In poco più di un anno si è scomposta la maggioranza che portò Gaetano Paolino a Palazzo di Città. L’assenza di Adele Renna blocca assestamento e salvaguardia degli equilibri e apre una fase decisiva. Intanto il PUC entra in un nuovo passaggio delicato. E per la città dei Templi l’instabilità arriva nel momento peggiore: quando turismo, agricoltura e comparto bufalino-caseario esprimono il massimo dello sforzo produttivo.
CAPACCIO PAESTUM. Dal 57,63 per cento ottenuto alle elezioni del maggio 2025 all’8 contro 8 dell’ultimo Consiglio comunale. Due numeri che, a distanza di poco più di un anno, raccontano meglio di molte analisi la parabola politica dell’amministrazione guidata da Gaetano Paolino.

Il responso delle urne era stato netto: 6.988 voti, quasi il 58 per cento dei consensi e dieci consiglieri eletti nelle liste collegate al sindaco. Sembravano numeri sufficienti per garantire stabilità a un Comune che arrivava da una stagione traumatica e dal precedente scioglimento del Consiglio.
Oggi, invece, l’assenza della consigliera Adele Renna, indicata come non giustificata, è bastata a produrre una perfetta parità: otto da una parte e otto dall’altra. E a impedire l’approvazione di tutti i punti all’ordine del giorno, compresi l’assestamento generale di bilancio e la salvaguardia degli equilibri per l’esercizio 2026.
Non è un semplice incidente d’aula. È l’approdo, almeno per ora, di una crisi che viene da lontano.
Una maggioranza che ha cominciato presto a perdere pezzi
Paolino era arrivato alla guida del Comune dopo l’interruzione dell’esperienza amministrativa di Franco Alfieri, con un’eredità tutt’altro che semplice.

Sul tavolo c’erano il completamento delle opere pubbliche già avviate, il Piano Urbanistico Comunale, la necessità di recuperare una normale stabilità amministrativa e soprattutto una situazione finanziaria pesante. Il Comune aveva fatto ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale nell’ottobre 2024 e aveva poi approvato un piano relativo al periodo 2024-2043. Le criticità finanziarie erano state precedute dai rilievi della Corte dei Conti e da un disavanzo indicato negli atti dell’ente in oltre 40 milioni di euro.
Già nella formazione della nuova Giunta, tuttavia, cominciarono ad affiorare malumori, aspettative deluse e differenti interpretazioni del rapporto tra sindaco, assessori e consiglieri.
Ciò che inizialmente poteva apparire come la normale dialettica di una coalizione numerosa si trasformò progressivamente in una frattura.
Il punto di rottura arrivò il 3 dicembre 2025, con la mozione di sfiducia sottoscritta da Angelo Quaglia, Antonio Agresti, Igor Ciliberti, Maria Rosaria Giuliano, Antonio Mastrandrea, Gianmarco Scairati ed Eustachio Voza, tutti provenienti dalla maggioranza, insieme a Simona Corradino.
UNICO descrisse allora un Consiglio ormai diviso in blocchi, con Adele Renna, Pamela Volpe e Luca Sabatella rimasti a costituire il nucleo più fedele al sindaco e una parte delle opposizioni che, non aderendo alla sfiducia, finì per diventare decisiva per la sopravvivenza dell’amministrazione.
La sfiducia fallì.
Ma da quel momento emerse un dato politico destinato a pesare: Paolino era rimasto sindaco, ma la maggioranza uscita dalle urne non esisteva più nella sua configurazione originaria.

La tregua del 2026
Nei mesi successivi la situazione sembrò essersi almeno parzialmente stabilizzata.
A maggio, proprio sulle pagine di UNICO, scrivevamo che la vicenda politica poteva considerarsi almeno momentaneamente assorbita e che Capaccio Paestum aveva davanti a sé l’occasione di vivere l’estate 2026 come quella della “ripartenza possibile”.
L’attenzione si era spostata sui problemi reali del territorio: Mercato ortofrutticolo, reflui bufalini, impianti a biogas e biometano, perdita della Bandiera Blu, turismo, agricoltura, servizi e infrastrutture. Tre grandi comparti – zootecnia, turismo e agricoltura – che UNICO aveva definito altrettanti banchi di prova della capacità della politica di governare una città ricca e complessa.
Perfino sul tema biogas-biometano il Consiglio era riuscito a ritrovare l’unanimità, dimostrando che sulle questioni considerate strategiche potevano ancora crearsi convergenze trasversali.
Ma una convergenza su singoli provvedimenti non equivale a una maggioranza politica stabile.
L’ultimo Consiglio lo ha dimostrato.
