L’identità del territorio cilentano

Giasone, Leucosia e Palinuro fanno vibrare di orgoglio la Terra del Mito.

LIUCCIO GIUSEPPINO I Viaggi del Poeta
Cilento - domenica 18 ottobre 2020
L'identità del territorio cilentano
L'identità del territorio cilentano © Unico

Il Sele ammara lento a larga foce miscelando nel mare greco storia e storie alle radici degli Alburni, cantati da Virgilio, dopo aver lambito nella parte finale del corso, l’Heraion di Gromola. Qui venne pellegrino Giasone, carico di gloria e di ricchezza per la conquista del “vello d’oro”, ma anche preoccupato nella mente e nel cuore dall’incubo della vendetta di Medea, di cui aveva profanato l’onore e violentato affetti familiari e valori di patria. Lì, lungo il fiume, il Muse Narrante ne esalta ancora mito e storia a chi abbia occhi ed orecchi chiusi adusi a fruire con intelligente emotività il passato.

Il promontorio di Licosa rovescia nel mare festoni di pini di Aletto a corona ed ornamento del monumento sepolcrale della ninfa sirena ferita a morte nell’orgoglio da Ulisse.

Al largo di Palinuro il remo di una barca a pesca solitaria batte sull’onda placida. E’ un mare tranquillo come quello che ingannò il mitico nocchiero di Enea precipitato nei fondali per incauto sonno, e quel tozzo braccio di terra, rischiarato ad intermittenza dai fasci di luce del faro, ne testimonia la disavventura eterna in un cumulo di pietre, cenotafio conteso sulla collina degli ulivi, tra Centola e Pisciotta. Ma la mitologia popolare narra di un’altra storia: Palinuro, semidio bello e tenero come un dio, e’ follemente innamorato di una ninfa bellissima, di nome Camerota, che, cuore di pietra, ne respinge la corte. Disperato per i continui rifiuti, l’eroe si suicida lanciandosi dalla rupe o dalla poppa di una nave, Venere punisce la ninfa insensibile e la trasforma in roccia. Palinuro dilava con il suo pianto d’amore la ninfa di pietra.

Ce n’è di materia per convincersi che il mio Cilento fu ritenuto una sorta di eden dei desideri già molti secoli prima di Cristo, se un poeta come Omero vi poneva il regno della seduzione e successivamente un genio come Virgilio vi collocava una delle più belle e dolenti storie d'amore.

A sintesi e compendio, la mia poesia:


Dove fu l’approdo degli dei

Qui dove fu l’approdo degli dei

lungo le rotte del mare dall’Olimpo

la luna annotta a cime degli Alburni.

E tu, Venere a riso di risacca,

simuli amplessi a danza di battigia,

vogliosa, audace, umida, discreta,

diafana di cielo a piedi nudi.


Giuseppe Liuccio (da Liuccio G., La mia terra anfibia, Delta 3 Edizioni, 2020)



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