Vincenzo Luciano
Presidente UNCEM Campania
Vicepresidente UNCEM nazionale
Marco Bussone
Presidente nazionale UNCEM
Dopo l’articolo sull’Assemblea nazionale del 4 e 5 dicembre, Vincenzo Luciano e Marco Bussone raccolgono le domande di UNICO: “Nessuna positività da cercare a tutti i costi. I dati dei territori devono interrogare la politica”. Sul tavolo anche una diversa lettura della crisi demografica e del ruolo delle Comunità Montane.
Caro Direttore,
abbiamo letto con attenzione l’articolo che UNICO dedica all’Assemblea UNCEM di Paestum. Grazie per gli stimoli e gli strumenti giornalistici che propone.
Da alcuni anni UNCEM voleva promuovere un incontro nazionale in Campania, mettendo al centro le condizioni dell’Appennino e del Mezzogiorno in particolare. Su queste due direttrici orienteremo il dibattito delle due giornate – il programma è in fase di costruzione – e vorremmo che gli stimoli fossero numerosi.
Non sarà un convegno tradizionale.
L’Assemblea annuale di un’Associazione che compirà 75 anni nel 2027 deve essere occasione di riflessione, non autocentrata, sul futuro dell’organizzazione stessa e, ovviamente, sul presente e sul futuro degli associati, degli Enti locali e delle comunità dei territori.
Una riflessione non edulcorata e non mistificata da positività che non ci interessa cercare a tutti i costi.
Perché Paestum

In primo luogo perché riteniamo Paestum uno snodo di reti, flussi e legami tra aree territoriali diverse: quelle montane degli Appennini campani, in relazione con grandi città come Salerno e Napoli e con le aree della costa.
Non è detto che sia un territorio “modello”.
Non ci siamo mai posti questa necessità nella scelta dei luoghi nei quali promuovere iniziative, dibattiti e analisi.
In tutti i contesti proviamo a guardare ai dati, ai numeri, alle storie, alle opportunità e alle scelte politiche, facendo analisi chiare e mettendo in relazione pareri e idee differenti.
Non ci preoccupa che non vi sia consenso univoco.
Privilegiamo il multilateralismo e vorremmo costruire dialogo, come il Presidente Mattarella chiede alla Politica e alle Istituzioni di fare.
In fondo, è democrazia.
Cambiare narrazione e vocabolario
Proviamo anche, non soltanto a Paestum ma da anni, a cambiare narrazione e parole nel vocabolario della politica per la montagna.
Togliamo di mezzo, ad esempio, l’espressione “aree interne”, perché nessuno può dirsi più centrale in modo oggettivo. Tutto nasce e cresce rispetto al punto di osservazione, compresa la centralità o l’internità di un territorio.
Togliamo di mezzo anche “spopolamento”, sostituendo questo termine con le articolazioni ben più forti e difficili della “crisi demografica”.
Una crisi che non interessa soltanto la montagna – con migrazioni verso l’esterno, non solo da Sud verso Nord – ma riguarda l’intero Paese: tassi di invecchiamento peggiori rispetto ad altri Stati europei, meno nascite, difficoltà per le famiglie.
“Spopolamento” è una parola che mandiamo in soffitta.

La crisi demografica, intrecciata alla crisi climatica, alla crisi energetica e, ovviamente, alle crisi economiche, ci spinge invece a farci domande.
Come quelle sul saldo migratorio.
Rialleghiamo le tabelle con i dati del Rapporto Montagne Italia 2025, presentati ad Aquara, anticipando che all’Assemblea di Paestum avremo già i dati del Rapporto 2026, attualmente in costruzione.
I dati devono interrogare la Politica
Se i dati degli Alburni, del Vallo di Diano o di qualsiasi altro territorio sono diversi da quelli di altre aree, è giusto che, sui territori stessi, si interroghi la Politica.
Per capire quello che si fa e quello che non si fa.
Per conoscere come possiamo rafforzare insieme il lavoro dei Comuni nel NOI, attraverso le Comunità Montane.
Per capire cosa facciamo contro il digital divide, sulle energie rinnovabili, sulle politiche forestali che in Campania non sono soltanto “operai forestali”.
Le Comunità Montane sono molto di più.
Sono, in primo luogo, intelligenza territoriale: capacità di andare oltre barriere, limiti e fragilità, per “vedersi nuovi”, proprio nel dialogo, superare difficoltà e chiedere uno scatto alla Politica.
Siamo anche noi Comuni, siamo Politica.
Dunque nessuno può tirarsi indietro davanti alla necessità di un cambio di paradigma.
Meno assistenzialismo, più valorizzazione dei servizi ecosistemici ambientali; meno enfasi per il turismo, più strumenti per fare comunità e anche Green Communities.
Il Cilento che cambia
Il Cilento cambia.
E quanto succede di prezioso e innovativo a Pollica, San Mauro Cilento, Aquara, Capaccio, Castellabate e in altri territori interroga tutti.
Sono fenomeni di campanile, sociali ed economici?
Oppure strategie, programmi e strumenti territoriali capaci di unire e costruire comunione?
Questa è una grande domanda.
A Paestum, il 4 e 5 dicembre, proveremo a dare una risposta.
Non certo esaustiva.
Se c’è una cosa che UNCEM ha imparato, in particolare negli ultimi vent’anni, è che non ci servono immutate certezze.
Anche questa è piccola, ma fragile, intelligenza.
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