L’assenza di Renna cambia nuovamente lo scenario
La posizione di Adele Renna assume oggi un significato particolare proprio perché, nella crisi di dicembre, era stata tra i consiglieri rimasti più saldamente al fianco del sindaco.
La sua assenza nella seduta decisiva sul bilancio ha prodotto l’8 a 8 e impedito l’approvazione degli atti.
E questa volta non si tratta di una mozione politica sulla permanenza o meno del sindaco. Si tratta del funzionamento ordinario dell’ente.

È qui che cambia la natura della crisi.
A dicembre Paolino doveva verificare se esistessero abbastanza voti per mandarlo a casa.
Oggi deve verificare se esistano abbastanza voti per governare.
Sono due problemi profondamente diversi.
Il bilancio non consente tempi indefiniti
L’assestamento generale non è un atto che può essere rinviato indefinitamente. L’articolo 175, comma 8, del TUEL stabilisce che venga deliberato dal Consiglio entro il 31 luglio di ogni anno, proprio per verificare tutte le voci di entrata e uscita e garantire il mantenimento del pareggio.
Ancora più delicata è la salvaguardia degli equilibri. La mancata adozione dei provvedimenti previsti dall’articolo 193 viene equiparata alla mancata approvazione del bilancio e richiama la procedura dell’articolo 141 del TUEL.
Non significa che il Comune venga sciolto automaticamente il giorno successivo. La disciplina prevede un ulteriore termine, non superiore a venti giorni, per consentire al Consiglio di adempiere; in caso di ulteriore inerzia interviene il potere sostitutivo e viene avviato il procedimento che può condurre allo scioglimento.
È dunque corretto parlare di rischio concreto, non di scioglimento già consumato.
E per un Comune inserito in un piano di riequilibrio finanziario pluriennale il segnale politico e amministrativo è ancora più pesante.
Anche il PUC torna in mezzo alla tempesta
Come se il fronte finanziario non fosse sufficiente, nella stessa seduta è tornato al centro della scena anche il Piano Urbanistico Comunale.
Il PUC è stato depositato ufficialmente nel luglio scorso e si trova nella fase delle osservazioni.
Il sindaco ha comunicato che, dopo le missive del RUP Roberta Scovotto e del tecnico incaricato, ingegnere Renato Carrozza, sarà avviato un subprocedimento valutativo finalizzato a verificare eventuali situazioni di conflitto d’interesse e la possibile sostituzione di alcuni componenti dell’Ufficio di Piano.
Parallelamente è stata prospettata una proroga per la presentazione delle osservazioni al PUC, richiesta anche da un gruppo di tecnici locali in considerazione della coincidenza dei termini con il mese di agosto.
Così, quasi chiudendo un cerchio, tornano contemporaneamente davanti all’amministrazione i tre grandi dossier con i quali era iniziata l’esperienza Paolino: stabilità politica, conti pubblici e Piano Urbanistico Comunale.
Si infrange anche il tabù dell’estate
C’è però un elemento che rende questa crisi diversa dalle altre.
Mai, almeno per quanto riesco a ricordare nella storia politica recente di Capaccio Paestum, il rischio di una caduta dell’amministrazione si era materializzato con questa intensità nel pieno dell’estate.
E agosto, qui, non è un mese come gli altri.
È il periodo nel quale Paestum, Laura, Licinella e l’intera fascia costiera si riempiono di turisti, alberghi, villaggi, campeggi, stabilimenti balneari, ristoranti e attività commerciali lavorano a pieno regime e la popolazione presente sul territorio cresce considerevolmente.
È il momento nel quale il comparto bufalino e caseario compie uno degli sforzi produttivi e commerciali più intensi, sostenuto anche dalla domanda turistica.
È la stagione in cui l’agricoltura della Piana del Sele immette sul mercato grandi quantità di prodotto, attraverso il Mercato ortofrutticolo, la distribuzione organizzata, gli operatori commerciali e quella rete capillare di vendita diretta che caratterizza la pianura.
Turismo archeologico e balneare, agricoltura, mozzarella di bufala, ristorazione e commercio si muovono contemporaneamente.
E contemporaneamente aumentano traffico, rifiuti, consumo idrico, esigenze di sicurezza, manutenzione, viabilità, parcheggi, controlli e servizi pubblici.
Se c’è un momento dell’anno nel quale Capaccio Paestum avrebbe bisogno di una macchina amministrativa stabile, reattiva e concentrata esclusivamente sulla gestione della città, è proprio questo.
Naturalmente i consiglieri che hanno rotto con Paolino conservano integralmente il diritto politico di contestare il sindaco e le sue scelte. Essere stati eletti nella maggioranza non significa sottoscrivere un’obbedienza per cinque anni.
