A Melbourne un corridoio ciclopedonale di quasi 50 chilometri collega parchi, quartieri e aree naturali. Intorno, scuole, impianti sportivi, campi da tennis e spazi pubblici. Un modello che suggerisce una domanda anche per il Cilento: basta tracciare un sentiero o bisogna soprattutto garantirgli una vita quotidiana?
A Melbourne, nello Stato di Victoria, ci sono luoghi nei quali correre o camminare significa accorgersi che un sentiero può essere molto più di una linea tracciata su una mappa.
Lo capisco percorrendo gli spazi verdi di Dandenong, il sobborgo nel quale ci ospitano zia Maria e zio Filippo.
Qui scuole, palestre, campi da tennis, parchi e percorsi pedonali sembrano dialogare tra loro. Lo sport all’aperto non è confinato dentro un impianto: entra nella vita quotidiana.

Ed è proprio seguendo questi percorsi che il pensiero corre inevitabilmente al Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Non per stabilire chi sia più bravo.
Ma per capire che cosa trasformi realmente un sentiero in una infrastruttura pubblica.
Quasi 50 chilometri senza perdere il filo
Il Dandenong Creek Trail non è una piccola pista di quartiere.
Secondo Parks Victoria si sviluppa per circa 49 chilometri, attraversando le aree verdi e naturalistiche dei Dandenong Valley Parklands. Lungo il percorso si incontrano grandi spazi aperti, zone umide, aree per l’osservazione degli uccelli e parchi come Jells Park.
La cosa che più colpisce, però, non è la lunghezza.
È la continuità.
Il percorso attraversa territori urbanizzati senza essere continuamente spezzato dalla città. Strade, quartieri, parchi e aree naturali vengono cuciti insieme dentro una rete destinata a pedoni e ciclisti.
Perfino un progetto artistico promosso dal Comune di Greater Dandenong interessa oggi 22 chilometri dello stesso corridoio, tra Heathmont e Dandenong: un altro segnale di come quel tracciato venga considerato non semplicemente un percorso sportivo, ma uno spazio pubblico sul quale innestare cultura e comunità.
È questo che cambia la prospettiva.

Il sentiero non porta soltanto da un punto all’altro. Organizza il territorio.
Cinque chilometri per stare insieme
Bisogna distinguere il grande Dandenong Creek Trail dal Dandenong parkrun, che è invece un appuntamento settimanale di cinque chilometri organizzato nel Dandenong Park.
Ogni sabato alle 8 del mattino, gratuitamente, le persone possono correre, camminare, fare jogging o semplicemente partecipare come volontari. Il Comune lo presenta esplicitamente come un’occasione per promuovere attività fisica e relazioni sociali nella comunità.
E questa distinzione, in realtà, rende il modello ancora più interessante.
Da una parte c’è l’infrastruttura permanente.
Dall’altra c’è la comunità che le dà vita.
Il percorso esiste tutti i giorni. Il parkrun crea un appuntamento ricorrente che lo riempie di persone.
Famiglie, giovani, anziani, runner allenati e semplici camminatori condividono lo stesso spazio.
Non serve trasformare tutto in competizione.
Basta creare le condizioni perché un luogo venga usato.
Il paesaggio come servizio pubblico
Forse è proprio questo l’aspetto che più colpisce chi arriva dall’Italia.
Qui il paesaggio urbano e periurbano non sembra concepito come ciò che resta dopo aver costruito le strade, le case e i servizi.
Diventa esso stesso un servizio.

Il percorso serve per correre.
Per andare in bicicletta.
Per passeggiare.
Per attraversare quartieri.
Per incontrarsi.
Per stare all’aperto.
E perché tutto questo continui ad accadere servono manutenzione, sicurezza, segnaletica e collegamenti.
Un sentiero utilizzato ogni giorno obbliga, in qualche modo, anche chi lo gestisce a considerarlo parte della città.
E nel Cilento?
Il confronto con il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni viene spontaneo.
Non partiamo da zero.
L’Ente Parco dispone da anni di una propria rete e di una cartografia dei sentieri e indica l’escursionismo come strumento di conoscenza, tutela e valorizzazione ambientale, economica e sociale del territorio.
Sono stati realizzati anche interventi concreti di ripristino. Nel 2023, ad esempio, risultano progetti dell’Ente Parco per manutenzione, segnaletica e aree di sosta lungo la Via Istmica del Sentiero Italia, nei territori di Sicignano degli Alburni, Petina e Corleto Monforte.
E nell’ottobre 2024 il presidente Giuseppe Coccorullo ha chiesto ai sindaci dell’area protetta di indicare i sentieri di maggiore interesse naturalistico, storico e culturale, con l’obiettivo dichiarato di costruire un progetto complessivo di monitoraggio e manutenzione, cercando finanziamenti pluriennali capaci di consentire interventi ogni anno.
È proprio quest’ultima parola a fare la differenza:
ogni anno.
Il problema non è inaugurare il sentiero
Perché un sentiero non ha bisogno soltanto di essere recuperato.
Ha bisogno di essere curato dopo.
La vegetazione cresce.
Le piogge modificano il terreno.
La segnaletica si deteriora.
Un albero cade.
Una staccionata si rompe.
Una sorgente cambia corso.
Il problema, dunque, non è soltanto trovare i soldi per l’intervento straordinario.
È costruire un sistema che garantisca continuità ordinaria.
Nel Cilento questa responsabilità coinvolge inevitabilmente più soggetti: Parco, Comuni, Comunità montane, CAI, FIE, associazioni e volontari.
Già nel 2016 l’Ente sottolineava il ruolo delle Comunità montane nella manutenzione generale dei percorsi e nel 2019 sottoscrisse un’intesa con la Federazione Italiana Escursionismo che comprendeva manutenzione, aggiornamento e ampliamento della rete.
La domanda, allora, non è se esistano progetti.
È se siamo riusciti a trasformarli in un sistema.
Dal sentiero al territorio
Melbourne dispone naturalmente di risorse, densità abitativa e condizioni profondamente differenti dal Cilento.
Fare paragoni semplicistici sarebbe inutile.
Ma c’è un principio che può essere trasferito dall’altra parte del mondo.
Un percorso funziona quando non rimane isolato.
Quando si collega a un paese.
A una scuola.
A un impianto sportivo.
A un’area attrezzata.
A un’attività economica.
A un altro sentiero.
Quando qualcuno sa dove inizia e dove finisce.
E soprattutto quando, tornando dopo un anno, lo trova ancora percorribile.
Il Dandenong Creek Trail insegna proprio questo: la forza non sta nel singolo tratto spettacolare, ma nella rete e nella continuità.
Ed è forse questa la sfida più interessante per il Parco del Cilento.
Non aggiungere semplicemente altri chilometri a quelli già disegnati sulle carte.
Ma chiedersi quanti di quei chilometri possano diventare infrastrutture permanenti di comunità.
Per chi arriva da fuori, certamente.
Ma prima ancora per chi in quei territori continua a vivere.
Un sentiero, in fondo, non nasce nel giorno in cui viene inaugurato.
Nasce davvero quando qualcuno può percorrerlo domani, dopodomani e ancora tra dieci anni.
Ed è allora che smette di essere una traccia nel bosco.
E diventa parte della vita di un territorio.
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