A Roma ANSO, Meta, editori e rappresentanti delle istituzioni si sono confrontati sul futuro dell’informazione. L’intelligenza artificiale promette di liberare tempo e migliorare il lavoro, ma apre interrogativi decisivi su sostenibilità delle testate, pluralismo e responsabilità editoriale.
Più produttività, più tempo per le persone.
È forse questa la promessa più interessante dell’intelligenza artificiale applicata al lavoro giornalistico.

Ma anche quella che necessita delle maggiori garanzie perché il progresso tecnologico non finisca, paradossalmente, per indebolire proprio chi produce l’informazione sulla quale i nuovi sistemi si alimentano.
È stato questo uno dei fili conduttori di “Redazioni aumentate: AI tra produttività e diritti”, l’incontro promosso da ANSO – Associazione Nazionale Stampa Online e ospitato il 9 ottobre a Binario F, lo spazio di Meta a Roma.
Editori, piattaforme digitali e rappresentanti delle istituzioni si sono confrontati sulle trasformazioni che l’intelligenza artificiale sta già producendo nelle redazioni e, soprattutto, su ciò che potrebbe accadere nei prossimi anni.
A moderare il confronto il presidente di ANSO Michele Pinto.
Più produttivi per lavorare meglio, non semplicemente di più
Uno degli spunti più interessanti è arrivato da Flavio Arzarello, senior public policy manager di Meta, che ha posto il problema dell’accessibilità delle nuove tecnologie.
La sfida, secondo Arzarello, è evitare che l’intelligenza artificiale rimanga nelle mani di pochi grandi soggetti e renderla invece uno strumento diffuso.
L’effetto potrebbe essere un aumento della produttività e della creatività, ma anche qualcosa di più importante: liberare tempo da destinare ad attività a maggiore valore aggiunto e alla vita privata.
È un concetto che ribalta almeno in parte il modo con cui siamo abituati a guardare all’innovazione.
Produrre di più non dovrebbe necessariamente significare lavorare di più.
Potrebbe significare utilizzare meglio il tempo.
Una prospettiva particolarmente significativa nelle redazioni più piccole, dove poche persone sono spesso chiamate a svolgere contemporaneamente funzioni giornalistiche, amministrative, tecniche e organizzative.
L’intelligenza artificiale come assistente del giornalista
Sul piano operativo, Eugenio Lauro, responsabile tecnico di Adnkronos, ha mostrato quanto l’intelligenza artificiale possa già intervenire nei processi quotidiani di una redazione.
Trascrizione degli interventi, analisi dei contenuti, organizzazione delle informazioni, supporto nelle verifiche e individuazione preventiva di possibili criticità prima della pubblicazione.
Attività nelle quali l’IA può ridurre drasticamente i tempi.

Ma con un limite che rimane fondamentale: la responsabilità professionale deve restare del giornalista.
La tecnologia può assistere.
Non può assumersi la responsabilità di ciò che viene pubblicato.
Ed è probabilmente questa la linea di confine sulla quale si giocherà buona parte della credibilità dell’informazione prodotta nei prossimi anni.
Il paradosso delle testate online
Esiste però un’altra faccia della rivoluzione.
L’intelligenza artificiale può aiutare un giornale a produrre meglio e più velocemente; contemporaneamente, però, può modificare radicalmente il modo in cui i lettori arrivano alle notizie.
Sempre più spesso motori di ricerca e piattaforme forniscono direttamente risposte sintetiche senza che l’utente abbia bisogno di visitare il sito che ha originariamente prodotto l’informazione.
Ed è qui che il problema diventa economico.
Meno visite possono significare meno pubblicità.
Meno pubblicità significa minori risorse da destinare proprio alla produzione dell’informazione.
Una contraddizione particolarmente delicata per le testate locali, che non dispongono delle economie di scala dei grandi gruppi editoriali.
La questione, allora, diventa inevitabile: chi finanzierà domani l’informazione originale se una parte crescente del suo valore verrà intercettata prima ancora che il lettore raggiunga la fonte?
È una domanda alla quale piattaforme, editori e istituzioni dovranno necessariamente trovare una risposta.
Politica e intelligenza artificiale
Il confronto ha coinvolto anche rappresentanti di orientamenti politici differenti.
Antonio Trevisi, responsabile innovazione di Forza Italia, ha sottolineato le potenzialità dell’IA come strumento capace di aiutare anche la politica nell’analisi dei dati, nella simulazione degli scenari e nell’approfondimento dei problemi complessi.

