Isaia 55,6-9; Filippesi 1,20c-27a; Matteo 20,1-16
Il Talmud di Gerusalemme riporta una parabola rabbinica che, al contrario di quella che si legge nel passo del Vangelo di questa domenica, esalta la logica meritocratica di chi, ben dotato, in due ore di lavoro opera più di chi è impegnato per un’intera giornata e viene premiato con un trattamento migliore. Siamo agli antipodi rispetto all’esaltazione della gratuità.

Tre sono le scene nel racconto di Gesù.
Nella prima si descrive la chiamata a raccolta fino alle cinque del pomeriggio, quando il padrone chiede ai disoccupati la ragione del non far niente. Costoro rispondono: «Nessuno ci ha presi a giornata». Allora egli, non l’amministratore, li ingaggia, manifestando così la propria sollecitudine.
Nella seconda scena viene applicato quanto prescrive la Legge, cioè dare il salario il giorno stesso, prima che tramonti il sole, perché l’operaio è povero. Si procede però in ordine inverso, creando attesa nei lavoratori della prima ora, alla fine delusi perché «anch’essi ricevettero ciascuno un denaro».
Inizia il mormorio di protesta, vero cancro nelle relazioni umane. Non si sopporta di essere considerati alla stessa stregua: appare un’ingiustizia, non si ritiene che possano esserci altri criteri.
Nella terza scena si riporta il commento del padrone della vigna, che pronuncia una sentenza di condanna con l’espressione: «Prendi il tuo denaro e vattene». Il padrone rispetta la giustizia, ma dona di più perché gli operai dell’ultima ora, poveri come i primi, possano portare a casa il salario per la famiglia.
Gesù esalta la giustizia non retributiva e meritocratica, consapevole che accanto a noi ci sono persone meno fortunate per nascita o per storia, individui deboli che non possono o non sanno lavorare come noi, ma comunque nostri fratelli e sorelle.
Se non comprendiamo il comportamento di Dio, allora anche per noi vale quanto afferma il padrone: «Il tuo occhio è malvagio perché io sono buono?».
È il meccanismo dell’invidia – da in-videre, cioè non voler vedere la felicità dell’altro – gelosia da combattere per saper giungere all’empatica com-passione.
Le modalità di pagamento pongono qualche problema per il capovolgimento dell’ordine naturale; ma è il segno della fantasia di Dio. Non è arbitrario e noi dobbiamo individuarne la ragione.
Il Vangelo ricorda che, se vogliamo imitare Cristo, dobbiamo spogliarci di tutte le pretese e sentirci ultimi con gli ultimi. Del resto non sappiamo perché questi fratelli siano stati tutto il giorno senza far niente.
Il padrone si prende cura di loro, li ritiene più importanti del mero vantaggio per la vigna: è un Signore impegnato contro la cultura dello scarto.
Così Dio giunge insperato e benedetto ai quattro quinti dei lavoratori, assicurando a ognuno il necessario per mantenere la famiglia, il pane quotidiano per il quale preghiamo con le parole che ci ha insegnato Gesù.
È un padrone che non dà a ciascuno il suo, ma a tutti il necessario, perché ritiene legge prioritaria che l’uomo viva; ecco perché non è ingiusto verso i primi e generoso con gli ultimi.
Egli non paga, ma è pronto a donare.
Il Dio della bontà non segue le regole dell’economia; ama in perdita per insegnarci che la nostra più bella speranza è la gioia del dare più che del ricevere, in quanto l’uomo viene prima del mercato e il bisogno da soddisfare prima dei meriti da premiare.
Qualcuno potrebbe chiedersi allora quali siano i vantaggi degli operai della prima ora: la soddisfazione di aver dato di più al mondo, di aver fatto fruttificare di più la terra secondo il comando della Genesi, rendendo così più bella la vigna, contenti della bontà di Dio.
Isaia, nella prima lettura, precisa che il Signore ci dirige sulla strada giusta, che non è quella che possiamo immaginare; perciò dobbiamo abbandonare i nostri criteri di giudizio dalle prospettive limitate e limitanti.
Al termine del pellegrinaggio terreno ci attende non una ricompensa proporzionale alla distanza percorsa, ma rispetto alla qualità della nostra vita.
Il Signore dona il suo amore a chi lo cerca con cuore sincero, libero da egoismi e dalla pretesa di veder riconosciuti presunti meriti ritenuti superiori a quelli degli altri.
La ricerca di Dio non presuppone una gerarchia di diritti, perché l’amore del Signore non si lascia valutare in termini quantitativi: è il dono della chiamata a collaborare per costruire il Regno, nel quale non sono previste precedenze, gerarchie, posti privilegiati.
Operai dell’ultima ora possono essere anche coloro che risiedono stabilmente nelle periferie, povera gente anche lontana dalla stretta osservanza e che ha risposto all’invito di Gesù.
Egli rivolge a tutti un annuncio ricco di speranza, capace di generare fiducia in chi si comporta secondo i dettami del Vangelo.
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