Dopo tre settimane di attesa del Figlio dell’uomo nella gloria, oggi facciamo memoria di come egli è entrato nel mondo, evento sul quale si fonda la certezza della sua seconda venuta.
Il mistero centrale della fede, l’Incarnazione, è raccontato da Matteo presentandoci Maria e Giuseppe coinvolti in una storia più grande di loro, qualcosa di umanamente inaudito, frutto dell’azione creatrice di Dio.

La liturgia della Parola propone le seguenti letture: Isaia 7,10-14; Romani 1,1-7; Matteo 1,18-24.
La seconda invita a riflettere sul vero senso dell’apostolato, su chi siamo, a chi apparteniamo, per chi e per che cosa dobbiamo operare.
Nella Lettera ai Romani, suo capolavoro teologico, Paolo descrive il servizio primario dell’annuncio del Vangelo, che trova le proprie promesse nelle Scritture.
L’apostolo si definisce servo di Cristo, eletto da Dio, e delinea i connotati fondamentali di Gesù elaborando un sintetico credo.
Questa premessa aiuta ad approfondire il messaggio delle altre due letture.
Da esse si desume che preghiera e obbedienza costituiscono virtù indispensabili per comprendere come il Signore possa essere Dio-con-noi.
La prima lettura descrive un clima teso e colmo d’incubi, al quale porta luce la promessa di Isaia, che supera l’atteggiamento ipocrita del re Acaz.
Una sola è la proposta salvifica: Gesù.
I primi cristiani cantavano la loro fede e confermavano la fiducia nella storia, sebbene intrisa di violenza e ingiustizia, convinti che fosse stata santificata dalla nascita del Messia.
Egli si approssima, ma permane il velo del dubbio: domenica scorsa era Giovanni Battista, oggi Giuseppe.
Verità e conoscenza si raggiungono lentamente, perché implicano esperienze che coinvolgono il Dio nascosto.
In questi personaggi del Vangelo non mancano il dubbio e l’esitazione; perciò non dobbiamo stupirci se anche nel nostro animo emergono sentimenti analoghi.
La possibilità dell’incontro di fede richiede fiduciosa obbedienza, come in Maria e Giuseppe.
Quest’ultimo rischia l’ironia, il rifiuto, la condanna dei benpensanti: diventa allora essenziale riflettere su come Gesù si rivela.
Il vangelo di Matteo presenta uno schema in quattro momenti fondamentali.
Viene introdotto l’evento e il contesto storico.
Giuseppe continua ad avere fiducia, pur dovendo fare i conti con la Legge: è il dramma dell’amore, che attraversa la vita di ogni uomo.
Segue il momento educativo: Giuseppe riceve un dono inatteso, ma l’annuncio lo pone davanti a una scelta.
È capace di ascolto, rimodella la propria esistenza di povero falegname: insegnamento valido per ciascuno di noi.
La sua vita è già inserita nel disegno di Dio; perciò, nei problemi esistenziali, è sapienza aprirsi alla Parola.
Giuseppe deve scegliere: ripudio segreto o accoglienza, silenzio per quieto vivere o ricerca della verità.
Dubita, si sente tradito, pensa di applicare la legge con severità.
Vive giorni di angoscia, finché lo Spirito del Signore irrompe nella sua vita.
Solo una rivelazione alza il velo della conoscenza:
il bambino viene dallo Spirito Santo; lo chiamerà Gesù; salverà il popolo dai peccati.
Giuseppe accetta lo sconvolgente intervento di Dio, pronuncia il suo Sì e diventa giusto.
Dio costruisce la storia proprio con i poveri.
Giuseppe ama e perciò sogna, non parla ma opera, protegge chi porta in grembo il Creatore.
Seguendo l’invito dell’angelo, sceglie l’amore e trova un ruolo nella storia della salvezza.
Per primo compie ciò che Gesù farà più volte: porre l’uomo prima della legge.
Affianca il suo Sì a quello di Maria: entrambi poveri ma ricchi di carità.
Giuseppe il giusto diventa credente e obbedisce alla Parola con un silenzioso Sì.
Ecco il primo grande insegnamento della quarta domenica di Avvento:
Dio può sorprenderci, cambiare le nostre scelte e aprirci orizzonti inattesi.
A noi è richiesta l’obbedienza fiduciosa, certi che il Signore ci accompagna sempre.



