Il sangue versato nei moti cilentani

La rivolta covava da tempo. Era stata preparata a Napoli, in casa di Carlo Poerio, dove si davano convegno ardimentosi liberali.

LIUCCIO GIUSEPPINO I Viaggi del Poeta
Cilento - mercoledì 10 luglio 2019
Il sangue versato nei moti cilentani
Il sangue versato nei moti cilentani © Web

Nel mese di luglio, nel Cilento, ricorrono diversi anniversari di eventi che è opportuno e doveroso ricordare per chi ha a cuore il passato piuttosto recente della storia del territorio.

Questi gli eventi: 2 luglio 1857, morte /eccidio di Carlo Pisacane a Sanza; 4 luglio 1848 morte di Costabile Carducci, ad Acquafredda di Maratea; 27 luglio 1828 viene giustiziato il Canonico Antonio De Luca, in piazza Portanova a Salerno. Ma oggi mi preme rievocare un’altra data poco conosciuta: 12 luglio 1848, con la disfatta di Trentinara, viene definitivamente sconfitta la seconda Rivoluzione Cilentana, che ebbe come protagonisti principali due paesi: Torchiara dove ebbe inizio la prima fiammata e Trentinara dove si registrò l’ultima cocente sconfitta.

Torchiara promette squarci di luminosità già nel nome. Ed infatti è tutto da godere il panorama aperto a slarghi azzurri di infinito dalla terrazza/sagrato del Salvatore.

È da brividi di piacere quell’orizzonte di mare da Licosa alla Campanella, da un lato, e la costa cilentana che annunzia, a filo di prodigio sfumato, Elea ed il Pensiero Antico, Palinuro e i miti classici della grande poesia, dall’altro.

Le colline rotolano giù per vigneti ed uliveti fin quasi a lambire Agropoli tanto bella e carica di storia a catapulta sul mare quanto brutta ed anonima nel centro nuovo e nelle periferie involgarite dalla speculazione edilizia. Ho attraversato a passi lenti il centro storico con l’occhio attento a palazzi gentilizi e a lapidi che rievocano uomini ed eventi di una stagione felice. Ho ammirato fuori porta ariose dimore nobili di campagna a dominio di vallate. Torchiara, già centro di collegio elettorale e sede di istituzioni burocratiche amministrative, vive con dignità il suo ruolo di nobile decaduta, ed esalta nei libri e nelle tradizioni orali concittadini illustri: politici, storici, giornalisti, rivoluzionari.

Ed è proprio il ricordo della rivolta del 1848 che mi ha portato qui sulle orme dei rivoluzionari, che in circa 200, la sera del 17 gennaio, accolsero Costabile Carducci, mente e cuore del Risorgimento Cilentano. La rivolta covava da tempo. Era stata preparata a Napoli, in casa di Carlo Poerio, dove si davano convegno ardimentosi liberali. L’eco della sommossa di Palermo del 12 gennaio giunse presto a Napoli ed in tutto il regno. Ed il Cilento fu di nuovo in fiamme. Al grido di “Viva la Costituzione!” i i rivoluzionari mossero da Torchiara E fu subito rivolta anche a Castellabate. Risposero all’appello Perdifumo e Vatolla, Rutino e Celso, Cannicchio e Pollica, Stio e Campora, dove borghesi illuminati ed intellettuali di punta, clero e popolo imbracciarono le armi.

Su tutti domina la figura di Costabile Carducci, ideatore e capo riconosciuto della rivolta, il quale con gesto coraggioso ed intelligente taglia le comunicazioni sul Sele per isolare completamente il Cilento e rallentare l’intervento dell’esercito borbonico. Corre a Casalvelino, Pattano, Vallo, Cardile, Moio, Pellare, Ascea per incitare gli insorti e coordinare l’impresa.

A Trentinara ripercorro piazza, strade, slarghi, vicoli con il naso all’insù a leggere lapidi che rievocano eventi ed immortalano eroi. Sono nomi a me familiari e mi risuonano dentro quasi per un appello d’amore convenuto… Marino, Passaro, Paolino, Cavallo Bosco… scandirono i ritmi della mia infanzia, mi accesero l’interesse per la ricerca storica, mi consentirono scoperte di un vissuto in cui mi identificavo con legittimo orgoglio di appartenenza ad una comunità.

E dalle pagine dei libri fuoriuscivano i miei padri forti e generosi a difendere, fino al supremo sacrificio della vita, la fedeltà agli ideali di libertà, a contrastare, pochi di numero ma carichi d’ardimento, l’armata del colonnello Recco, arrogante di mezzi ed uomini e determinato a riportare l’ordine nel Cilento inquieto, in nome del re Borbone e dei baroni reazionari Era il 12 luglio del 1848; e con la disfatta di Trentinara tramontavano i sogni generosi dei tanti che avevano combattuto lungo le marine e sulle balze del Cilento interno. Sul sangue ancora caldo dei caduti di Trentinara si aggrumavano e si avvizzivano le ardimentose speranze di libertà e di indipendenza del Cilento tutto.