«Signore, salvami!»
Siamo in vacanza, o la nostra giornata presenta qualche momento di pausa tra lavori e impegni: occasione per riflettere sulla liturgia della Parola, invito ad avere fiducia in Gesù a qualsiasi costo e in qualsiasi situazione.
Sentire la presenza del Cristo nella nostra vita diventa un desiderato sollievo soprattutto dopo che il vento della crisi ci ha sballottati, vittime dei nostri assilli quotidiani; dopo la tempesta della sofferenza fisica e morale; dopo che il dubbio, simile a un ago pungente, è penetrato nella mente.

Probabilmente, come Elia nella prima lettura, riteniamo che Dio, l’Ineffabile, nella sua potenza si riveli soltanto con grandi gesti. Invece, giunti come il profeta sulla montagna della nostra coscienza serena e luminosa, mettiamoci alla ricerca del Signore, accostandoci a Lui nel silenzio e nella meditazione, per godere la beatitudine della brezza che bacia il nostro viso e dona il suo profumo di santità.
Il passo del Vangelo riprende il tema e lo presenta plasticamente riferendo l’esperienza degli apostoli. Avevano appena assistito alla moltiplicazione dei pani, avevano sperimentato la sua potenza, soprattutto la capacità di trasformare una folla anonima in comunità partecipe.
Gesù li invita a precederlo sull’altra sponda del lago; obbediscono esitanti: esperti pescatori, sanno che le tempeste possono essere improvvise e pericolose, soprattutto di notte. Gesù intanto saluta la folla e si reca sul monte a pregare: ha bisogno di questo rassicurante e intimo momento col Padre.
Mentre egli prega, si scatena la tempesta; vento, onde e oscurità fanno crescere la paura in quei poveri uomini, preda degli elementi. Il terrore s’impossessa di loro al punto che, nel vedere Gesù, ritengono sia un fantasma che cammina sulle acque.
Ma le parole del Maestro mutano la loro prospettiva e rasserenano gli animi:
«Coraggio, sono io, non abbiate paura».
Pietro è il primo a riprendersi dallo spavento. Irruento, si lancia per raggiungere Gesù. Si accorge che si trova fuori dalla barca, comincia a titubare: il dubbio prima, poi la paura di non farcela, prendono il sopravvento. Affonda, ma ha la prontezza di gridare:
«Signore, salvami».
Queste parole sono la sintesi di tutti i contenuti delle nostre orazioni: atto di fede, espresso da Pietro col termine Signore, al quale seguono l’implorazione e la richiesta di grazia.
La mano potente, carezzevole e benedicente di Gesù opera il miracolo: lo afferra e lo salva.
È la stessa mano tesa che attende ciascuno di noi. Basta gridare, consapevoli e fiduciosi: «Signore, salvami!».
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