Una vita di lavoro, sacrifici e responsabilità, due figli da crescere e un matrimonio da lasciarsi alle spalle. Poi l’incontro con Pietro, una nuova serenità e il ritorno ogni settembre a Rofrano per ringraziare la Madonna di Grottaferrata
All’inizio è il sorriso di Elvira Mazzeo che colpisce.
Poi vengono le mani, sempre in movimento, lo sguardo vivace, una voce che conserva un’energia sorprendente.
Elvira ci accompagna per casa e, mentre mostra stanze, fotografie e piccoli pezzi della propria vita, racconta senza enfasi ciò che ha attraversato.

Oggi vive con Pietro, l’uomo con il quale condivide da trentacinque anni quella che potremmo chiamare la sua seconda vita.
Per arrivarci, però, ha dovuto ricominciare.
E non è stato facile.
Quando scegliere di andare via era già una battaglia
Il primo matrimonio non funziona.
Quando Elvira decide di chiudere quella relazione si trova davanti a resistenze che oggi possono sembrare difficili da comprendere, ma che appartengono profondamente alla cultura di una generazione.
Non soltanto il marito.
Anche i fratelli.
Perfino i genitori non volevano che quel matrimonio finisse.
Per una donna, scegliere di separarsi significava spesso affrontare non soltanto il dolore privato di una relazione conclusa, ma anche il giudizio della famiglia e dell’ambiente nel quale era cresciuta.
Elvira, però, aveva davanti a sé due figli da crescere.
E soprattutto una vita che non poteva fermarsi.
«Dovevo mantenere i miei figli»
Quando parla del lavoro, non costruisce una carriera ordinata.
Elenca lavori.

Perché, quando bisogna arrivare alla fine del mese, il lavoro è spesso quello che si trova.
«Ho lavorato per un periodo in un laboratorio fotografico. Poi mi sono impiegata in un centro per anziani. Ma facevo anche altri lavori, perché le spese erano tante».
E intanto c’era anche la famiglia.
«Per otto anni ho assistito mia madre, che aveva difficoltà a muoversi».
Poi i ristoranti.
La cucina.
Il servizio ai tavoli.
Turni e orari da incastrare con tutto il resto.
«Dovevo mantenere i miei figli, farli studiare e garantire loro un tetto sulla testa. Così ho fatto di tutto».
Dentro questa frase c’è probabilmente la parte più vera della sua storia.
Non la ricerca del successo.
La necessità di tenere insieme una famiglia.
Il ristorante che cambia la vita
A un certo punto Elvira decide di fare un passo ulteriore.

