Franco Alfieri ufficializza la sua candidatura

Franco Alfieri ufficializza la sua candidatura

“Sul comune di Capaccio Paestum sventola la bandiera del Commissario Prefettizio, con la resa poco onorevole della Politica”

LIUCCIO GIUSEPPINO I Viaggi del Poeta
Cilento - giovedì 28 marzo 2019
Franco Alfieri
Franco Alfieri © Unico settimanale

Qualche giorno fa Giungano, suo paese di nascita, ha dato l’estremo saluto al Cavaliere Franco Palumbo, che circa due anni fa era stato eletto sindaco di Capaccio Paestum. Dopo due anni di navigazione, negli ultimi mesi sempre più incerta, in balia dei marosi di veti incrociati, ripicche, gelosie, ambizioni sfrenate e, soprattutto, di appetiti per affari non sempre confessabili è naufragata nelle acque agitate, su cui ha soffiato e soffia ancora, secondo alcuni, il vento impetuoso ed inquietante della malavita organizzata e non, con mire di controllo e governo come da più parti si vocifera nelle chiacchiere ai tavoli dei bar e sui marciapiedi. Ora sul Comune di Capaccio Paestum sventola la bandiera bianca del Commissario Prefettizio, con la resa poco onorevole della Politica. E s’infittiscono, come è giusto che sia, i contatti, i colloqui, i confronti tra persone e gruppi in vista delle elezioni di maggio. E, come è sempre stato, circolano voci più o meno interessate, che accreditano candidature, compongono e scompongono alleanze, colpiscono personaggi scomodi, rispolverano vecchie glorie ed esaltano gli emergenti di turno, corteggiando “personaggi” potenti, sponsorizzati da personaggi istituzionali ingombranti, che non nascondono di consolidare potere per sé, per amici e familiari in vista di imminenti traguardi elettorali per le regionali e per le “politiche” a vista ravvicinata, con cene/incontri magari a base di fritture di pesce, che non sempre promettono trionfi elettorali. Anzi… Nulla di nuovo. E il gioco che anima da sempre il clima pre elettorale. E pare che sia della partita anche l’avvocato Franco Alfieri, che dopo la natia Torchiara ha governato Agropoli ed ora, folgorato dalla “cultura archeologica, dei miti e della Grande Storia” si accinge a varcare il Solofrone, “colonizzare” anche la città dei templi e della Magna Grecia, per scrivere una prestigiosa pagina di storia di sviluppo futuro, consule De Luca regnante. Ma non sempre le ciambelle riescono con il buco. E spesso la difesa della propria dignità, l’orgoglio di identità e di tutela delle proprie tradizioni rende coraggiosi, anzi audaci i cittadini di Capaccio Paestum e relativa kora, più che mai decisi a non consentire la elezione di un “papa straniero” per la seconda volta.

Purtroppo però non si parla quasi mai di programmi, come, invece, sarebbe logico, utile e necessario. E se provassimo ad invertire la tendenza ed a sparigliare le carte di un gioco divertente, forse, ma poco costruttivo? Forse è scontato, ma è utile ricordare che la campagna elettorale è, per ogni comunità, una grande occasione per interrogarsi e ripensare in modo spietatamente critico ed autocritico il proprio passato ed il proprio presente ed ipotizzare, con ambiziosa progettualità, il proprio futuro. E il metodo della democrazia rappresentativa impone dialogo e confronto con e tra le forze sociali per toccare, dolorosamente, ma necessariamente, i nervi scoperti della realtà cittadina, far emergere con spregiudicata chiarezza i problemi ed individuarne insieme le migliori e più praticabili soluzioni. Un buon candidato parla, ma soprattutto ascolta, progetta e propone con la predisposizione a rivedere progetti ed integrare proposte. Mi auguro fortemente che il candidato Franco Alfieri abbia l’umiltà di farlo e non tiri fuori l’arroganza del potere di cui probabilmente potrebbe essere stato contagiato nella palestra regionale.

E, allora, IL PROGETTO va fatto sulla base di una lettura economica delle possibilità di sviluppo del territorio e con la individuazione dei bisogni e delle aspettative della collettività degli abitanti, ma anche, nel nostro caso specifico, della più vasta platea nazionale ed internazionale, che giustamente guarda a Paestum come al luogo magico della memoria collettiva mondiale per quel suo enorme e prestigioso scrigno di storia, arte e cultura, consacrati “patrimonio dell’umanità”. Un buon progetto, allora, non può che partire dal censimento delle risorse. E quelle di Capaccio Paestum sono tante e tutte in grado di innescare un meccanismo virtuoso di attività per produrre occupazione e ricchezza. C’è il turismo certo, ma non solo. E, comunque va ripensato nella qualità e nella varietà dell’offerta per soddisfare una domanda sempre più esigente e diversificata. Ma non sono da meno l’agricoltura e la zootecnia. C’è la natura con la specificità della flora e della fauna e con la rete feconda delle acque “sacre” del territorio. C’è il mare come bene dalle infinite sfaccettature e dalle molteplici possibilità di utilizzo, a cominciare dalla fascia pinetata, straordinariamente bella e non sempre immessa con intelligenza nei circuiti virtuosi dei mercati. C’è la Storia prestigiosa e nobile consacrata nei volumi delle biblioteche, nelle testimonianze dei musei, nelle strutture proto industriali. C’è l’Arte nella bellezza sfolgorante dei templi dorici e non solo. C’è la strada della cultura che va percorsa fino in fondo con orgoglioso entusiasmo per riscoprire le radici del passato e su quelle innervare il presente e costruire il futuro.

Ma ogni progetto, per quanto valido e credibile, ha bisogno di essere supportato da un altrettanto valido e credibile SOGGETTO politico. A tal proposito so perfettamente che a Capaccio Paestum vecchi rancori, desideri di rivalsa, screzi di famiglia, avversioni debolmente motivate, antipatie irrazionali ed uterine, difformità caratteriali e, per ultima ma non ultima, la malcelata difesa di interessi poco nobili hanno determinato spesso rotture insanabili tra i protagonisti della politica amministrativa con conseguenze negative sulla serenità della vita cittadina e sullo sviluppo armonico civile, economico e sociale dell’intera collettività. Forse sarebbe atto di maturità e responsabilità svelenire l’ambiente e riportare il confronto sull’unico binario nobilmente praticabile: lo sviluppo della città. Di qui la necessità che gli aspiranti-sindaco facciano uno sforzo di umiltà e di responsabilità insieme per ritrovare le necessarie convergenze e ridurre al minimo le liste in competizione. La vastità ed in parte la drammatica serietà dei problemi impongono una concentrazione di energie. Ma, quel che più conta, è opportuno e doveroso chiarire, nella pubblica agorà del confronto elettorale, non tanto e non solo non per chi, ma soprattutto per cosa votare.

E,soprattutto, ricordiamoci tutti che, al di là delle pur legittime attenzioni verso i cittadini di Spinazzo, Gromola, Licinella, Linora, Tempa San Paolo, Scigliati, ecc. ecc., dobbiamo uscire dal pantano della quotidianità e dell’asfissia del localismo e con serietà, responsabilità e professionalità, volare alto con una ambiziosa progettualità, nella consapevolezza che su questo territorio e sul suo futuro si accendono i riflettori dell’interesse dell’Italia e del mondo. È nostro imperativo categorico NON DELUDERLI.

Io su questi temi ho scritto molto e scriverò ancora nei circa due mesi di campagna elettorale che abbiamo davanti, sforzandomi di dare un contributo in linea con la grande storia e la prestigiosa cultura del nostro passato. Buon Lavoro ed Auguri a tutti.