Ma la decisione, ha ribadito, deve continuare ad appartenere all’uomo.
Trevisi ha inoltre richiamato il ruolo europeo nella regolamentazione e la necessità di investire nella formazione, per impedire che il nuovo salto tecnologico allarghi ulteriormente la distanza tra chi possiede competenze digitali e chi ne rimane escluso.
Sul rapporto tra produttività, lavoro e democrazia si è invece soffermata Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra.
Secondo Piccolotti, l’aumento della produttività prodotto dall’IA dovrebbe tradursi anche in un miglioramento della qualità della vita, aprendo una riflessione sulla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.
Sul fronte dell’informazione ha richiamato la necessità della trasparenza nell’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale e della tutela del pluralismo, sottolineando anche la funzione dei contributi pubblici nel sostenere le piccole realtà editoriali.
Le redazioni hanno già cominciato a cambiare
Il cambiamento, del resto, non appartiene più al futuro.
È già entrato nelle redazioni.
Nel corso dell’incontro Michele Pinto ha presentato i risultati di un sondaggio interno ad ANSO: il 90% degli editori interpellati ha dichiarato che l’introduzione dell’intelligenza artificiale ha migliorato l’esperienza di lavoro in redazione.
Un dato che fotografa una realtà ormai difficilmente reversibile.
La questione non sembra quindi essere se utilizzare o meno l’intelligenza artificiale.
È come utilizzarla.
E soprattutto per fare cosa.
Per produrre semplicemente più contenuti?
Oppure per liberare giornalisti ed editori da una parte delle attività ripetitive e permettere loro di dedicare maggiore tempo alla verifica, all’approfondimento, alla presenza sul territorio e al rapporto con le persone?
È in questa seconda possibilità che l’innovazione potrebbe rappresentare davvero un salto di qualità.
La tecnologia non basta
Per le testate locali il rapporto con l’intelligenza artificiale sarà probabilmente ancora più delicato.
Proprio mentre la tecnologia rende accessibili strumenti che fino a ieri erano alla portata soltanto dei grandi gruppi editoriali, diventa ancora più importante ciò che una macchina difficilmente può sostituire: la conoscenza diretta del territorio, delle persone e delle comunità.
L’IA può trascrivere un’intervista.
Può organizzare migliaia di dati.
Può aiutare a confrontare documenti e individuare incongruenze.
Può perfino contribuire a segnalare un possibile rischio prima della pubblicazione.
Ma qualcuno deve ancora andare sul posto.
Parlare con le persone.
Capire il contesto.
Assumersi la responsabilità di verificare.
E infine decidere cosa merita di diventare una notizia.
Per questo la vera “redazione aumentata” non dovrebbe essere una redazione nella quale l’intelligenza artificiale sostituisce le persone.

Dovrebbe essere una redazione nella quale la tecnologia restituisce alle persone il tempo necessario per fare meglio ciò che soltanto loro possono fare.
È probabilmente questa la sfida più interessante emersa dall’incontro di Roma.
Non semplicemente produrre di più.
Produrre meglio, lavorare meglio e continuare a dare un valore umano all’informazione.
Hashtag
#ANSO #IntelligenzaArtificiale #AI #Giornalismo #EditoriaOnline #Informazione #RedazioniAumentate #Meta #EditoriaLocale #Pluralismo #Produttività #GiornalismoDigitale #SostenibilitàEditoriale #FuturoDellInformazione #AIeGiornalismo




