Il più duro a convincersi, e penso che rimase sempre della sua opinione, fu “tata Cola” (Nicola Petraglia). Portava il suo nome come si conveniva nella società patriarcale degli anni ’30 del secolo scorso. Il quel tempo avevo dodici anni, cantavo in chiesa, seguivo mia nonna, Antonia Pipolo, che partecipava a tutte le funzioni religiose ed era protagonista di ogni veglia funebre che si effettuava a Piaggine. Mia madre, Teresa Petraglia, fu la più determinata ad assecondare la mia “vocazione” e non disperò mai fino a quando non mi vide varcare il portone del seminario diocesano di Vallo della Lucania.…
Trending
- Festa dell’Assunta
- Rofrano, la memoria riapre porte e portoni
- Castel San Lorenzo. La XXIX Festa del Vino D.O.P. riaccende la storia della Val Calore
- Nera D’Auto, attraversare la storia senza farsene travolgere
- PER VITO CAPONIGRI
- Capaccio Paestum, le 16 firme sul PUC che pesano come macigni
- AI Act, dal 2 agosto 2026 cambia il modo in cui incontriamo l’intelligenza artificiale: riconoscere l’artificiale diventa parte della trasparenza digitale
- Antonio Rubano ha raggiunto la sua Antonietta