Non lavorare più soltanto per altri.
Apre un ristorante tutto suo.
Ed è lì che incontra Pietro.
«Lui era cuoco. Senza di lui non avrei potuto aprire il ristorante».
Sorride.
La storia personale e quella professionale si intrecciano quasi nello stesso momento.
«Da allora siamo sempre stati insieme».
Il ristorante diventa così molto più di un’attività commerciale.
È il luogo nel quale la vita ricomincia.
Dopo anni difficili, sacrifici, incomprensioni e responsabilità portate quasi interamente sulle proprie spalle, entra nella sua vita una persona con la quale costruire un nuovo pezzo di strada.
Trentacinque anni insieme
Elvira lo dice con naturalezza:
«Sono trentacinque anni che sto con Pietro».
Si erano conosciuti lavorando.
Hanno lavorato insieme.
Poi, nel tempo, anche quella fase si è conclusa.
Hanno lasciato la ristorazione.
Pietro ha cambiato settore e oggi lavora nelle costruzioni.
Elvira continua a essere presente.
«Dopo tanti sacrifici posso dire che ci siamo sistemati bene. Pietro lavora ancora e io sono di supporto a lui e ai miei figli».
Non c’è compiacimento nelle sue parole.
C’è piuttosto quella serenità che si conquista soltanto quando si guarda indietro e si scopre di essere riusciti ad attraversare periodi nei quali, mentre li si viveva, non si vedeva una via d’uscita.
Quando davanti c’era soltanto buio
È qui che nel racconto entra Rofrano.
E soprattutto entra la Madonna di Grottaferrata.
L’anno scorso, durante la processione, qualcuno ha visto Elvira tra la folla con la centa sulla testa, secondo una tradizione devozionale ancora profondamente sentita.
Lei conferma.
«Torno in Italia e in Europa ogni volta che posso. Ma soprattutto nel mese di settembre arrivo a Rofrano».
Non si tratta semplicemente di tornare al paese.
Per Elvira è un appuntamento di fede.
«Vado per rendere grazie alla Madonna di Grottaferrata, che mi ha dato la forza di resistere quando davanti vedevo solo buio».
È probabilmente la frase che spiega meglio tutto il resto.
Perché dietro il sorriso e l’energia che mostra oggi c’è stata anche una donna che, in alcuni momenti, non riusciva a vedere oltre il presente.
E che ha trovato nella fede una forma di resistenza.
La “centa” sulla testa
Vederla portare la centa acquista allora un significato diverso.
Non è soltanto folclore.
Non è un gesto compiuto per ricordare le tradizioni del paese dal quale proviene la famiglia.
È un ringraziamento.
Dentro quel gesto ci sono gli anni difficili.
I figli.
I lavori fatti per necessità.
La madre assistita.
Il matrimonio finito.
Le incomprensioni familiari.
L’incontro con Pietro.
Il ristorante.
La vita ricostruita.
La centa portata nella processione diventa quasi il punto nel quale tutti questi pezzi ritornano insieme.
Rofrano come luogo del ritorno
Per molti emigrati il paese d’origine rimane nella memoria.
Per altri diventa un luogo nel quale continuare fisicamente a tornare.
Elvira appartiene a questa seconda categoria.
Settembre ha un significato particolare.
È il mese nel quale la distanza tra Australia e Rofrano sembra accorciarsi.
Si ritorna.
Si ritrovano persone.
Si percorrono strade conosciute.
E soprattutto si mantiene una promessa personale con la Madonna.
Perché le radici non sono soltanto geografiche.
Possono essere familiari.
Culturali.
Religiose.
Nel caso di Elvira sono tutte queste cose insieme.
«Ho saputo che stai scrivendo un libro»
Prima di salutarci, il tono della conversazione cambia.
Elvira mi sorprende con una domanda.
«Ho saputo che stai scrivendo un libro».
«Sì».
La risposta arriva subito:
«Quando vieni a Rofrano lo presentiamo insieme».
Poi aggiunge:
«Mandami il materiale. Oggi la traduzione non è più un problema. Tu devi solo correggere».
Le chiedo se abbia già scelto il titolo.
Sorride.
Questa volta non risponde.
«Lo diremo la prossima volta, quando tornerai a Rofrano».
È un modo perfetto per lasciare la storia aperta.
La forza di ricominciare
Elvira Mazzeo non racconta la propria vita come un’eroina.
Forse è proprio questo a renderla così intensa.
Dice semplicemente ciò che ha fatto perché andava fatto.
Lavorare.
Crescere i figli.
Assistere la madre.
Affrontare una separazione difficile.
Ricostruirsi una vita.
Aprire un’attività.
Innamorarsi di nuovo.
Continuare ad aiutare la famiglia.
E tornare ogni anno dove sente di dover dire grazie.
La forza di Elvira non sta nell’essere caduta meno degli altri.
Sta nell’essersi rialzata ogni volta.
Oggi il sorriso arriva prima di tutto.
Ma dietro quel sorriso c’è una donna che ricorda perfettamente i giorni nei quali «davanti vedevo solo buio».
Forse è proprio per questo che ogni settembre torna a Rofrano, porta la sua centa e cammina dietro la Madonna di Grottaferrata.
Per ricordare a sé stessa da dove è partita.
E quanto lontano è riuscita ad arrivare.
Poi, prima di lasciarci, resta una promessa.
«Ci vediamo a settembre».
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