Dopo un’estate che ha travolto equilibri politici e amministrativi, sulla Città dei Templi sembra essere calato il silenzio. Ma la storia continua contemporaneamente in tre luoghi: nei capannelli dove Capaccio da sempre discute di politica, nell’aula del Tribunale di Vallo della Lucania dove si avvia alla conclusione il processo sugli appalti della pubblica illuminazione, e nel Municipio dove i commissari hanno cominciato ad affrontare i conti lasciati dalla politica. Tre scene dello stesso momento storico.
Dopo i fuochi d’artificio estivi che, oltre a celebrare le feste religiose che animano le contrade di Capaccio Paestum, hanno finito per illuminare anche il “sistema” che alimenta la vita politico-amministrativa della Città dei Templi, è calato il silenzio.
Almeno quello ufficiale.
Perché sotto i portici di Capaccio Scalo, davanti alle gelaterie dell’area archeologica, nei luoghi di ritrovo delle contrade agricole, su piazza Tempone a Capaccio capoluogo, i capannelli continuano a macinare ipotesi, confrontare opinioni, ricostruire alleanze, immaginare sviluppi.
È sempre stato un po’ così.
In una città dove i partiti politici aprono troppo spesso le sedi soltanto quando si avvicinano le elezioni e dove il confronto tra le varie fazioni – mai esattamente le stesse da una competizione all’altra – si svolge soprattutto nelle piazze, nei bar e dentro una rete infinita di relazioni personali e familiari, il capannello rimane forse il più longevo luogo della politica capaccese.
I protagonisti cambiano posizione.
Gli avversari di ieri possono diventare gli alleati di domani.
Chi era dentro può ritrovarsi fuori.
Chi osservava dalla finestra può improvvisamente diventare protagonista.
E così, mentre la politica ufficiale tace, Capaccio Paestum continua a discutere.
Ma questa volta, prima di immaginare il futuro, vale la pena guardare ciò che sta accadendo nel presente.
Perché la città vive contemporaneamente almeno tre storie.

Una si svolge nei capannelli.
La seconda dentro un’aula del Tribunale di Vallo della Lucania.
La terza negli uffici del Comune, dove non siedono più sindaco, assessori e consiglieri, ma un commissario e due subcommissari.
Il primo quadro: la città che aspetta
La caduta dell’amministrazione ha interrotto improvvisamente il confronto politico istituzionale.
Non quello reale.
Anzi.
Quando viene meno il luogo ufficiale della politica, a Capaccio Paestum la politica torna immediatamente nei suoi luoghi naturali.
Si discute di chi tornerà in campo.

Di chi non potrà tornarci.
Di vecchie alleanze da ricostruire e nuovi gruppi da mettere insieme.
Di candidati che potrebbero spuntare da un giorno all’altro.
E, inevitabilmente, di Franco Alfieri.
Per alcuni è ancora il punto intorno al quale continua a ruotare una parte della politica cittadina.
Per altri rappresenta una stagione conclusa.
Per altri ancora tutto dipenderà da quello che accadrà nelle aule giudiziarie.
Sono opinioni.
E le opinioni, nei capannelli, possono permettersi il lusso di anticipare i fatti.
Un tribunale no.
Per questo, mentre in città si elaborano scenari, vale la pena spostarsi di qualche chilometro.
Il secondo quadro: a Vallo il processo vero
Il 17 settembre, nell’aula del Tribunale di Vallo della Lucania, si è conclusa l’istruttoria del processo di primo grado relativo ai presunti appalti pilotati della pubblica illuminazione di Capaccio Paestum.
Sono imputati, a vario titolo, Franco Alfieri, Elvira Alfieri, Andrea Campanile, Carmine Greco, Vittorio De Rosa e Alfonso D’Auria. Le contestazioni comprendono turbata libertà degli incanti e corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio; ad Alfieri viene contestato anche il falso ideologico. Sono accuse ancora sottoposte al giudizio del Tribunale. La requisitoria del pubblico ministero Francesco Rotondo è prevista per il 22 ottobre, seguiranno le difese e la sentenza di primo grado è indicata per il 19 novembre.
È un passaggio importante.
Perché per quasi due anni Capaccio Paestum ha conosciuto questa vicenda prevalentemente attraverso ordinanze cautelari, intercettazioni, attività investigative e ricostruzioni della Procura.
Il dibattimento è un’altra cosa.
