialogo, sulla pazienza, sulla ricerca delle convergenze possibili e sulla capacità di valorizzare ciò che unisce anziché ciò che divide. Un metodo che non mirava ad aumentare le distanze tra le forze politiche, ma a costruire ponti e occasioni di confronto, nella convinzione che il bene comune dovesse prevalere sugli interessi di parte.
Particolarmente attuale è apparso il richiamo a quella che Moro considerava una delle priorità nazionali: la questione meridionale. Lo statista pugliese riteneva che lo Stato dovesse investire nel Mezzogiorno e chiedeva alle classi dirigenti del Sud di assumersi pienamente le proprie responsabilità nel processo di sviluppo e modernizzazione del territorio.
Nel corso dell’incontro è emersa anche una riflessione sul profondo senso delle istituzioni che caratterizzò l’intera esperienza politica di Moro. Per lui il primato spettava sempre all’Italia e all’interesse generale del Paese, ben al di sopra delle ambizioni personali o delle convenienze contingenti.
A chiudere la serata è stato il Presidente della Banca Monte Pruno e della Fondazione Monte Pruno, Michele Albanese, che ha sottolineato come la cultura rappresenti la chiave di lettura capace di mettere in relazione passato, presente e futuro. Comprendere figure come Aldo Moro significa infatti offrire alle nuove generazioni strumenti utili per interpretare la complessità del mondo contemporaneo e affrontare con maggiore consapevolezza le sfide che attendono il Paese.
Albanese ha inoltre evidenziato come il percorso culturale promosso dalla Banca Monte Pruno rappresenti un elemento fondamentale della propria missione territoriale, confermando il ruolo dell’istituto non soltanto come soggetto economico, ma anche come motore di crescita civile e sociale delle comunità locali.

La serata si è conclusa con un lungo momento di confronto tra l’autore e il pubblico. Numerosi partecipanti si sono trattenuti per il firmacopie e per continuare il dialogo sui temi affrontati nel corso dell’incontro, dando vita a uno scambio di idee rispettoso e partecipato.
Il risultato più importante dell’iniziativa è forse proprio questo: aver dimostrato che esiste ancora una forte domanda di cultura, approfondimento e memoria storica. Una domanda alla quale la Banca Monte Pruno continua a rispondere con coerenza, offrendo al territorio occasioni concrete di crescita e confronto.
Perché quando una sala si riempie per ascoltare la storia di un uomo che ha dedicato la propria vita alle istituzioni, al dialogo e alla democrazia, non si celebra soltanto un libro. Si rinnova una comunità che sceglie di riflettere sul proprio futuro partendo dalle lezioni del proprio passato.




