Il 10 ottobre la Chiesa Cattolica celebra la memoria di San Daniele Fasanella da Belvedere. Detto anche San Daniele Martire, questo Santo di origine calabrese gode di un culto profondamente radicato nel Sud Italia e nel Cilento dove, nei primi decenni del XIII secolo, ad Agropoli, si verificò uno degli eventi religiosi e storici più importanti per il territorio: l’incontro tra San Daniele e San Francesco.
Prima di abbracciare la regola della povertà assoluta San Daniele era un uomo ricco e facoltoso. Apparteneva a un’antica e influente famiglia di ceppo longobardo che, secondo le ricostruzioni degli storici, discendeva direttamente dalla dinastia dei Principi di Salerno.
Uomo colto e già ordinato sacerdote secolare, Daniele non era vincolato al voto di povertà e godeva dei privilegi derivanti dal suo status sociale ed ecclesiastico.
In quello che è indicato come uno dei primi esempi storici di dialogo interreligioso, San Francesco aveva incontrato il Sultano d’Egitto Malik al-Kamil, nipote del Saladino: un episodio che Giotto immortala nel dipinto “San Francesco davanti al Sultano”. Dopo il viaggio in Terra Santa, San Francesco fece ritorno dall’Oriente risalendo le coste campane e fece tappa ad Agropoli.
I due futuri Santi si conobbero tra le mura dello “Spedale Templare della Marina”, un luogo strategico destinato all’accoglienza e alle cure dei pellegrini e dei cavalieri che transitavano verso i luoghi santi.
Ascoltando le parole appassionate di Francesco, che portava ancora addosso il riflesso e il carisma dei luoghi calpestati da Cristo, Daniele ne fu letteralmente folgorato. La predicazione del Poverello d’Assisi toccò le corde più intime del sacerdote longobardo, che in quel preciso istante decise di abbandonare le ricchezze, i titoli e le comodità della sua condizione per abbracciare la Regola francescana, entrando a far parte dell’Ordine dei Frati Minori.
Questo evento assume un valore narrativo ancora più forte se confrontato con la successiva visita di San Francesco ad Agropoli. Se Francesco aveva trovato nel cuore di Daniele un terreno fertilissimo e pronto al cambiamento, pochi anni dopo dovette scontrarsi inizialmente con l’indifferenza e la diffidenza della popolazione locale. Fu infatti proprio a causa del rifiuto degli agropolesi che Francesco, secondo la tradizione, si ritirò presso l’odierna Baia di Trentova per salire su uno scoglio e predicare a una moltitudine di pesci emersi dalle acque per ascoltarlo.
Fu quindi l’incontro con Daniele il vero trionfo spirituale di Francesco nel Cilento: la scintilla che preparò il terreno e che pose idealmente le basi per la successiva edificazione del Convento Francescano di Agropoli.
Quell’incontro di Agropoli trasmise a Daniele non solo lo spirito della povertà, ma anche quel bruciante desiderio di missione e di testimonianza estrema che Francesco aveva cercato in Oriente. Daniele, a cui Francesco aveva consegnato personalmente il saio francescano, fece suo il fuoco missionario del Poverello d’Assisi e, pochi anni dopo, nel 1227, coronò il suo cammino spirituale subendo il martirio a Ceuta, in Marocco, insieme ad altri sei compagni francescani, per aver rifiutato di rinnegare la fede in Cristo.
Oggi, a distanza di otto secoli, il legame tra il Cilento e questa straordinaria pagina di storia medievale rimane vivo e profondo. Il 10 ottobre la devozione si rinnova: sono ancora tantissimi i cilentani che portano fieramente il nome di Daniele, in memoria di quel nobile sacerdote che proprio sulle coste di Agropoli incrociò lo sguardo di San Francesco. Un incontro che stravolse radicalmente la sua vita, guidandolo verso la santità e il martirio.
Antonella Casaburi





1 commento
Un bell’esempio di devozione popolare che si perpetua nei secoli…