È il luogo nel quale le ipotesi formulate durante le indagini vengono sottoposte alla verifica del contraddittorio.
I testimoni parlano davanti ai giudici.

Le difese fanno domande.
I documenti vengono acquisiti.
Gli imputati possono scegliere di spiegare la propria versione.
E alla fine un collegio giudicante deve decidere che cosa sia stato effettivamente provato.
Nell’ultima udienza Andrea Campanile ha depositato uno scritto di tredici pagine e ne ha illustrato una sintesi. Ha ricondotto i suoi frequenti rapporti con Dervit alle mansioni svolte come capo di gabinetto e alla gestione delle segnalazioni dei cittadini sulla pubblica illuminazione, negando di avere mai avuto capacità o volontà di interferire nelle gare comunali.
Elvira Alfieri è stata interrogata dal pubblico ministero su questioni tecniche riguardanti l’offerta richiesta da Dervit e il subappalto affidato alla Alfieri Impianti nel Comune di Battipaglia, uno dei rapporti sui quali si concentra l’impostazione accusatoria.
Poi ha parlato Franco Alfieri.
Per oltre un’ora.
Ha definito il lungo periodo delle intercettazioni una sorta di “Grande Fratello” e ha proposto una lettura radicalmente diversa di molti degli episodi contestati.

Secondo la sua ricostruzione, diverse conversazioni considerate dagli investigatori significative di una gestione impropria degli appalti sarebbero invece riconducibili al modo ordinario con il quale un sindaco particolarmente presente segue lavori, segnalazioni e problemi della propria città.
Ha negato di avere amministrato la Alfieri Impianti e di essere intervenuto negli affidamenti gestiti dagli uffici.
E ha contestato duramente le dichiarazioni rese da Carmelo “Nino” Pagano, che la difesa considera generiche e contraddittorie. È, naturalmente, la posizione dell’imputato e dei suoi legali: sarà il collegio a stabilire quale peso attribuire a quella testimonianza e all’insieme degli elementi raccolti.
Ed è proprio questo il punto che nei capannelli rischia di perdersi.
Il processo non è più quello raccontato soltanto dall’ordinanza che aprì la vicenda.
Ma non è nemmeno quello raccontato soltanto dalle dichiarazioni difensive dell’ultima udienza.
È l’insieme delle prove dell’accusa, dei testimoni, dei controesami, dei documenti e degli elementi portati dalle difese.
Sarà il Tribunale a mettere tutto sulla bilancia.
Fuori dall’aula, invece, il processo è stato celebrato da tempo in almeno due versioni opposte.
Da una parte chi considera le accuse già dimostrate.
Dall’altra chi considera l’intera vicenda già smontata.
Tra queste due certezze c’è ancora uno spazio.
È il processo vero.
E si sta svolgendo a Vallo della Lucania.
Il terzo quadro: mentre tutti discutono, qualcuno deve amministrare
C’è poi una terza scena.
Forse meno affascinante dei capannelli e certamente meno drammatica di un’aula di Tribunale.
Ma per il futuro immediato di Capaccio Paestum potrebbe essere la più importante.
Il Comune deve continuare a funzionare.
Dopo la fine dell’amministrazione eletta, la prima gestione commissariale si è aperta il 27 agosto. Dal 2 settembre la guida dell’ente è stata assunta dal commissario prefettizio Francesco Cirillo, affiancato dal subcommissario Antonio Incollingo; il 15 settembre si è insediato anche Maurizio Alicandro.
E i primi atti di Cirillo dicono già qualcosa.
Il 3 settembre, praticamente il giorno successivo all’insediamento, il commissario è entrato dal portone meno spettacolare ma più delicato dell’amministrazione pubblica:
il bilancio.
Con le deliberazioni numero 75 e 76 sono state ratificate due variazioni urgenti al bilancio di previsione 2026-2028 che erano state adottate dalla precedente Giunta e che erano rimaste sospese.
La prima era stata addirittura respinta dal Consiglio comunale con otto voti favorevoli e otto contrari.
Il commissario ne ha fatto salvi gli effetti e le obbligazioni già assunte.
Con la delibera numero 77 è arrivato poi l’assestamento generale e la verifica degli equilibri finanziari.
