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Leucosia ha completato la galleria Serra Lunga e Mireille ha iniziato lo scavo della galleria Sicignano. Nel tratto Battipaglia-Romagnano quattro gigantesche TBM stanno cambiando il volto della mobilità meridionale. Ma oltre il cantiere salernitano la nuova linea verso Reggio Calabria è ancora un’opera da costruire, tra autorizzazioni, progettazioni e finanziamenti da consolidare.
Sotto le montagne della Valle del Sele e alle porte degli Alburni il futuro ferroviario del Mezzogiorno avanza oggi al ritmo delle grandi talpe meccaniche.
Sono quattro le TBM impegnate nel Lotto 1A Battipaglia-Romagnano della nuova linea Alta Velocità/Alta Capacità Salerno-Reggio Calabria: Partenope, Leucosia, Ligea e Mireille. Macchine gigantesche che stanno materialmente scavando il primo tratto di quella che dovrà diventare la nuova dorsale ferroviaria veloce del Sud.
Nei primi giorni di agosto Leucosia ha completato lo scavo della galleria naturale Serra Lunga, lunga oltre 800 metri. Una volta terminato il rivestimento, la stessa macchina proseguirà verso le gallerie Acerra e Petrolla.

Contemporaneamente Mireille, dopo aver concluso nell’aprile scorso il traforo della galleria Caterina, nel territorio di Buccino, ha iniziato le operazioni per la galleria Sicignano, lunga oltre 2,5 chilometri.
Mireille è una macchina da 1.200 tonnellate con una testa fresante di oltre dieci metri di diametro. Le altre tre “sirene” – Partenope, Leucosia e Ligea – sono ancora più grandi: circa 130 metri di lunghezza, 4.000 tonnellate di peso e una testa fresante di 13,46 metri di diametro.
Partenope continua a scavare la galleria Saginara, di circa tre chilometri, tra Campagna e Contursi Terme. Ligea è invece impegnata nella galleria Piano Grasso, lunga oltre 2,2 chilometri, e successivamente dovrà affrontare il tunnel Contursi.
Dietro i nomi mitologici delle tre sirene c’è dunque un cantiere di dimensioni eccezionali.
Il Lotto 1A si sviluppa per circa 35 chilometri da Battipaglia a Romagnano, comprendendo l’interconnessione con la linea storica Battipaglia-Potenza. Il nuovo tracciato attraversa Battipaglia, Eboli, Campagna, Contursi Terme, Sicignano degli Alburni, Palomonte e Buccino. Circa la metà del percorso sarà in galleria, il 18 per cento su viadotto e il restante tratto in rilevato o trincea.
L’investimento complessivo indicato oggi per questo lotto è di circa 2,9 miliardi di euro.

È un’opera che cambia radicalmente la geografia ferroviaria di una parte della provincia di Salerno. E assume un valore particolare proprio per territori che per decenni hanno visto progressivamente ridursi, o addirittura scomparire, i collegamenti ferroviari locali.
Ma sarebbe sbagliato confondere ciò che oggi vediamo nei cantieri tra Battipaglia e Romagnano con il completamento dell’Alta Velocità Salerno-Reggio Calabria.
Le talpe stanno correndo. La ferrovia, invece, ha ancora molta strada da fare.
Dopo Romagnano, il progetto prevede il Lotto 1B Romagnano-Buonabitacolo e il Lotto 1C Buonabitacolo-Praia, che dovrebbero portare la nuova linea attraverso il Vallo di Diano e quindi verso la costa tirrenica calabrese. Per questi due lotti sono ancora in corso gli iter autorizzativi.
Il tratto Praia-Paola, Lotto 2, è invece ancora nella fase di progettazione. È stata aggiudicata la gara per il raddoppio della galleria Santomarco, tra Paola/San Lucido e Cosenza, mentre prosegue la progettazione dei successivi lotti Paola-Lamezia Terme, Lamezia-Gioia Tauro e Gioia Tauro-Villa San Giovanni.
Ed è proprio questa differenza tra il cantiere che avanza e l’infrastruttura complessiva ancora da realizzare che deve essere tenuta presente.
La Salerno-Reggio Calabria non è soltanto una linea per portare più rapidamente i passeggeri da Roma verso la Calabria e la Sicilia. È una infrastruttura inserita nel Corridoio europeo Scandinavia-Mediterraneo e destinata anche al traffico merci, con un ruolo strategico per il porto di Gioia Tauro e per i collegamenti tra il Mediterraneo e il resto d’Europa.
Per il Cilento, il Vallo di Diano e gli Alburni la questione è ancora più concreta.
Non basta infatti che l’Alta Velocità attraversi un territorio. Occorre capire come quel territorio potrà utilizzarla.
La prevista nuova stazione di Buonabitacolo/Vallo di Diano rappresenta, sotto questo profilo, uno degli elementi decisivi. Dopo decenni nei quali vaste aree interne sono rimaste prive di collegamenti ferroviari efficienti, la grande infrastruttura avrà senso per queste comunità soltanto se sarà accompagnata da una rete capace di collegare i paesi, le aree produttive, i siti turistici e culturali con le nuove stazioni.

Altrimenti potrebbe ripetersi un paradosso già conosciuto: vedere passare una grande infrastruttura senza riuscire a trasformarla in sviluppo territoriale.
Oggi, però, qualcosa di concreto c’è.
Sotto la Valle del Sele e gli Alburni Partenope, Leucosia, Ligea e Mireille stanno scavando davvero. Migliaia di conci vengono posati, chilometri di montagna vengono attraversati e un’opera immaginata per decenni comincia ad assumere una forma fisica.
È una buona notizia per il Mezzogiorno.
Ma proprio perché finalmente le trivelle sono entrate nella montagna, è il momento di porre la domanda che accompagnerà l’opera nei prossimi anni:
la nuova Salerno-Reggio Calabria sarà soltanto una linea ferroviaria più veloce oppure diventerà davvero un’infrastruttura capace di ricucire i territori che attraversa?