Ma la politica comporta anche la responsabilità delle conseguenze e dei tempi delle proprie decisioni.
Ed è difficile immaginare, per un territorio con questa struttura economica, un momento meno opportuno dell’agosto 2026 per precipitare nell’incertezza amministrativa.
La crisi, infatti, non riguarda soltanto Paolino e i suoi ex alleati.
Riguarda una città intera proprio quando produce, lavora e accoglie di più.
E adesso? La variabile Renna
Molto dipenderà ora da Adele Renna.
Il primo scenario è anche quello più insidioso: Renna non partecipa alle prossime sedute ma non presenta le dimissioni.
Lo Statuto del Comune di Capaccio Paestum è molto chiaro. Il consigliere che non interviene alle sessioni consiliari per tre volte consecutive senza giustificato motivo può essere dichiarato decaduto. Ma la decadenza non scatta automaticamente alla terza assenza: il Presidente del Consiglio deve comunicare formalmente l’avvio del procedimento e concedere all’interessato almeno venti giorni per presentare le proprie giustificazioni e l’eventuale documentazione. Solo successivamente il Consiglio può pronunciarsi.
Ciò significa che, se l’assenza dell’ultima seduta sarà formalmente considerata la prima assenza consecutiva priva di giustificazione, la consigliera potrebbe restare titolare del seggio ancora per un periodo non breve senza essere sostituita.
Ed è questo il paradosso: politicamente, un’assenza protratta potrebbe risultare più destabilizzante delle dimissioni.
Finché Renna conserva il seggio, infatti, non può subentrare un altro consigliere. E, se tutti gli altri partecipassero alle sedute mantenendo le attuali posizioni, potrebbe riproporsi la situazione di parità che ha bloccato l’ultimo Consiglio.
Diverso sarebbe il secondo scenario: Renna torna in aula e continua a sostenere Paolino. In quel caso l’attuale impasse potrebbe essere superata, anche se resterebbe evidente la fragilità di un equilibrio politico dipendente ormai da ogni singola presenza.
Terza ipotesi: le dimissioni. Si aprirebbe allora la procedura di surroga e diventerebbe decisivo capire quale posizione politica assumerebbe il consigliere chiamato a subentrare.
Esiste poi lo scenario politicamente più difficile per il sindaco: Renna torna in Consiglio ma non vota più con l’amministrazione. In quel caso non si parlerebbe più soltanto di una maggioranza fragile o numericamente incerta, ma di una possibile perdita sostanziale del sostegno consiliare sui provvedimenti decisivi.
Infine resta ciò che è già accaduto nella storia recente di questa consiliatura: una parte dell’opposizione potrebbe decidere di non contribuire alla paralisi dell’ente, votando singoli atti, astenendosi o assumendo comportamenti che consentano di superarli.
Ma anche in questo caso Paolino continuerebbe ad amministrare grazie a maggioranze variabili costruite provvedimento per provvedimento, e non più grazie alla coalizione che gli elettori premiarono nel maggio 2025.
I numeri li avevano dati gli elettori
Ed è forse qui il punto politico sul quale vale la pena riflettere.
La principale difficoltà dell’amministrazione Paolino non è stata prodotta dall’opposizione uscita dalle urne.
È nata all’interno della stessa coalizione vincente.
Consiglieri che avevano condiviso liste, campagna elettorale e progetto amministrativo sono diventati nel giro di pochi mesi il fronte più duro della contestazione al sindaco.
Gli elettori, il 26 e 27 maggio 2025, avevano consegnato a Paolino il 57,63 per cento dei voti e dieci consiglieri di maggioranza.
I numeri per governare, dunque, c’erano.
Sono stati consumati dalla politica, non dalle urne.
Ora non serve più stabilire soltanto chi avesse ragione nella composizione della Giunta, chi meritasse maggiore ascolto, chi sia stato deluso o chi abbia commesso gli errori che hanno prodotto la frattura.
La domanda è diventata molto più concreta:
Capaccio Paestum ha ancora una maggioranza capace di governare?
La risposta arriverà nella prossima seduta.
Non necessariamente attraverso un numero predeterminato di voti, perché conteranno presenze, assenze e comportamento dei singoli consiglieri. Ma una cosa è certa: l’8 a 8 deve essere spezzato.
E dopo essere passata in poco più di un anno dal 57,63 per cento delle urne alla perfetta parità dell’aula, la città dei Templi saprà se quella nata nel maggio 2025 è ancora una maggioranza di governo oppure soltanto il ricordo della coalizione che vinse le elezioni.




