Da Port Phillip alle case dei parenti e degli amici: ville affacciate sull’acqua, tavole imbandite, passeggiate sulla costa e storie di emigrazione che continuano a tenere insieme Rofrano e l’Australia.
Connie arriva puntuale sotto casa di zia Maria e zio Filippo. Dopo i saluti saliamo in auto e partiamo: destinazione mare.
Con lei prendiamo la strada verso la Baia di Port Phillip, dove vivono John e Trish, in una casa moderna, non soltanto da abitare ma anche da “vedere”.

Ed eccoci ancora una volta davanti al mare.
Lo abbiamo osservato dall’alto per migliaia di chilometri, scivolare sotto il nostro andare nel cielo. Ora lo ritroviamo vicino, vivo, concreto.
Lo spettacolo comincia già davanti alla casa di Trish e John, che ci vengono incontro e ci aprono le porte della loro villa luminosa, baciata dal sole.
La separa dalla spiaggia soltanto la strada costiera, affiancata da una pista ciclabile e da due percorsi pedonali: uno protetto, parallelo alla carreggiata, l’altro quasi a ridosso dell’acqua.
Sul bagnasciuga giocano i bambini sotto lo sguardo vigile dei genitori.
È una di quelle immagini nelle quali tutto sembra stare al proprio posto.
Ma Connie ci richiama all’ordine. Poco più avanti ci aspettano Antonietta e Toni, in una casa altrettanto bella, con un terrazzo affacciato sul mare.
Dopo l’immancabile giro di “ispezione”, che conferma il gusto di chi ha progettato e di chi abita quei luoghi, sul tavolo del terrazzo — quasi sospeso sull’acqua — compaiono pietanze e frutta.
Una festa di colori per gli occhi, preludio di sapori generosi.
Cinque chilometri tra cielo e acqua
Rifocillati e affiatati, usciamo per una lunga passeggiata lungo la costa.
Cinque chilometri e mezzo tra cielo e acqua, prima di tornare sui nostri passi.
Non prima, però, che Trish e Ginetta trovino il tempo di entrare in mare, per assaporare fino in fondo il piacere di quella giornata.
Il tempo stringe.
Connie ci ricorda che ci aspettano altri incontri e siamo già di nuovo in viaggio.
Questa volta verso casa di Rina e Frank.

Anche qui il rito si ripete: saluti, abbracci, il consueto giro tra le stanze e il giardino curato, prima che i racconti prendano il posto delle presentazioni.
Rina — Caterina — è nipote di Antonia e Giovanni Scandizzo, figlia di zia Maria.
Ed è qui che il viaggio nella Melbourne di oggi si riapre improvvisamente sulla storia dell’emigrazione.
Quel viaggio cominciato a Rofrano nel 1954
Maria era la primogenita di otto figli.
Nel 1954 lasciò Rofrano per seguire Emilio De Marco, tornato al paese proprio per trovare una donna disposta a condividere con lui l’avventura australiana.
Allora l’Australia era promessa di una vita nuova in un mondo nuovo.
Non c’erano voli intercontinentali affrontati con la leggerezza di oggi, telefonate quotidiane o immagini capaci di attraversare il pianeta in pochi secondi.
Partire significava davvero cambiare mondo.
E da quella scelta è nata una parte della famiglia che oggi ci accoglie qui, dall’altra parte del pianeta, con una naturalezza tale da far sembrare la distanza quasi un dettaglio.

Con Rina e Frank raggiungiamo poi un enorme centro commerciale.
È il luogo nel quale Rina ha lavorato per tutta la vita, fino alla pensione.
Le “ragazze”, dopo l’ennesima sosta a tavola, si inoltrano tra i negozi per dedicarsi a ciò che sanno fare meglio: gironzolare, curiosare, fermarsi e ripartire.
Io e Frank scegliamo invece un altro genere di viaggio.
Restiamo seduti a raccontarci chi siamo stati nel mondo fino ad oggi.
E forse, a una certa età, è questo uno dei privilegi più belli degli incontri: non avere fretta di raccontare dove si andrà domani, ma trovare qualcuno disposto ad ascoltare da dove si viene.
Amelia e Savino, Rofrano e Sanza si ritrovano a Melbourne
La tappa successiva è la casa di Amelia e Savino.
Lei viene da Rofrano, lui da Sanza.
Prima, però, torniamo a prendere zia Maria e zio Filippo.
Con Amelia ci conosciamo fin da ragazzi. Savino, invece, l’ho incontrato in Australia durante il mio primo viaggio.
Il sorriso di lei e la semplicità di lui — quella semplicità che ha saputo conquistarla — raccontano una coppia che sembra aver trovato nel tempo una propria armonia compiuta.
Quando arriviamo, la tavola è già apparecchiata.
E promette l’ennesimo bagno di sapori.
Prima, naturalmente, il doveroso giro della villa nella quale hanno cresciuto i figli: Antonella, Toni e Roberto.
La piccola Emily rappresenta simbolicamente i tanti nipoti che oggi vivono disseminati lungo le strade di Melbourne, nuova generazione di una storia cominciata molti decenni prima nei paesi del Cilento.
Poi finalmente ci sediamo.
È il colpo finale di una giornata fatta di incontri, racconti, tavole imbandite e convivialità.
Ma soprattutto di memoria.
Quando una visita diventa una festa
In giornate così ci si accorge che non sono le case, per quanto belle, a rimanere davvero impresse.
Non sono neppure il mare, i giardini curati o i panorami.
Sono le persone.
Le storie di chi è partito.
Quelle di chi è nato qui.
Le parentele ricostruite.
I ricordi che da una parte del mondo trovano improvvisamente il loro seguito dall’altra.
Solo le storie di vita vissuta riescono a trasformare una sequenza di visite in una grande festa.
E così, a due passi dal mare, camminando dentro un quadro naturale che sembra esprimersi al meglio, ci lasciamo attraversare dalle emozioni.
Perché anche questa Melbourne, alla fine, non è più soltanto Australia.
È diventata un altro luogo della nostra memoria.
E forse è proprio questo che continuiamo a cercare ogni volta che torniamo fin qui:
non nuovi posti da vedere, ma nuovi pezzi della nostra storia da ritrovare.
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