ECCO PERCHÈ DOVETE CONTROLLARE L’OMOCISTEINA

I livelli di omocisteina plasmatica tendono ad aumentare con l’avanzare dell’età anagrafica; inoltre i livelli di omocisteina nella donna sono generalmente più bassi rispetto a quelli nell’uomo, ma tendono ad aumentare in...

FARMACIA DI MURIA In Farmacia
Cilento - martedì 06 novembre 2018
L’OMOCISTEINA
L’OMOCISTEINA © n.c.

L’omocisteina è un metabolita poco conosciuto ma che deve essere tenuto sotto controllo e trattato con integrazioni vitaminiche quando elevato, derivante dal metabolismo della metionina, un amminoacido che introduciamo con la dieta.

I livelli di omocisteina plasmatica tendono ad aumentare con l’avanzare dell’età anagrafica; inoltre i livelli di omocisteina nella donna sono generalmente più bassi rispetto a quelli nell’uomo, ma tendono ad aumentare in menopausa. Tra le cause dell’omocisteina alta vi è una prolungata dieta vegetariana o vegana non equilibrata e/o non accuratamente supplementata. Infatti alcuni regimi dietetici non equilibrati, soprattutto vegani, possono portare a un deficit di vitamina b12, b9 e b6, che sono essenziali nel metabolismo dell’omocisteina. In altri casi la causa è genetica.

Il trattamento dell’omocisteina alta prevede la possibilità di integrare queste vitamine del gruppo B. Ne consegue che una dieta corretta, ricca di cibi contenenti queste vitamine non può che essere utile. La vitamina B12 è contenuta nei molluschi e frutti di mare, pesce, carne, uova, latte e latticini. La vitamina B9 è contenuta nel lievito di birra, nella verdura a foglia verde e in particolare nei fagioli. Infine la vitamina B6 è contenuta nei cereali integrali, nella frutta secca e nei legumi.

L’accumulo dell’omocisteina come abbiamo già detto è deleterio ed è considerato un fattore di rischio per tutte le patologie cardiovascolari e cerebrovascolari. L’omocisteina elevata è stata inoltre associata nelle più recenti ricerche a diverse altre patologie neurodegenerative, quali depressione, alzheimer, parkinson. Inoltre l’omocisteina sembra influenzare l’attività osteoclastica, aumentandola. Questo aumento dell’attività può portare a un maggior rischio di fratture e a una minore densità minerale ossea.

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