Italiana di nascita, australiana di adozione, cittadina del mondo
Crescere lontano dall’Italia, con una lingua diversa e un mondo tutto da scoprire, non è mai stato semplice.
Le storie degli italiani emigrati in Australia raccontano di sacrifici, integrazione e identità, ma anche di una forza silenziosa che ha attraversato le generazioni.
C’è chi è arrivato da bambino, catapultato in una realtà completamente nuova, senza conoscere una parola di inglese.

«Eravamo stranieri. Andare a scuola senza capire la lingua è stato molto difficile.»
È da lì che comincia tutto: dalla fatica di inserirsi, dal bisogno di adattarsi in fretta, spesso senza strumenti.
La scuola: il primo banco di prova
La scuola rappresenta il primo vero banco di prova. Non solo per l’apprendimento, ma per il confronto quotidiano con una società diversa.
Eppure, proprio dentro quelle difficoltà nasce una forma di resistenza, fatta di determinazione e, come qualcuno ricorda, anche di ironia, necessaria per affrontare i momenti di isolamento.
Il lavoro: costruire una stabilità
Il percorso lavorativo segue spesso strade pratiche e immediate.
C’è chi ha frequentato corsi professionali, imparando lavori d’ufficio, diventando segretaria, acquisendo competenze nell’uso del telefono e nella gestione di attività amministrative.
Un passaggio fondamentale per entrare nel mondo del lavoro e costruire una prima stabilità.
Ma la vita non resta mai ferma.
I percorsi cambiano, si trasformano. C’è chi ha lasciato un lavoro per intraprenderne un altro, fino ad arrivare a occupazioni nel settore pubblico, come l’assistenza sociale, un ambito delicato e centrale nella società australiana.
Famiglia e responsabilità
Accanto al lavoro, però, c’è sempre la dimensione della famiglia.
In molti casi, le scelte professionali sono state influenzate da esigenze personali: la cura dei genitori, l’attenzione verso i figli, il bisogno di garantire una vita migliore.
«Ho assistito mia madre per anni, poi sono andata a lavorare con gli anziani.»
Un passaggio naturale, quasi inevitabile, che unisce esperienza personale e lavoro.

Radici che restano
Queste storie parlano di migrazione, ma soprattutto di trasformazione.
Di persone che hanno cambiato Paese, lingua e abitudini, senza mai perdere completamente il legame con le proprie radici.
Un legame che resta vivo nei racconti, nei ricordi, nei nomi, nelle tradizioni.
Un futuro costruito con sacrificio
Alla fine, ciò che emerge con più forza non è solo la difficoltà del percorso, ma la capacità di adattarsi, di costruire, di andare avanti.
Perché dietro ogni storia di emigrazione c’è sempre lo stesso obiettivo: offrire un futuro migliore ai propri figli, anche a costo di sacrificare una parte di sé.
Chi leggerà questa intervista sarà colpito da Anastasia … dopotutto, è stata una sorpresa anche per Gina e me!
L’empatia che subito si è creata appena conosciuta e per la disponibilità dimostrata nel mettere a disposizione le sue competenze per arricchire i contenuti del nostro giornale per bambini I Piccoli Quotidiano.

Con questo spirito informale e affettuoso nasce l’ingresso nella comunità di UNICO di Anastasia Rinaldi, italiana di nascita, australiana di vita, cittadina di più culture.
«Mi chiamo Anastasia Rinaldi, sono nata a Napoli. Sono multiculturale: mia madre e le mie sorelle sono bulgare, mentre io e mio padre siamo italiani. Vivo in Australia da cinquant’anni.» Identità multiculturale e radici napoletane.
La sua storia personale intreccia origini italiane e bulgare in un percorso migratorio lungo mezzo secolo in Australia.
Un’identità plurale, tipica delle comunità italiane nel mondo.
«Sono cresciuta tra culture diverse: è parte di ciò che sono.»
L’incontro con Paestum: la profumeria Serenay.
Il legame con il territorio cilentano nasce da una rete di amicizie.
Anastasia conosce le fondatrici di Sirenaeessenze di Paestum attraverso un amico comune, Nino Sarnino, fisioterapista.
«Per me quella profumeria era come il laboratorio di Merlino: raccontano il territorio attraverso i profumi.»
L’incontro reale avviene quasi per coincidenza durante un viaggio in Italia, grazie anche alla mediazione di amici comuni.
«È stato tutto spontaneo, non programmato: ci siamo ritrovati e ci siamo riconosciuti.»
Anastasia a Piaggine
Il vero motivo narrativo dell’intervista nasce da una scoperta territoriale: Piaggine, nel Cilento interno.
«Un amico di Napoli mi ha portato lì per caso: dovevo solo prendere una valigia e poi partire per Sardegna e Corsica. Era una zona che non conoscevo.»
Un incontro casuale con un territorio che diventa memoria e relazione.
Proprio da questi legami nasce la proposta: Anastasia diventa nuova collaboratrice de I Piccoli di UNICO, progetto editoriale per bambini e famiglie.

«La chicca di questa conoscenza è che avremo una nuova collaboratrice con I Piccoli.»
Una collaborazione nata non da pianificazione ma da relazioni, affinità e territorio condiviso.
Tra Australia, Napoli e Cilento
Il percorso geografico e umano di Anastasia unisce:
· Napoli, luogo di nascita
· Australia, luogo di vita
· Paestum e Cilento, luoghi di relazione
Una traiettoria che riflette le nuove reti della diaspora italiana.
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