A Piaggine ex alunni e docenti dell’Istituto Magistrale Roselli si ritrovano intorno a una storia cominciata quasi sessant’anni fa. Un incontro nato per recuperare ricordi diventa la premessa per salvare documenti, testimonianze e memoria di una scuola che ha cambiato il destino di un territorio.
Alle 17:45 esco dalla mia casa di via Gaetano Ricci, a Piaggine, per recuperare lo scatolone con le copie di UNICO Patrimonio da distribuire nel corso dell’incontro che, alle 18:30, dovrà cominciare nel salone della Pro Loco, in via Sajalonca.

Un violento temporale mi costringe a sostare sotto l’arco che immette sulla scalinata del parcheggio antistante la chiesa del Carmine e il convento dei Cappuccini.
Quei minuti di attesa diventano inevitabilmente un tempo per guardare indietro.
Ripenso all’agosto del 2024, quando con Carmelo Pacente, Antonio De Rosa e Maria Grazia Petraglia, seduti davanti a una pizza e a una birra al ristorante “Alle sorgenti del Calore”, decidemmo di tentare quella che allora appariva quasi un’impresa impossibile: ritrovare gli ex alunni e i docenti dell’Istituto Magistrale di Piaggine e convincerli a raccontare un pezzo della loro vita.
Una promessa fatta in un momento di euforia, che avrebbe potuto facilmente disperdersi nel vento.
Non era affatto scontato che, dopo tanti anni, uomini e donne ormai assorbiti dalla propria quotidianità avessero voglia di tornare a un passato così lontano. Il rischio era quello di trasformare il ricordo in nostalgia, o peggio nel patetico esercizio del “come eravamo”.

Invece, lentamente, sono arrivate testimonianze, fotografie, nomi, episodi. Si sono riaperte porte che sembravano chiuse da tempo.
Per me quel Magistrale conserva anche un significato personale. Dopo l’asilo e le elementari a Piaggine ero andato in seminario a Vallo della Lucania per continuare gli studi. L’apertura dell’Istituto Magistrale mi consentì di tornare.
Prima ancora di cambiare il mio futuro, quella scuola mi restituì il mio paese.
E oggi capisco ancora meglio che non accadde soltanto a me.
Il temporale finalmente si esaurisce. Recupero lo scatolone dei giornali e raggiungo la Pro Loco. Con l’aiuto dei “mantovani”, Sara e Matteo, prepariamo la sala.
Nel mio programma il pubblico non dovrà essere semplice spettatore. Dovrà diventare protagonista dell’incontro.
Prendo posto al tavolo dei relatori e, mentre aspetto che arrivino le persone, ripasso la scaletta e gli appunti che ho fissato su un foglio A4.
Alle 18:40 do la parola a Renato Pizzolante, sindaco di Piaggine, che saluta i presenti e ricorda di essere stato lui stesso prima alunno e poi docente dell’Istituto Magistrale.
Ripercorro brevemente le tappe che hanno portato alla raccolta e alla pubblicazione, su UNICO Patrimonio, dei ricordi e delle riflessioni di studenti e insegnanti che hanno trascorso una parte importante della loro vita nell’Istituto Roselli.
Poi interviene Antonella Vairo.
La dirigente scolastica, anche lei ex alunna del Magistrale, sposta lo sguardo dal ricordo al futuro. Sottolinea la necessità di recuperare, mettere in sicurezza, ordinare e rendere fruibile il patrimonio documentale custodito dall’Istituto, affinché possa diventare materiale di studio e di ricerca.
È probabilmente questo il punto in cui la serata smette definitivamente di essere una semplice rimpatriata.
Perché il Magistrale di Piaggine non è stato soltanto una scuola.
Per decenni ha rappresentato una delle poche possibilità concrete offerte ai ragazzi e soprattutto alle ragazze dei paesi della Valle del Calore e degli Alburni per proseguire gli studi senza dover abbandonare immediatamente il proprio territorio.

È stato, nel suo piccolo, uno strumento di emancipazione sociale e una silenziosa rivoluzione culturale delle nostre aree interne.
Intanto la sala si è riempita.
Tutti i posti a sedere sono occupati e diverse persone rimangono in piedi.
Prendono la parola Antonio Coccaro, Anna Coccaro, Paolo Paesano, Antonio De Rosa, Rosalia Pepe, Carmela Di Perna, Donato Di Stasi, Tony Bruno, Antonella Pipolo, Angelo Pipolo e altri ancora.
Le parole cominciano a librarsi nella sala e riportano indietro nel “tempo che fu”: quello nel quale si depositarono speranze, si costruirono amicizie e si immaginarono progetti di vita.
Ognuno racconta un frammento.
Ma, messi insieme, quei frammenti cominciano a restituire qualcosa che appartiene non più soltanto alle singole persone, bensì alla storia di un paese e di un territorio.
Molti dei presenti finiscono inevitabilmente per rivedersi e riascoltarsi dentro.
A quel punto ripiego i fogli con gli appunti.
Mi accorgo che non servono più.
Il timore che l’iniziativa potesse trasformarsi in un insuccesso è scomparso. Le due ore previste dal programma stanno ormai terminando e ciò che avevo immaginato è accaduto: il pubblico ha preso possesso dell’incontro.
Forse era proprio questo che cercavamo dall’agosto del 2024.
Il primo passo è stato ritrovarci.
Il secondo è stato raccogliere e pubblicare le nostre testimonianze.
Ora ne resta un terzo.
Non possiamo lasciare che registri, fotografie, documenti, ricordi e testimonianze continuino a vivere affidati soltanto alla buona volontà dei singoli o alla fragilità della memoria.
Occorre trasformarli in un patrimonio ordinato, consultabile, capace di essere studiato e consegnato alle generazioni che non hanno conosciuto il Magistrale.
Saluto i presenti augurandomi che possiamo incontrarci ancora.
Per compiere insieme quel terzo passo nella direzione giusta: andare oltre i frammenti delle nostre vite, disseminati ormai in ogni direzione, per ritrovare il punto dal quale partirono i nostri primi passi da adulti verso un futuro che, quasi senza accorgercene, è già diventato remoto.
L’Istituto Magistrale ha chiuso le sue porte.
Sta a noi decidere se vorremo aprire il portone della storia.
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