Il Cammino del Parco parte da Paestum: 1^ tappa Il Cammino del Parco del Cilento, Diano e Alburni un anello che si colora di azzurro, verde e arancione

Tre Grotte e Tre Fiumi, Aree Marine Protette e siti Unseco: Padula, Velia e Paestum. Un tracciato lungo 350 Km circa fatto lungo l’anima del territorio compreso nell’area protetta antropizzata più grande d’Europa

BARTOLO E GINA Io in Cammino con te
Cilento - mercoledì 19 dicembre 2018
Porta Sirena - Paestum
Porta Sirena - Paestum © Unico

Non sarà semplice correre sulle strade del Cammino del Parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni per i 350 Km circa di strade e sentieri in cui si snoda, ma la sfida con me stesso è stata lanciata e solo alla fine saprò se anche questa volta riuscirò a portare a casa il risultato.

La prima tappa prevede di coprire la distanza che va dalla stazione di Paestum alle Grotte di Castelcivita. Si tratta del primo tratto del Cammino Tre Grotte Tre Fiumi che già abbiamo percorso a piedi e in bicicletta. I Km sono 38 circa e non credo di poterlo coprire in una sola giornata …

Ginetta, nominata, ancora una volta, mia assistente per la logistica, mi accompagna fino al punto di partenza che è anche il luogo dove possono arrivare da ogni direzione anche gli appassionati escursionisti che vorranno cimentarsi con l’impresa.

La giornata è bellissima, inondata di sole che scalda l’animo e il corpo nell’ultima domenica di fine novembre del 2018.

Dopo la foto di rito, parto di buona lena verso Porta sirena che mi immette nel mondo antico di Paestum che è ancora inanimato. Gli imponenti templi che da oltre due millenni dominano la grande spianata riempiono gli occhi ed elevano l’animo del podista che, come nei tempi antichi, passavano lungo la via sacra per favorire i migliori auspici per il viaggio che si era intenzionali ad intraprendere. Osservo i commercianti pestani che alzano le saracinesche e un gruppo di fedeli che escono dalla Basilica paleocristiana dopo aver assistito alla funzione domenicale.

Percorro con passo sornione l’intera area ed esco da porta Giustizia allungandomi sulla via Magna Graecia fino a Borgo Nuovo dove mi infilo sulla strada per il Cafasso, sede dell’ormai dismesso tabacchificio. Il borgo è animato da persone che si ritrovano davanti al bar come avviene in ogni contrada capaccese. Svolto in direzione del Rettifilo e, di fronte, gli occhi inquadrano la prima delle innumerevoli chiesette che punteggeranno l’intero cammino.

Al 5° Km approdo presso la tenuta Vannulo, vanto dell’omologo borgo dove la mozzarella è diventata un’arte. Il piazzale è già pieno di automobili, il bar è preso d’assalto dai clienti, nel caseificio dove, fin dall’alba, si lavora alla produzione della mozzarella …

Procedo verso il Rettifilo attraversando il centro abitato. Svolto verso Est mi ritrovo in faccia al santuario della Madonna del Granato che domina l’intera pianura. Sulla destra c’è Capo di Fiume con le sue sorgenti di acqua salmastra, una di acqua dolce e la bella tenuta de “Le Trabe”.

Riattraverso la SS 266 ed entro nella Cava Paolino, oggi fuori produzione, dove il mondo visto finora resta fuori fino al punto che anche la mia attenzione è richiamata dalla brutalità del paesaggio che pian piano diventa riconoscibile fino a rendermi consapevole della posizione del sentiero che devo percorrere per uscirne. Risalgoverso la parte bassa del monte Soprano fino all’uscita dal ventre di rocce “sparate” fuori per usi umani.

