Il mercato mondiale punta a 30 miliardi di metri cubi entro il 2030. Serre e Albanella hanno già scelto di trasformare parte degli effluenti zootecnici in energia. Nel comune con il maggior numero di bufale della Piana del Sele resta aperta una domanda: come gestire i reflui prodotti da 33.696 capi?
Una notizia pubblicata il 27 agosto da Biofuel-news merita di essere letta da Capaccio Paestum.
Il Global Gas Report 2026, realizzato da Snam con International Gas Union e Rystad Energy, indica il biometano come il più sviluppato tra i gas a basse emissioni. La capacità produttiva mondiale è cresciuta di circa il 15% nel 2025, raggiungendo 16,5 miliardi di metri cubi, e dovrebbe avvicinarsi ai 30 miliardi nel 2030.
L’Europa resterà il mercato principale e l’Italia è tra i Paesi che dispongono delle maggiori possibilità di crescita. Snam e Consorzio Italiano Biogas stimano un potenziale nazionale di 8,1 miliardi di metri cubi nel 2030, destinato a salire a 15,3 miliardi nel 2050.

C’è soprattutto un dato che interessa direttamente la nostra agricoltura: secondo la European Biogas Association, residui, colture sequenziali e acque reflue industriali rappresentano l’81% del potenziale europeo di biometano individuato per il 2030.
È qui che il discorso mondiale arriva nella Piana del Sele.
Il distretto conta 295 allevamenti e 94.086 capi bufalini. Capaccio Paestum, da sola, ne concentra 33.696, più di un terzo dell’intero patrimonio bufalino della Piana.
Sono 33.696 ragioni per affrontare il problema senza pregiudizi.
Le bufale producono latte, mozzarella, occupazione e ricchezza, ma inevitabilmente producono anche effluenti zootecnici. Una quantità che ogni giorno deve essere raccolta, conservata, trasportata, utilizzata agronomicamente oppure trattata.

Lo spandimento sui terreni resta una pratica prevista dalla normativa, ma non è senza limiti. Nelle zone vulnerabili ai nitrati il carico proveniente dagli effluenti zootecnici è sottoposto a precise soglie per ettaro. E quando migliaia di animali sono concentrati nello stesso territorio il rapporto fra capi allevati, terreni effettivamente disponibili e quantità da smaltire diventa inevitabilmente una questione ambientale.
Altri territori della Piana hanno già imboccato una strada.
A Serre e Albanella sono entrati in funzione impianti che utilizzano reflui zootecnici e sottoprodotti agroindustriali conferiti da decine di aziende per ottenere biometano e fertilizzante organico. Non rappresentano necessariamente il modello da replicare ovunque e non risolvono l’intero problema della Piana. Dimostrano però una cosa: ciò che entra come refluo può uscire come energia e materia riutilizzabile.
Capaccio Paestum ha compiuto una scelta diversa. Il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità regole più restrittive sulla localizzazione degli impianti a biogas e biometano, tutelando le aree agricole di pregio e indirizzando i grandi impianti verso aree considerate più idonee.
Una comunità ha tutto il diritto di decidere dove un impianto possa o non possa essere costruito.
Ma il “no” a una localizzazione non elimina il problema che quella localizzazione avrebbe dovuto contribuire ad affrontare.

Le 33.696 bufale restano nelle stalle e continuano ogni giorno a produrre reflui.
È quindi questa la domanda che dovrebbe accompagnare la discussione dopo le polemiche: quanti reflui vengono realmente prodotti a Capaccio Paestum? Dove vengono utilizzati? Quanti ettari sono disponibili per lo spandimento? Quanti controlli vengono effettuati? E quale quota potrebbe essere sottratta allo spandimento e trasformata attraverso impianti adeguatamente localizzati e controllati?
Non si tratta di scegliere tra agricoltura e biometano, né di sostenere che ogni progetto debba essere autorizzato.
Si tratta di programmare.
Mentre il mondo cerca materie prime per produrre gas rinnovabile e ridurre il consumo di fonti fossili, Capaccio Paestum possiede già ogni giorno una materia prima che oggi rappresenta anche un problema da gestire.
Il biometano ha 33.696 buone ragioni per entrare nella discussione sul futuro di Capaccio Paestum.

Non necessariamente dove qualcuno vorrebbe costruire un impianto.
Ma certamente nella domanda su che cosa vogliamo fare dei reflui di 33.696 bufale.
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