Ed è lì che appare il numero destinato inevitabilmente a pesare sulla futura vita politica della città: dal rendiconto 2025 risulta un risultato di amministrazione negativo superiore a 62,4 milioni di euro, all’interno di un piano di riequilibrio pluriennale che arriva fino al 2043 e sul quale deve ancora completarsi il relativo percorso di controllo. Nella stessa ricognizione sono indicati anche debiti fuori bilancio che dovranno essere riconosciuti con successivi provvedimenti.
Questo non significa automaticamente che il Comune sia “fallito”.
La stessa delibera dà atto del permanere degli equilibri finanziari della gestione dopo le variazioni effettuate.
Significa però che chiunque immagini già la prossima campagna elettorale dovrà fare i conti anche con questi numeri.
È molto più facile promettere una città nuova dentro un capannello che costruire un bilancio capace di finanziarla.
Ed è probabilmente significativo che la struttura commissariale sia stata rafforzata proprio con Maurizio Alicandro, dirigente con una lunga esperienza in materia finanziaria, di bilancio e patrimonio e con precedenti incarichi in gestioni commissariali e organismi straordinari di liquidazione.
Per ora la gestione Cirillo non sembra avere cominciato cancellando politicamente ciò che aveva fatto chi l’ha preceduta.
Ha cominciato dai conti.
PUC e Paistom, i due grandi dossier che avevano accompagnato anche le ultime tensioni della precedente fase amministrativa, erano già stati investiti da decisioni prese prima dell’insediamento dell’attuale commissario.
Il PUC era stato revocato.
L’avviso relativo alla procedura Paistom era stato a sua volta revocato prima dell’arrivo di Cirillo.
Sul sito istituzionale, fino a questo momento, non emerge ancora una scelta commissariale equivalente alle prime tre deliberazioni finanziarie che indichi quale strada sarà intrapresa sui due dossier. La sequenza ufficiale delle comunicazioni comunali conferma invece l’insediamento della nuova gestione e, successivamente, quello del secondo subcommissario.
Ed è proprio qui che nei prossimi mesi potremo capire che tipo di commissariamento sarà.
Una gestione limitata a traghettare l’ente verso le elezioni?
Oppure una fase nella quale verranno affrontati nodi strutturali che la politica non è riuscita a sciogliere?
Bilancio.
Debiti fuori bilancio.
Paistom.
PUC.
Organizzazione degli uffici.
Patrimonio.
Sono dossier assai meno suggestivi di un nome da candidare a sindaco.
Ma sono quelli sui quali il prossimo sindaco, qualunque esso sia, dovrà necessariamente misurarsi.
Tre scene della stessa città
Ed eccola, allora, Capaccio Paestum dopo i fuochi.
Sotto i portici si parla del futuro.
A Vallo della Lucania si ricostruisce il passato.
Nel Municipio si cerca di amministrare il presente.
Tre scene che procedono contemporaneamente e che sarebbe un errore leggere separatamente.
Perché il processo Alfieri avrà un proprio esito giudiziario, che compete esclusivamente ai giudici e non ai capannelli.
La gestione commissariale avrà invece un esito amministrativo, misurabile attraverso gli atti che adotterà e i problemi che riuscirà o meno ad affrontare.
E la politica avrà prima o poi il compito di tornare davanti agli elettori.
Quando accadrà, però, sarebbe auspicabile che Capaccio Paestum arrivasse a quel momento avendo imparato almeno a distinguere i piani.
Le responsabilità penali si accertano nelle aule di giustizia.
Le responsabilità amministrative e politiche si valutano attraverso atti, risultati e scelte.
Il consenso si misura nelle urne.
Mescolare tutto rende più facile alimentare le tifoserie.
Separarlo aiuta invece a capire.
E forse, dopo un’estate tanto rumorosa, è proprio questo che serve alla città.
Un po’ meno rumore.
Non necessariamente silenzio.
Piuttosto fatti.
Quelli che emergeranno a Vallo della Lucania.
Quelli che firmeranno i commissari nel Palazzo di Città.
E quelli sui quali, quando tornerà il momento delle elezioni, ogni nuova coalizione dovrà spiegare a Capaccio Paestum non soltanto con chi vuole governare.
Ma soprattutto che cosa intende fare della città che avrà ereditato.
#CapaccioPaestum #FrancoAlfieri #ValloDellaLucania #ProcessoAlfieri #Commissariamento #ComuneDiCapaccioPaestum #PoliticaLocale #BilancioComunale #Paistom #PUC #AppaltiPubblici #PubblicaIlluminazione #Cilento #AmministrazioneComunale #AttualitàGiudiziaria