Quando mi immetto sulla via Sferracavallo che porta al santuario della Madonna del Granato, mi rendo conto di aver coperto quasi 10 Km di strada. Nelladiscesa che mi porta all’incrocio di Vuccolo Maiorano mi involo con la certezza che oggi sarà una bella giornata di sport e di soddisfazione per me …

A pochi metri dall’incrocio, due cani mi affiancano saltellandomi intorno. No do troppo peso alle loro moine in quanto è abituale che questo accada sulle nostre strade di campagna. Ma uno dei due non si accontenta del saluto che faccio e vi avventa sulla mia gamba destra lasciandomi, oltre che di sasso, anche un bel segno dei suoi denti.

Mi fermo a controllare la situazione, loro scappano verso casa alla mia reazione un po’ furiosa, suono il campanello del proprietario, mi accerto se i cani sono vaccinati … nell’incertezza della risposta chiamo mia moglie per farmi portare al 118 di Capaccio Scalo.

Sono molto arrabbiato per dover interrompere “un’emozione” che stavo vivendo in piena armonia “nuotando, nei luoghi dove vivo da venticinque anni.

Dopo i controlli medici, presa la ricetta mi faccio riportare sul punto dove ha interrotto la mia corsa e riparto deciso a non farmi condizionare la giornata dall’incidente. Passo davanti alla scuola a forma di chiocciola di Tempa San Paolo, e mi immetto nello stradone sterrato che punta dritto alla collina di Albanella dove mi aspetta la seconda impennata verso il “cielo” della tappa.

Approccio, la salita con molto rispetto in quanto devo gestire al meglio le energie per evitare di rimanere a secco durante la risalita del dislivello di oltre 400 m che mi porterà fino a monte Doglie.

Arrivo sul piazzale di S. Sofia ad Albanella dopo aver “domato” la ripida salita che passa davanti al ristorante degli “Ulivi” passando davanti al cimitero. Il sole appena alto sopra il monte Soprano riscalda l’intero piazzale dove primeggia il santuario. Alzo lo sguardo per godere dell’ampia veduta che concede allo sguardo di abbracciare l’intera pianura di Fonta di Roccadaspide. contornata dalle catene montuose dei monti Lattari, Picentini, Alburni, Cervati, Pianello, Verna e giù fino al Soprano.Procedo senza indugiare in direzione di Tempalta imboccando la discesa che costeggia la collina. Scelgo di seguire lo sterrato in leggera salita fino a S. Martino e poi riprendo l’asfalto lungo la stradina che porta alla fontana Ventura dove sosto per fare rifornimento d’Acqua.

Salgo fino alla statale nel centro della contrada dove ho insegnato per 3 anni. Supero l’edificio scolastico ed imbocco la strada che conduce a Doglie il punto più alto previsto per oggi.

La fatica comincia a punzecchiare i muscoli delle degli arti inferiori, ma la certezza di essere a poca distanza dalla cima mi fa avanzare senza badarci troppo.

All’arrivo in cima mi concedo come premio la vista contornata dalle catene montuose dei monti Lattari, Picentini, Alburni, Cervati, Pianello, Verna e giù fino al Soprano e alla Madonna del Granato.

Riprendo la corsa puntando alla contrada di Carretiello, la strada è in discesa e di fronte si vede Castelcivita, Controne e Postiglione situati sull’altra sponda del fiume Calore che è il “cuore” pulsante dell’anima verde della Valle che attraversa.

Ulivi, vigne, ed ogni altro ben di Dio si alternano nel campi ben tenuti dai residenti nelle belle case poste ai lati della strada che punta ad intercettare la SS 488 che da Roccadaspide porta a Serre.

Mancano 2 Km all’incrocio quando mi raggiunge Ginetta per prelevarmi alla fine della strada.

Ormai sono a poca distanza dall’obiettivo. Corro in relax l’ultimo tratto. Runtastic mi “dice” che sono al 28° Km dalla partenza dalla stazione di Paestum.

Salgo un auto per rientrare casa e godermi il resto della domenica in famiglia. Sono consapevole che è solo il primo passo di una sfida contro i miei limiti che sarà lunga e complessa sia dal punto di vista fisico che logistico. Ma, come è successo in tante altre occasioni, sarà bello e affascinante provarci.

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