Il Convento dei Cappuccini doveva ospitare il Centro studi del Parco; Palazzo Ducale laboratori sui siti Natura 2000 e un centro di documentazione delle aree interne.

Quanto tempo deve passare dall’inaugurazione di un’opera pubblica prima di poterne giudicare il risultato?
A Piaggine e Laurino il tempo trascorso consente una prima verifica.
Il Convento dei Cappuccini di Piaggine fu interessato da un secondo lotto di completamento finanziato dalla Regione Campania per 2.422.874,52 euro. La destinazione indicata negli atti era precisa: restauro architettonico con parziale ricostruzione del convento da adibire a ospitalità con Centro studi del Parco del Cilento.
Non era quindi soltanto il recupero di un monumento. L’edificio avrebbe dovuto produrre studio, ospitalità e presenza qualificata in uno dei paesi ai piedi del Cervati.
Quel progetto, però, non ha seguito il percorso immaginato. Successivamente l’Ente Parco comunicò di non essere più interessato a realizzare nel complesso l’attività di studio e recedette dal comodato.

Il Comune cercò allora una nuova funzione. Nel 2022 un atto comunale destinò 5.000 euro alla realizzazione di un centro di coworking nell’ala nuova dell’ex convento.
Una scelta potenzialmente interessante: in un’area interna un coworking può servire professionisti, lavoratori da remoto, giovani e nuovi residenti.
Nelle fonti pubbliche consultate non abbiamo trovato finora una rendicontazione capace di rispondere con precisione.
Il bene esiste, è stato restaurato e viene valorizzato anche come elemento dell’offerta territoriale. Ma bene recuperato e funzione stabile non sono la stessa cosa.
Il caso di Palazzo Ducale
Laurino offre una storia parallela.

Il Parco aveva individuato Palazzo Ducale come centro visita e luogo di documentazione storico-culturale delle aree interne.
Nel 2012 la Regione finanziò inoltre con 100.000 euro la rifunzionalizzazione di alcuni locali per realizzare laboratori didattici dedicati alla conoscenza dei siti Natura 2000.
Anche qui la funzione prevista era chiara: educazione ambientale, conoscenza del Parco, attività didattiche.
Palazzo Ducale oggi non è certamente abbandonato.
Durante Jazz in Laurino 2025 alcune sale sono state utilizzate per masterclass e attività degli allievi. Nel dicembre dello stesso anno il Palazzo ha ospitato anche l’iniziativa natalizia A Tavola col Duca.
Le porte, dunque, si aprono. Le sale vengono utilizzate. Il Palazzo partecipa alla vita culturale del paese…
Ma è attivo stabilmente il Centro visita immaginato dal Parco?

Funzionano ancora i laboratori sui siti Natura 2000? Quanti studenti li frequentano? Esiste un calendario ordinario di apertura? Quanti visitatori entrano ogni anno? Quale personale garantisce il servizio?
Sono domande diverse da quelle che normalmente accompagnano un’opera pubblica.
Non chiediamo se l’edificio sia bello. E neppure soltanto se venga utilizzato occasionalmente.
Cerchiamo di capire se la funzione finanziata abbia prodotto un servizio continuativo.
È questo che rende Piaggine e Laurino due casi emblematici… ma nei comuni del Parco c’è solo l’imbarazzo della scelta!
A Piaggine la destinazione originaria a Centro studi del Parco è stata abbandonata e si è cercata una nuova funzione. A Laurino Palazzo Ducale viene utilizzato per iniziative culturali, ma resta da verificare quanto delle funzioni permanenti previste sia realmente operativo.
Il punto non è dichiarare queste esperienze riuscite o fallite.
È molto più semplice: misurarle.
Per ogni struttura finanziata con risorse pubbliche dovremmo conoscere almeno quattro numeri: giorni di apertura, utenti, attività svolte e costi di gestione.
Perché restaurare un edificio è un risultato.
Ma nelle aree interne, dove ogni investimento dovrebbe contribuire a contrastare lo svuotamento, la domanda decisiva viene dopo:
che cosa succede dentro quell’edificio quando il cantiere è finito?
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